Arancia del Gargano IGP

Arancia del Gargano IGP

L’Arancia del Gargano IGP si riferisce al frutto allo stato fresco degli ecotipi di arancio Biondo Comune del Gargano e Duretta del Gargano, anche detta “arancia tosta”. La buccia è sottile la polpa e il succo si presentano di colore giallo-arancio.
Metodo di produzione
La coltivazione avviene in terreni rosso-calcarei, esposti ai venti freddi che causano repentini abbassamenti di temperatura. Gli aranceti vengono impiantati nel pieno rispetto delle caratteristiche strutturali del territorio. Per i terreni in declivio è previsto il ricorso al terrazzamento, effettuato per mezzo di muretti a secco o di cotiche erbose (ciglionamenti). Per le operazioni di innesto si utilizza come portainnesto la specie Citrus mearda, comunemente detta melangolo. Il periodo di raccolta varia in funzione della diversa epoca di maturazione delle due tipologie, che non può essere indotta artificialmente: dal 15 aprile a fine agosto per il Biondo Comune del Gargano e dal 1 dicembre al 30 aprile per la Duretta del Gargano. Le arance sono raccolte esclusivamente a mano, tramite l’ausilio di forbici.
Aspetto e sapore
L’Arancia del Gargano IGP ha forma sferica e pezzatura non eccessivamente grande, con buccia di colore uniforme giallo-dorato intenso. Si contraddistingue per il sapore dolce e il profumo tipico.
Zona di produzione
La zona di produzione dell’Arancia del Gargano IGP comprende i comuni di Vico del Gargano, Ischitella e Rodi Garganico, nel tratto costiero e sub-costiero settentrionale del promontorio del Gargano, in provincia di Foggia, nella regione Puglia.
Storia
La coltivazione degli agrumi è presente nel Gargano fin dall’anno Mille. Ne sono testimonianza i riferimenti ai “pomo citrini” – arance amare o melangoli – inviati in Normandia dal Principe di Bari, Melo, a dimostrazione di una terra estremamente ricca e produttiva. Nel corso dei secoli il commercio delle arance si è progressivamente intensificato, dapprima all’interno dei confini nazionali, quindi anche all’esterno, fino ad arrivare addirittura nelle Americhe. Grazie alla loro spiccata serbevolezza, infatti, intorno alla metà dell’Ottocento, le arance del Gargano venivano spedite a New York o Chicago, affrontando viaggi di oltre 40 giorni senza perdere nel gusto o nell’aspetto. A partire dal 1700, per sancire la grande popolarità acquisita da questi frutti, ha inizio la tradizione di una processione organizzata nel mese di febbraio il giorno di San Valentino, Santo Protettore degli agrumeti.
Gastronomia
L’Arancia del Gargano IGP deve essere conservata in luoghi freschi e asciutti. è ottima consumata allo stato fresco: per apprezzarne appieno il sapore è consigliabile sbucciarla in modo da eliminare il più possibile sia la parte bianca della scorza, sia la pellicina che divide gli spicchi, per arrivare direttamente alla polpa. Il frutto può anche essere utilizzato come ingrediente principale di sfiziosi piatti della cucina pugliese, quale ad esempio l’insalata di arance, lampascioni e melograno con fusilli e aceto balsamico. L’Arancia del Gargano IGP può inoltre essere impiegata per realizzare bevande, liquori e frutta candita oppure marmellate e conserve.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Arancia del Gargano IGP negli ecotipi: Biondo Comune del Gargano e Duretta del Gargano. è commercializzato sfuso o in confezioni rigide da un minimo di 1 kg ad un massimo di 25 kg. È utilizzato in prodotti trasformati come la marmellata a base di Arancia del Gargano IGP.
Nota distintiva
L’Arancia del Gargano IGP matura a fine aprile-maggio e anche ad agosto, quindi diversi mesi dopo l’epoca di maturazione di tutte le altre aree agrumicole italiane. Altra peculiare caratteristica risulta essere la spiccata capacità di conservazione.

Canestrato Pugliese DOP

Canestrato Pugliese DOP

Il Canestrato Pugliese DOP è un formaggio a pasta dura, non cotta, prodotto esclusivamente con latte ovino intero, modellato con particolari stampi che gli conferiscono un aspetto caratteristico.
Metodo di produzione
Il latte intero di pecora, portato a temperatura tra i 38 e 45°C, viene addizionato con caglio animale. La cagliata così ottenuta, raggiunta la corretta consistenza, viene rotta fino ad ottenere granuli grandi come chicchi di riso e dopo una breve compattazione, viene racchiusa in canestri di giunco. La forma viene pressata e, dopo 2-4 giorni, si procede alla salatura che può essere effettuata a secco o in salamoia e a più riprese. Una volta tolte dai canestri le forme vengono messe a stagionare in ambienti freschi e debolmente ventilati, dando vita ad un formaggio più giovane o più maturo a seconda che la stagionatura si protragga da un minimo di 2 fino a 10 mesi.
Aspetto e sapore
Il Canestrato Pugliese DOP ha forma cilindrica, la crosta è di colore marrone tendente al giallo, più o meno rugosa, dura e spessa. La pasta è di colore paglierino, compatta, friabile, discretamente fondente, poco elastica, con occhiatura grassa appena visibile. Il sapore è caratteristico e deciso, più delicato e leggermente sapido nel prodotto fresco, con aroma fragrante nel prodotto stagionato.
Zona di produzione
La zona di produzione del Canestrato Pugliese DOP ricade nell’intero territorio della provincia di Foggia e in diversi comuni della provincia di Bari, nella regione Puglia.
Storia
La produzione di questo formaggio era legata alle pratiche della transumanza, infatti l’antico Canestrato Pugliese veniva prodotto da dicembre a maggio ossia nel periodo in cui le greggi transumavano dall’Abruzzo alla Puglia. Lo storico e politico potentino Giustino Fortunato così ricordava in uno dei suoi versi: “Se tu puoi pecora bella in estate alla Maiella e d’inverno a Pantanella”. In occasione dell’Esposizione italiana agraria, industriale e artistica tenutasi a Firenze del 1861, invece, a proposito dei formaggi di pecora presentati, si legge: “I caci canestrati sono molto pregiati nei luoghi, ma quasi sconosciuti al rimanente d’Italia, né facilmente accettabili pel loro gusto”.
Gastronomia
La tradizione vuole che il Canestrato Pugliese DOP venga tagliato a spicchi con il caratteristico coltello detto “a petto di piccione”. Le parti tagliate vanno conservate in un panno di cotone umido. Il Canestrato Pugliese DOP giovane viene largamente utilizzato in abbinamento con fave, pere o verdure crude in pinzimonio e si sposa con vini bianchi o rosati purché secchi e fermi. Il Canestrato Pugliese DOP stagionato in cucina trova la sua massima espressione grattugiato su pasta al ragù di carne, come quello caratteristico alla pugliese, o su involtini, avendo cura di grattugiarlo al momento sul piatto. Il formato di pasta maggiormente usato nella tradizione pugliese è l’orecchietta o, in alternativa, gli ziti, mezzi ziti o le lumache. Questo formaggio diventa secondo piatto se accompagnato con verdure fresche, come sedano, radicchio, cicoria, olive nere e ravanelli, o in umido.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Canestrato Pugliese DOP. É commercializzato giovane e stagionato, in forme intere, a tranci, porzionato e preconfezionato; deve recare sulla faccia piana la denominazione. Deve riportare in etichetta il nome del prodotto e la menzione “Denominazione di Origine Protetta”.
Nota distintiva
I giunchi utilizzati per i noti canestri, detti fiscelle, in cui viene messo in forma il Canestrato Pugliese DOP sono flessuosi e particolarmente modellabili. Questa caratteristica consente di ottenere una forma simile ad una stuoia arrotolata, intrecciandoli in modo sufficientemente stretto da far passare solo il liquido del formaggio ed eliminare adeguatamente l’umidità in eccesso.

Carciofo Brindisino IGP

Carciofo Brindisino IGP

Il Carciofo Brindisino IGP è l’ortaggio fresco della specie Cynara cardunculus subsp. Scolymus (L.) riferibile all’ecotipo Carciofo Brindisino.
Metodo di produzione
Il materiale di propagazione deve provenire da piante con le caratteristiche tipiche dell’ecotipo locale ed è costituito da carducci, ovoli, parti di ceppaia o piantine. Prima dell’impianto è necessario lavorare il terreno in profondità e poi, più volte, anche in superficie. Il trapianto in pieno campo viene effettuato nel periodo compreso tra luglio e ottobre mentre la raccolta inizia dai primi giorni di novembre e può continuare fino a tutto il mese di maggio dell’anno successivo. I carciofi devono essere raccolti a mano, tagliando il gambo ad una lunghezza non superiore a 10 cm, con l’eventuale presenza di una o due foglie. Tutte le operazioni devono essere effettuate con estrema cura, in modo tale da evitare danni ai capolini, i quali, facilmente deperibili, devono essere conservati in luoghi freschi, coperti, arieggiati e condizionati entro breve tempo dalla raccolta. Il condizionamento consiste nelle operazioni di “sgambatura”, “spuntatura” e la rimozione delle brattee esterne, seguite dal confezionamento e l’etichettatura.
Aspetto e sapore
Il Carciofo Brindisino IGP si caratterizza per avere capolini di forma cilindrica (alti almeno 8 cm, con diametro minimo di 6 cm), con brattee esterne di colore verde-violaceo e interne di colore bianco-verdastro. Il gambo è sottile o mediamente sottile. Le brattee sono tenere e carnose alla base e hanno un sapore sapido e gustoso.
Zona di produzione
La zona di produzione del Carciofo Brindisino IGP interessa alcuni comuni della provincia di Brindisi, nella regione Puglia.
Storia
Le prime notizie sul consumo di Carciofo Brindisino risalgono al 1700, in particolare ad alcuni ricettari rinvenuti all’interno dei Seminari di Otranto e Oria che documentano il consumo abituale di pietanze a base di carciofo. Nel 1930, a seguito della crescente estensione della coltivazione del carciofo in provincia di Brindisi, iniziano le prime rilevazioni statistiche, su una superficie pari a circa 60 ettari e concentrata prevalentemente nei comuni di Carovigno, Mesagne, Brindisi e San Vito dei Normanni. Nell’arco di poco più di un quarantennio, la superficie destinata alla coltivazione del Carciofo Brindisino è aumentata a dismisura, passando da più di 100 ettari nel 1946 ai 9.000 ettari negli anni Ottanta.
Gastronomia
Il Carciofo Brindisino IGP mantiene intatte le sue caratteristiche organolettiche se conservato in luoghi freschi e asciutti. Può essere conservato anche in frigorifero, togliendo le foglie esterne più dure, il gambo e riponendolo in un sacchetto di plastica o in un contenitore a chiusura ermetica, dopo accurato lavaggio in acqua e limone e adeguata asciugatura. In questo modo, la conservazione può protrarsi per 5-6 giorni. Il sapore particolarmente dolce e la tenerezza che lo contraddistinguono fanno apprezzare pienamente il prodotto consumato crudo, in insalate o pinzimonio. Il Carciofo Brindisino IGP è protagonista di numerosi piatti della tradizione culinaria pugliese: una semplice pasta con pomodorini, basilico e peperoncino, ma anche la “parmigiana di carciofi” o i cosiddetti “carciofi alla brindisina”, dove i capolini, riempiti con pane, olive, capperi, menta, aglio e cipolla, vengono disposti in un letto di patate tagliate a fette e poi cotti in forno.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio, a partire dal mese di novembre, nella tipologia Carciofo Brindisino IGP. Viene confezionato in contenitori di materiale di origine vegetale, di cartone o altro materiale riciclabile, che contengono da un minimo di uno fino ad un massimo di 25 carciofi. Le categorie commerciali sono la Extra e la Prima.
Nota distintiva
Il Carciofo Brindisino IGP ha una stagionalità precoce ed è presente sul mercato in anticipo rispetto ai carciofi coltivati in altre zone geografiche.

Cipolla Bianca di Margherita IGP

Cipolla Bianca di Margherita IGP

La Cipolla Bianca di Margherita IGP designa i bulbi allo stato fresco della specie Allium cepa L. In base al periodo di produzione, si differenziano quattro ecotipi locali: Marzaiola o Aprilatica, Maggiaiola, Giugniese, Lugliatica.
Metodo di produzione
La coltivazione della Cipolla Bianca di Margherita IGP è basata su ecotipi locali autoriprodotti, selezionati da diverse generazioni di agricoltori della zona. Gli ecotipi hanno una spiccata adattabilità al particolare ambiente pedoclimatico come quella di sviluppare un apparato radicale idoneo ad approfondirsi in terreno sabbioso. La semina viene effettuata a fine agosto – inizio settembre e il trapianto delle piantine nel periodo compreso tra novembre e febbraio, l’irrigazione deve essere commisurata all’andamento stagionale delle piogge; il controllo delle infestanti è ammesso con tutti i principi attivi autorizzati nell’agricoltura integrata. Il seme utilizzato per i nuovi impianti deve essere prodotto localmente e si deve ottenere mediante il piantamento dei bulbi selezionati durante la raccolta, che viene effettuata a mano. È consentito il confezionamento che deve però avvenire subito dopo la raccolta, mentre è vietato riconfezionare il prodotto al di fuori della zona di produzione.
Aspetto e sapore
La Cipolla Bianca di Margherita IGP è caratterizzata da bulbi bianchi, dal sapore dolce e succulento, consistenza tenera e croccante ed elevato contenuto in zuccheri. I quattro ecotipi locali presentano specifiche caratteristiche: la Marzaiola o Aprilatica è la tipologia più precoce che viene raccolta a partire da metà marzo, è di forma rotondeggiante ma schiacciata ai poli; la Maggiaiola, raccolta a maggio, ha forma meno schiacciata; la Giugniese o Lugliatica è la varietà più tardiva, viene raccolta fra giugno e metà luglio, e presenta forma decisamente rotondeggiante.
Zona di produzione
La zona di produzione della Cipolla Bianca di Margherita IGP comprende la fascia costiera adriatica che si estende dalla foce del fiume Ofanto alla foce del torrente Candelaro, nel territorio del comune di Margherita di Savoia, in provincia di Barletta-Andria-Trani, e dei comuni Zapponeta e Manfredonia, in provincia di Foggia, nella regione Puglia.
Storia
Sin dagli inizi del secolo XIX, nella zona di produzione della Cipolla Bianca di Margherita IGP si è sviluppata una particolare tecnica colturale caratterizzata dalla capacità di ottenere il seme su un terreno sabbioso, di creare semenzai, di trapiantare le piantine riparandole dall’erosione del vento con la paglia, per poi raccoglierle a mano. Queste stesse tecniche di coltivazione sono arrivate fino ai giorni nostri. Tracce di commercializzazione della cipolla Bianca di Margherita risalgono agli inizi dell’Ottocento, ma solo dalla metà del secolo scorso è diventata una presenza importante nei mercati ortofrutticoli italiani, principalmente nel periodo che va da aprile a luglio.
Gastronomia
È consigliabile conservare la Cipolla Bianca di Margherita IGP in luogo fresco e asciutto per preservare al meglio la consistenza tenera e croccante del bulbo. Per le sua caratteristica dolcezza, è particolarmente indicata come contorno di piatti sia a base di carne che di pesce, perché ne esalta il sapore senza coprirlo. Viene cucinata in umido e sulla griglia, in padella o al forno, ma è molto usata anche a crudo, in insalata, con patate lessate, con cetrioli e carote, condita con olio extra vergine di oliva locale. Ideale per zuppe e minestre.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Cipolla Bianca di Margherita IGP. È commercializzato allo stato fresco, confezionato in cassette da 10 kg o da 5 kg, in rete da 0,5 kg o da 1,0 kg, in vaschette da 1,0 kg o in trecce di peso variabile con numero minimo di bulbi pari a 5. È consentita la commercializzazione sia del prodotto spazzolato, sia di quello non spazzolato, in quest’ultimo caso non è ammessa la presenza di sabbia. <br />
Nota distintiva
La Cipolla Bianca di Margherita IGP è caratterizzata da un colore bianco detto cristallino e da una particolare tenerezza e croccantezza, qualità specifiche conferite al prodotto dalla particolare tecnica di coltivazione, sviluppata su un terreno sabbioso, con una falda acquifera molto superficiale, che consente di creare uno stress idrico controllato nella cipolla favorendo il contenimento della crescita della pianta e un basso contenuto di sostanza secca.

Collina di Brindisi DOP – Olio EVO

Collina di Brindisi DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Collina di Brindisi DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo della varietà Ogliarola in misura non inferiore al 70%; per il restante 30% da altre varietà diffuse sul territorio fra cui Cellina di Nardò, Coratina, Frantoio, Leccino e Piccoline che possono essere presenti negli oliveti da sole o congiuntamente.
Metodo di produzione
La raccolta delle olive deve avvenire a partire dall’inizio della maturazione e comunque entro il 30 gennaio di ogni anno. Le olive utilizzate per la produzione devono essere raccolte manualmente o con mezzi meccanici direttamente dalla pianta, la molitura deve essere effettuata entro il secondo giorno dalla raccolta, previo lavaggio a temperatura ambiente.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Collina di Brindisi DOP presenta colore da verde a giallo, odore fruttato medio leggero e sapore fruttato con leggera percezione di amaro e piccante.
Zona di produzione
La zona di produzione, trasformazione e confezionamento dell’olio extravergine di oliva Collina di Brindisi DOP comprende 8 comuni situati nella parte nord della provincia di Brindisi, nella regione Puglia.
Storia
Sin dall’epoca romana questo territorio si è distinto per la particolare predisposizione alla coltura dell’ulivo. Non è un caso se, già in precedenza, Greci e Fenici avevano intuito le enormi potenzialità di questa zona. Così come non è un caso se la varietà maggiormente diffusa nel brindisino, che Plinio il Vecchio definiva Olea lapygia, viene oggi conosciuta come Ogliarola, proprio ad indicare la grossa quantità di olio che se ne ricava. Le origini antichissime dell’ulivo in quest’area sono inoltre testimoniate dalla presenza di alcuni alberi secolari nelle città di Ostuni e Fasano.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanano particolari odori. è inoltre consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Collina di Brindisi DOP è ideale da usare sia per il condimento a crudo che per esaltare piatti a base di carne o pesce, verdure, bruschette, ma viene anche utilizzato come ingrediente per la preparazione di dolci.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Collina di Brindisi DOP. È confezionato in recipienti idonei per alimenti in vetro o lamina metallica stagnata di capacità non superiore a 5 l. Sulle etichette delle confezioni deve essere indicata obbligatoriamente l’annata di produzione.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Collina di Brindisi DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,8 g per 100 g di olio ed un punteggio al panel test maggiore o uguale a 6,5.

Dauno DOP – Olio EVO

Dauno DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Dauno DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà Peranzana o Provenzale, Coratina, Ogliarola Garganica e Rotondella. La denominazione deve essere accompagnata da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive: Alto Tavoliere, Basso Tavoliere, Gargano e Subappennino. Le menzioni si differenziano per l’area di produzione e per la diversa percentuale negli uliveti delle specifiche varietà di olivo.
Metodo di produzione
Le olive devono essere raccolte direttamente dalla pianta entro il 30 gennaio di ogni anno e le operazioni di oleificazione devono avvenire entro tre giorni dalla raccolta.
Aspetto e sapore
Alto Tavoliere: ottenuto dalla varietà Peranzana o Provenzale (almeno 80%), ha colore dal verde al giallo, odore fruttato medio con sensazione di frutta fresca e mandorlato dolce e sapore fruttato. • Basso Tavoliere: ottenuto dalla varietà Coratina (almeno 70%) ha colore dal verde al giallo, odore di fruttato e sapore fruttato con sensazione leggera di piccante e amaro. • Gargano: ottenuto dalla varietà Ogliarola Garganica (almeno 70%) ha colore dal verde al giallo, odore fruttato medio con sensazione erbacea e sapore fruttato con retrogusto mandorlato. • Subappennino: ottenuto dalle varietà Ogliarola Garganica, Coratina e Rotondella (almeno 70%), ha colore dal verde al giallo, odore fruttato medio con sentori di frutta fresca e sapore fruttato.
Zona di produzione
La zona di produzione e trasformazione dell’olio extravergine di oliva Dauno DOP si estende a numerosi comuni della provincia di Foggia, nella regione Puglia. Il confezionamento può avvenire in tutta la provincia di Foggia.
Storia
L’olivo nell’area di produzione dell’olio extravergine di oliva Dauno DOP ha origini antichissime, la sua presenza infatti è documentata sin dalla preistoria ed è elemento caratterizzante del paesaggio. L’olivicoltura si fa invece risalire all’epoca romana e si è notevolmente sviluppata nei secoli successivi fino a dar vita ad un’attività commerciale ancora oggi fra le più importanti.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce o fonti di calore. è inoltre consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Dauno DOP è un prodotto molto versatile, adatto sia come condimento a crudo che come ingrediente di molte ricette.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Dauno DOP, accompagnato da una delle menzioni geografiche: Alto Tavoliere, Basso Tavoliere, Gargano, Subappennino. È confezionato in recipienti di vetro o banda stagnata di capacità non superiore a 5 l.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Dauno DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,6 g per 100 g di olio, un punteggio al panel test maggiore o uguale a 6,5 e un livello di polifenoli totali maggiore o uguale a 100 ppm.

La Bella della Daunia DOP

La Bella della Daunia DOP

La Bella della Daunia DOP è riferita all’oliva da mensa di grandi dimensioni, verde o nera, ottenuta dalla varietà di olivo Bella di Cerignola.
Metodo di produzione
La raccolta ha inizio ai primi di ottobre ed avviene manualmente con l’ausilio dei teli di raccolta per evitare il contatto dei frutti con il terreno, al fine di evitare danni alle olive. Per evitare il contatto delle olive con il terreno vengono anche usati degli appositi teli. L’irrigazione è interrotta 10-15 giorni prima della raccolta. Dopo essere state raccolte, le olive vengono trasportate in apposite cassette di plastica in azienda, per essere immediatamente avviate alla trasformazione. Le olive vengono cernite e separate in base alla grandezza ed al grado di maturazione. Le olive verdi subiscono un processo di trasformazione, noto come Sistema Sivigliano, che permette di eliminare l’amaro delle olive crude, mediante utilizzo di soluzione sodica. Questo trattamento ha durata di tempo variabile dalle otto alle 15 ore, a seconda delle temperature, della grandezza delle olive e del loro grado di maturazione. Seguono ripetuti lavaggi, volti ad eliminare la soda. Le olive, così addolcite, vengono conservate per almeno 30 giorni in acqua e sale per consentire la fermentazione, a seguito della quale acquisiranno il caratteristico colore verde tendente al giallo paglierino, il gradevole profumo ed il loro gusto delicato. Dopo questa fase, le olive sono pronte per essere confezionate e pastorizzate. Le olive nere subiscono un processo di trasformazione, noto come Sistema Californiano. Le olive vengono messe in acqua e sale per almeno 30 giorni. Dopo di che vengono addolcite con soluzione sodica, lavate e quindi ossidate mediante immissione di aria compressa nell’acqua. Le olive, annerite per ossidazione, vengono quindi trattate con soluzione di gluconato di ferro che ne fissa il nero. Dopo questa fase, le olive vengono immediatamente confezionate e sterilizzate.
Aspetto e sapore
La Bella della Daunia DOP è di colore verde o nero, di grandi dimensioni, con peso fino a 30 g. La forma è allungata, simile ad una susina. La pellicola è sottile, la polpa compatta e dal gusto delicato. è ideale per la conservazione.
Zona di produzione
La zona di produzione de La Bella della Daunia DOP comprende i comuni di Cerignola, Stornara, Stornarella e Orta Nova in provincia di Foggia e i comuni di San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli in provincia di BarlettaAndria-Trani, nella regione Puglia.
Storia
L’origine dell’oliva della varietà Bella di Cerignola, tutelata come La Bella della Daunia DOP, discenderebbe dalle olive Orchites dei Romani, mentre altri sostengono che sarebbe stata importata dalla Spagna intorno al 1400, durante il periodo aragonese (motivo per cui è conosciuta anche con il nome di Gigante di Spagna o oliva di Spagna). Non essendovi traccia di piante di Bella di Cerignola in Spagna viene da sempre considerata come varietà autoctona dell’areale geografico del Tavoliere delle Puglie, meglio noto come Daunia.
Gastronomia
La Bella della Daunia DOP rappresenta a pieno titolo uno dei prodotti tipici della dieta mediterranea. La gradevolezza del gusto, l’immediata utilizzazione senza necessità di cottura, la buona durata nella conservazione, fanno di questa oliva da tavola un ingrediente particolarmente adatto a molte preparazioni rapide e digeribili, che vanno dagli snack ed aperitivi all’arricchimento di antipasti e contorni.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nelle tipologie La Bella della Daunia DOP Verde e Nera, in vasi di vetro, in latte a banda stagnata o in contenitori di termoplastica.
Nota distintiva
La Bella della Daunia DOP viene considerata l’oliva da tavola per eccellenza: è particolarmente apprezzata per le sue caratteristiche organolettiche e per l’elevata pezzatura dei frutti.

Limone Femminello del Gargano IGP

Limone Femminello del Gargano IGP

Il Limone Femminello del Gargano IGP è un agrume allo stato fresco della varietà Femminello Comune, nelle cultivar locali: Limone a Scorza Gentile (Citrus limonium tenue Riss. detto anche Lustrino) e Limone Oblungo (Citrus limonium oblungum Riss. conosciuto come Fusillo).
Metodo di produzione
Le lavorazioni del terreno si limitano alle zappature primaverili e alle concimazioni, generalmente con letame ovino-caprino; in alternativa si ricorre a concimazioni a base di perfosfati. Sistematiche potature primaverili, prima della ripresa vegetativa, modellano costantemente la cupola e soprattutto garantiscono il necessario equilibrio tra attività vegetativa e produttiva. Le cure colturali prevedono inoltre la difesa, sia da avversità atmosferiche fronteggiate anche con i frangivento, sia da attacchi parassitari, principalmente cocciniglie, che sono causa delle fumaggini. L’irrigazione delle piante di limone avviene nel periodo che va da maggio ad ottobre. La raccolta è manuale, con l’ausilio di forbici. La produzione non deve superare le 35 tonnellate per ettaro. è vietata la maturazione artificiale dei frutti.
Aspetto e sapore
Le due varietà di Limone Femminello del Gargano IGP sono contraddistinte dalla forte presenza di oli essenziali e profumi molto intensi nella buccia. Il Limone a Scorza Gentile è caratterizzato da forma sferoidale (diametro minimo 50 mm), buccia particolarmente liscia e di spessore sottile e si distingue per il colore giallo chiaro. All’interno la polpa è di colore giallo citrino con un numero ridotto di semi. Il Limone Oblungo è di forma ellissoidale, dimensioni medio-grandi (diametro minimo 60 mm), è caratterizzato da una buccia più o meno liscia, di spessore medio e di colore giallo più intenso.
Zona di produzione
La zona di produzione del Limone Femminello del Gargano IGP comprende i territori dei comuni di Vico del Gargano, Ischitella e Rodi Garganico, in provincia di Foggia, nella regione Puglia.
Storia
La tradizione agrumaria in Puglia risale all’anno Mille. Alcuni documenti riportano che Melo, Principe di Bari, per invogliare alcuni pellegrini normanni alla conquista della regione, inviò in Normadia, a riprova della fertilità e ricchezza della zona, una certa quantità di frutti, tra cui anche i “pomi citrini” del Gargano corrispondenti al “melangolo” (arancio amaro). Alla fine del Seicento, frate Filippo Bernardi descrive il paesaggio garganico come ricco di “agrumi, che rende i paesani ricchi per il continuo traffico che vi fanno i Veneziani e gli Schiavoni i quali vengono a caricar vini, arance, limoni”. Dal Settecento, inoltre, ogni anno nel mese di febbraio, una lunga processione, in onore di San Valentino, eletto a Santo protettore degli agrumeti culmina sul colle del Carmine, per benedire le piante.
Gastronomia
Il Limone Femminello del Gargano IGP va conservato in frigorifero o in luogo fresco e asciutto. Può essere consumato fresco o, essendo un prodotto molto versatile, per la preparazione di numerose ricette. Può essere inoltre utilizzato come gustoso sostituto dei condimenti grassi, per insaporire piatti a base di carne, pesce e nei fritti. è ideale come base di conserve, marmellate o confetture, ma anche per la preparazione di canditi, biscotti o dolci, nonché di ottimi liquori.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio come Limone Femminello del Gargano IGP nelle tipologie: a Scorza Gentile (o Lustrino) e Oblungo (o Fusillo). È commercializzato sfuso o confezionato in contenitori rigidi di materiale di origine vegetale, legno o cartone, con capacità da 1 a 25 kg.
Nota distintiva
Il territorio di produzione del Limone Femminello del Gargano IGP è caratterizzato da condizioni pedoclimatiche che garantiscono una lunga persistenza del frutto sulla pianta e ne permettono la raccolta durante l’intero arco dell’anno.

Pane di Altamura DOP

Pane di Altamura DOP

Il Pane di Altamura DOP è un prodotto di panetteria ottenuto da un impasto di semola rimacinata di grano duro, lievito madre o pasta acida, sale marino e acqua.
Metodo di produzione
Il lievito madre viene rinnovato per almeno tre volte, aggiungendo acqua e semola di grano duro, al fine di aumentare la massa fermentata. Gli ingredienti vengono impastati tramite impastatrice per 20 minuti. L’impasto viene quindi coperto con un telo di cotone di un certo spessore per poter ottenere una lievitazione a temperatura uniforme e viene lasciato riposare una prima volta per almeno 90 minuti. Seguono la pesatura e due fasi di modellatura manuale, intervallate da altri due periodi di riposo di 30 e 15 minuti. Le forme sono prima capovolte e poi immesse nel forno a legna o a gas ad una temperatura di 250°C. Per i primi 15 minuti la cottura avviene a forno aperto dopodiché la bocca del forno viene chiusa e si lascia cuocere per altri 45 minuti. A fine cottura si attende almeno cinque minuti a forno aperto pima di estrarre le pagnotte, in modo che il vapore fuoriesca e la crosta diventi croccante.
Aspetto e sapore
Il Pane di Altamura DOP si presenta nella tradizionale forma Accavallata (skuanete), con “baciature” ai fianchi, o Bassa (a cappidd d’prevte) senza “baciature”, in pezzatura di almeno 500 g. La crosta ha uno spessore di 3 mm. La mollica è soffice, di colore giallo paglierino e con alveolazione omogenea. Il profumo è caratteristico.
Zona di produzione
La zona di produzione del Pane di Altamura DOP si estende ai territori compresi nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, nei comuni di Altamura, Gravina di Puglia, Poggiorsini in provincia di Bari e Spinazzola, Minervino Murge in provincia di Barletta-Andria-Trani, nella regione Puglia.
Storia
Sono numerose le testimonianze scritte sull’origine e sulla reputazione di questo particolare pane. Plinio, ad esempio, lo definì “il pane più buono al mondo”. Di antichissima origine locale, nella tradizionale forma accavallata, il Pane di Altamura DOP aveva pezzature di notevoli dimensioni e veniva prevalentemente impastato e lavorato tra le mura domestiche. I pani venivano poi cotti in forni pubblici dove la riconoscibilità avveniva tramite la marchiatura sulle forme delle iniziali del capo famiglia. La città di Altamura riferisce dell’attività di panificazione nei suoi Statuti Municipali del 1527 in cui sono presenti documenti relativi al “dazio del forno”. Si sa inoltre che già nei primi anni del 1600 nella zona di Altamura erano attivi ben 26 impianti per la molinatura, confermando così la grande diffusione di questo prodotto e la sua nascita in una società agropastorale.
Gastronomia
Il Pane di Altamura DOP si conserva per diversi giorni in luogo fresco e asciutto. è ottimo consumato da solo, tagliato a fette e condito con olio extravergine di oliva, sale, talvolta anche con pomodoro. Entra nella preparazione degli antipasti oppure accostato a diverse pietanze. Molte sono le ricette tradizionali tra cui le “cialde” con pomodori, cipolle, patate e olive; la “fetta francesca” preparata con il Pane di Altamura DOP raffermo e tagliato a fette, bagnato con latte e arricchito con mortadella, formaggio, mozzarella e uova per poi essere infornato.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio tutto l’anno nella tipologia Pane di Altamura DOP nelle forme Accavallata e a Cappello di Prete. è commercializzato fresco in pagnotte di peso non inferiore a 0,5 kg. Il prodotto finito può essere confezionato in termoretraibile microforato con etichetta riconoscibile per il contrassegno distintivo del Pane di Altamura DOP.
Nota distintiva
Il Pane di Altamura DOP è considerato di qualità “unica” perché i grani duri impiegati corrispondenti almeno per l’80% alle varietà Appuro, Arcangelo, Duilio, Simeto e altre sono prodotti sul territorio, in un ambiente con specifici fattori geografico-ambientali. Anche l’acqua impiegata deve rispondere a caratteristiche di potabilità e certificazione.

Patata Novella di Galatina DOP

Patata Novella di Galatina DOP

La Patata Novella di Galatina DOP è un tubero della specie Solanum tuberosum, della varietà Sieglinde, una pregiata produzione orticola che ha trovato nella caratteristica “terra rossa” del Salento un ambiente congeniale al suo sviluppo.
Metodo di produzione
L’anticipazione di un raccolto che normalmente è da considerarsi primaverile – autunnale è dovuta alle caratteristiche di tipo genetico, agrotecnico e alle particolari condizioni agro-pedologiche e climatiche dell’areale di produzione. I terreni che ospitano la coltura sono caratterizzati dalle sinopie, ovvero le “terre rosse”, di natura sabbiosa e molto ricche in fosforo, ferro e potassio e povere in azoto totale presenti lungo tutta la fascia che accompagna la costa ionica. Le proprietà di queste particolari terre rosse sono influenzate dalle condizioni climatiche in cui si sono formate, come l’andamento delle temperature nelle diverse stagioni e la durata del periodo di illuminazione giornaliera. La Patata Novella di Galatina DOP trova in questo particolare ambiente e in un preciso periodo di coltivazione le migliori condizioni di sviluppo che consentono alla specie di ritardare o impedire la fioritura, a vantaggio di una migliore e più precoce produzione di tuberi. Anche le caratteristiche pedo-agronomiche dei terreni determinano una specifica influenza sulla precocità, permettendo al tubero di svilupparsi regolarmente e di conservare la forma mentre la buccia matura, mantenendo un aspetto liscio e lucido, dal color ruggine o cioccolato. La raccolta della Patata Novella di Galatina DOP avviene nel periodo compreso fra la prima decade di marzo e il 30 giugno di ogni anno. Una volta raccolti, i tuberi non possono essere sottoposti a lavaggio e non possono essere conservati per più di 30 giorni.
Aspetto e sapore
La Patata Novella di Galatina DOP è caratterizzata dalla buccia di colore giallo intenso, facile allo sfaldamento ma priva di screpolature, che per la presenza di residui terrosi derivanti dalla coltivazione nelle terre rosse può assumere un colore ruggine cioccolato. La polpa è soda e di colore giallognolo. La forma è allungata o ovale, di media grandezza. <br />,<br />
Zona di produzione
La zona di produzione della Patata Novella di Galatina DOP è costituita dal territorio amministrativo dei Comuni di Acquarica del Capo, Alliste, Casarano, Castrignano del Capo, Galatina, Galatone, Gallipoli, Matino, Melissano, Morciano Di Leuca, Nardò, Parabita, Patù, Presicce, Racale, Salve, Sannicola, Taviano, Ugento, in provincia di Lecce, nella regione Puglia.
Storia
L’introduzione nel Salento della Patata Novella di Galatina DOP risale al secondo dopoguerra. La presenza storica nel territorio di questa coltura è testimoniata dall’attribuzione del nome Galatina, identificativo di un luogo geografico ben definito, al quale sono tradizionalmente legate la reputazione del prodotto e le qualità organolettiche specifiche che gli sono riconosciute.
Gastronomia
La Patata Novella di Galatina DOP si conserva in luoghi freschi e asciutti, meglio in assenza di luce. Infiniti gli utilizzi in cucina del prodotto, che è ideale preparato a fette, per arricchire le insalate, ma è un ottimo contorno sia lessata, che fritta o arrostita. Nel Salento viene anche utilizzata per condire la pasta, in una preparazione tipica regionale molto gustosa, la pasta patate e cozze.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Patata Novella di Galatina DOP, in confezioni di cartone, tele, juta, vertbag e altre consentite dalla normativa vigente, distinte per calibro secondo le due classi 28 – 40 mm o 32 – 65 mm. Vengono commercializzati solo i tuberi interi, non germinati, di forma regolare ed esenti da malformazioni, da sapori e odori anomali; privi di “inverdimento”, spaccature, ammaccature, macchie e alterazioni patologiche.
Nota distintiva
La Patata Novella di Galatina DOP è caratterizzata dalla precocità del raccolto e da proprietà chimico-fisiche specifiche, quale il basso contenuto in amido e in sostanza secca, conferite al prodotto dalla tipica “terra rossa” salentina dove viene coltivata, che fa assumere all’epidermide – generalmente ricoperta di residui terrosi – il peculiare colore ruggine cioccolato.

Terra d’Otranto DOP – Olio EVO

Terra d’Otranto DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Terra d’Otranto DOP è ottenuto dai frutti delle varietà di olivo Cellina di Nardò e Ogliarola, presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti per almeno il 60%. Possono concorrere altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 40%.
Metodo di produzione
La raccolta delle olive deve essere effettuata entro il 31 gennaio di ogni anno. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione non può superare le 12 tonnellate per ettaro per gli impianti intensivi. Le olive devono essere molite entro due giorni dalla raccolta. La resa massima delle olive in olio non può superare il 20%.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Terra d’Otranto DOP ha un colore verde o giallo con leggeri riflessi verdi. L’odore è fruttato medio con leggera sensazione di foglia ed il sapore anch’esso fruttato presenta un leggero sentore di amaro e piccante.
Zona di produzione
La zona di produzione, trasformazione e confezionamento dell’olio extravergine di oliva Terra d’Otranto DOP comprende l’intero territorio della provincia di Lecce ed il territorio di diversi comuni delle province di Taranto e Brindisi, nella regione Puglia.
Storia
L’olivicoltura nella zona del Salento si sviluppa in epoca antichissima: già 8.000 anni fa i primi abitanti di queste terre coltivavano l’olivo. In seguito, nel corso dei secoli, la produzione locale ha tratto beneficio dagli apporti della tradizione oleicola di Messapi e Fenici, Greci e Romani. Le prime attività di commercializzazione dell’olio risalgono al Medioevo, per iniziativa dei monaci Basilari, seguaci appunto di San Basilio. Sempre loro l’idea di identificare questa zona, estesa ad arco dalle Murge al punto di convergenza tra il Mar Ionio e l’Adriatico, con il nome Terra d’Otranto. Nel Rinascimento, la qualità dell’olio della zona era tale da essere apprezzato ed esportato fino addirittura ai confini dell’Impero Ottomano.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanino particolari odori. è inoltre consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Terra d’Otranto DOP ha un gusto intensamente aromatico che lo rende ottimo per condire primi piatti a base di pasta di grano duro, verdure bollite e legumi, oltre che su secondi piatti a base sia di carne che di pesce.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Terra d’Otranto DOP. È commercializzato in recipienti in vetro o in banda stagnata di capacità non superiore a 5 l. L’etichetta deve recare obbligatoriamente l’anno di produzione delle olive ed il logo del prodotto abbinato alla dicitura olio extravergine di oliva Terra d’Otranto DOP.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Terra d’Otranto DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,8 g per 100 g di olio ed un punteggio al panel test maggiore o uguale a 6,5.

Terra di Bari DOP – Olio EVO

Terra di Bari DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Terra di Bari DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà Coratina, Cima di Bitonto o Ogliarola Barese e Cima di Mola. La denominazione deve essere accompagnata da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive: Castel del Monte, Bitonto, Murgia dei Trulli e delle Grotte.
Metodo di produzione
La raccolta delle olive deve essere effettuata entro il 30 gennaio di ogni anno. Le olive devono essere raccolte direttamente dalla pianta, manualmente o con mezzi meccanici. Le operazioni di oleificazione devono avvenire entro due giorni dalla raccolta.
Aspetto e sapore
Castel del Monte: ottenuto dalla varietà Coratina (almeno 80%), ha colore verde con riflessi gialli, odore fruttato intenso e sapore fruttato con sensazione media di amaro e piccante. • Bitonto: ottenuto dalle varietà Cima di Bitonto o Ogliarola Barese e Coratina (almeno 80%), ha colore verdegiallo, odore fruttato medio e sapore fruttato leggero con sensazione di erbe fresche e sentore leggero di amaro e piccante. • Murgia dei Trulli e delle Grotte: ottenuto dalla varietà Cima di Mola (almeno 50%), ha colore giallo oro con riflessi verdi, odore fruttato leggero, sapore fruttato con sensazione di mandorle fresche e leggero sentore di amaro e piccante.
Zona di produzione
La zona di produzione, trasformazione e confezionamento dell’olio extravergine di oliva Terra di Bari DOP interessa il territorio di alcuni comuni delle province di Bari e BarlettaAndria-Trani, nella regione Puglia.
Storia
La presenza dell’olivo nel territorio dell’olio extravergine di oliva Terra di Bari DOP ha origini antichissime risalenti all’età neolitica. Lo sviluppo significativo dell’olivicoltura è invece ascrivibile all’epoca romana, testimoniato da documenti dedicati alla coltivazione dell’olivo e alla lavorazione delle olive. Oggi l’olio ha una grande rilevanza nel comparto agroalimentare ed è parte della storia dei popoli.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanano particolari odori. è inoltre consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine d’oliva Terra di Bari DOP è ideale come condimento a crudo su verdure, bruschette e pinzimonio, mentre in cottura è ottimo per esaltare il sapore delle pietanze. è abbinamento perfetto con i piatti tipici a base di pesce della gastronomia pugliese.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Terra di Bari DOP, seguito da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive: Castel del Monte, Bitonto, Murgia dei Trulli e delle Grotte. È confezionato in recipienti di vetro o banda stagnata di capacità non superiore a 5 l. Sulle etichette delle confezioni deve essere indicata obbligatoriamente l’annata di produzione.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Terra di Bari DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale che varia fra 0,5 e 0,6 g per 100 g di olio, a seconda della menzione aggiuntiva e un punteggio al panel test maggiore o uguale a 7.

Terre Tarentine DOP – Olio EVO

Terre Tarentine DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Terre Tarentine DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà Frantoio, Coratina, Leccino e Ogliarola, presenti negli oliveti, da sole o congiuntamente, per almeno l’80%. Possono concorrere altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 20%.
Metodo di produzione
La raccolta delle olive deve essere effettuata nel periodo compreso fra il mese di ottobre e quello di gennaio di ogni anno. Le olive devono essere raccolte direttamente dalla pianta e devono essere trasportate nell’arco della stessa giornata al frantoio, dove saranno conservate in recipienti rigidi e areati e in locali freschi al riparo da escursioni termiche, così da garantire l’integrità dei frutti. La molitura deve avvenire entro 72 ore dal deposito al frantoio. Per le operazioni di oleificazione è consentito l’impiego di soli processi tradizionali meccanici e fisici e può essere utilizzata esclusivamente acqua potabile di temperatura non superiore a 30°C.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Terre Tarentine DOP presenta colore giallo-verde e fluidità media. Il sapore è fruttato accompagnato da media e leggera sensazione di piccante.
Zona di produzione
La zona di produzione, trasformazione e confezionamento dell’olio extravergine di oliva Terre Tarentine DOP comprende numerosi comuni situati sul versante occidentale della provincia di Taranto, nella regione Puglia.
Storia
L’olivo nel territorio tarentino ha origini risalenti a circa 8.000 anni fa. La sua coltivazione si sviluppò grazie ai Messapi intorno al primo millennio a.C. e successivamente ai coloni fenici e greci. Numerosi reperti archeologici testimoniano l’importanza di questa coltura, come ad esempio anfore e monete del VI-V secolo a.C. dove appare la pianta di olivo.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanano particolari odori. è inoltre consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Terre Tarentine DOP ha un gusto delicatamente fruttato che ne fa un condimento particolarmente adatto per primi piatti a base di verdure come le tradizionali orecchiette con cime di rapa. è inoltre ottimo su secondi di carne e pesce.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Terre Tarentine DOP. È commercializzato all’interno di recipienti idonei con capacità non superiore a 5 l. Sulle etichette delle confezioni deve essere indicata obbligatoriamente l’annata di produzione.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Terre Tarentine DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,6 g per 100 g di olio e un punteggio al panel test maggiore o uguale a 6,5.

Uva di Puglia IGP

Uva di Puglia IGP

L’Uva di Puglia IGP si riferisce all’uva da tavola delle varietà Italia b., Regina b., Victoria b. (bianche), Michele Palieri n. (nera), Red Globe rs. (rossa) coltivata in Puglia ad altitudini al di sotto dei 330 m s.l.m.
Metodo di produzione
Per la realizzazione di vigneti ad uva da tavola si adotta la forma di allevamento “a pergola a tetto orizzontale”, il cosiddetto “tendone”. La potatura secca deve essere effettuata da dicembre fino alla fine del mese di febbraio dell’anno successivo. Le viti possono essere protette con reti in polietilene e/o film plastico ed è ammessa la coltivazione in serra al fine di proteggere i grappoli da agenti atmosferici quali grandine, vento o pioggia, ma anche per favorire l’anticipo della maturazione o per ritardare la raccolta (a seconda del periodo di copertura). La raccolta ha inizio non appena si valuta che i grappoli hanno raggiunto i requisiti minimi qualitativi per la commercializzazione. Il periodo varia, quindi, anche in base alla varietà: l’uva Victoria (bianca) viene raccolta dalla prima decade di luglio a fine agosto; la Regina (uva bianca) dalla seconda decade di luglio a fine settembre; la varietà Michele Palieri (uva nera) da fine luglio a fine ottobre; la Red Globe (uva rosso scuro) dalla metà di agosto a fine novembre e infine l’uva Italia (bianca) dalla prima settimana di settembre al 15 dicembre.
Aspetto e sapore
L’Uva di Puglia IGP ha acini di colore diverso a seconda della varietà: giallo paglierino chiaro per l’uva Italia, Regina e Vittoria; la Red Globe è invece di colore rosato-doré e la Michele Palieri si presenta di un nero vellutato intenso. Particolarmente zuccherina, ha un gusto dolce e un profumo spiccato, in special modo la varietà Italia.
Zona di produzione
La zona di produzione dell’Uva di Puglia IGP interessa tutte le province della regione Puglia per quanto attiene ai terreni posti al di sotto dei 330 m s.l.m.
Storia
La Puglia è territorio di elezione per l’uva da tavola, sia per le condizioni pedoclimatiche che per la grande specializzazione degli agricoltori, capaci di portare avanti la tradizione da oltre due secoli garantendo costantemente l’elevata qualità del prodotto. Non a caso l’uva di Puglia ha conosciuto nel tempo un aumento progressivo nella produzione e soprattutto nell’esportazione. A differenza di altre uve infatti, grazie alla maggiore conservabilità, veniva esportata al di fuori dei confini nazionali già alla fine del 1800.
Gastronomia
L’Uva di Puglia IGP, come la maggior parte della frutta fresca, è da conservare preferibilmente a basse temperature, in modo da preservarne intatte le qualità organolettiche per un maggior numero di giorni. Il prodotto risulta particolarmente apprezzato e maggiormente utilizzato per il consumo fresco. Per la dolcezza e il profumo intenso, in cucina, l’Uva di Puglia IGP è molto ricercata e diventa ingrediente di svariate preparazioni culinarie, dai dolci ai primi piatti: crostate, budini, gelati ma anche antipasti, pasta e insalate. Dai suoi chicchi, si possono inoltre ottenere ottimi distillati.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio come Uva di Puglia IGP, nelle varietà Italia b., Regina b., Victoria b. (bianche), Michele Palieri n. (nera), Red Globe rs. (rossa). Viene commercializzata in buste da 0,5 e 1 kg o cestini da 0,50,75-1-1,5 e 2 kg realizzate in PET o propilene e assemblate in imballaggi di plastica, legno o cartone; possono essere utilizzate anche cassette in cartone da 2-2,5 e 3 kg e casette di cartone, legno, compensato e plastica da 5 kg. Ogni confezione deve contenere solo grappoli della stessa varietà. Le categorie commerciali a cui appartiene sono la Extra e la Prima.
Nota distintiva
Oltre alle indiscutibili qualità estetiche − riconducibili all’uniformità del grappolo e al colore intenso e brillante della buccia − l’Uva di Puglia IGP è molto apprezzata anche per la croccantezza della polpa, che ne permette una migliore e più lunga conservazione.

Burrata di Andria IGP

Burrata di Andria IGP

La Burrata di Andria IGP è un formaggio prodotto con latte vaccino e ottenuto dall’unione di panna e formaggio a pasta filata. L’involucro è costituito esclusivamente da pasta filata che racchiude, al suo interno, una miscela di panna e pasta filata sfilacciata.
Aspetto e sapore
La Burrata di Andria IGP ha l’aspetto di un piccolo sacchetto di pasta filata, bianco e lucido. Il ripieno è di stracciatella, ottenuto con pasta filata stracciata rigorosamente a mano e immersa in panna ripieno, ha una consistenza spugnosa immersa nella panna ha una forma rotondeggiante a forma di sacca, dalla caratteristica chiusura apicale. Il peso della Burrata di Andria IGP varia tra i 100 g e i 1 000 gr si presenta di colore bianco latte, con involucro di spessore ≥ 2 mm circa. Il gusto, è dato dal sapore di latte fresco o cotto unito a burro e panna.
Zona di produzione
La zona di produzione, e di confezionamento della Burrata di Andria IGP è rappresentata dall’intero territorio della Regione Puglia.
Storia
Si tramanda oralmente che in un’antica masseria nei primi decenni del secolo scorso il sig. Lorenzo Bianchino abbia inventato la Burrata di Andria. Si racconta che a causa di una forte nevicata, non potendo trasferire il latte in città, dovendo necessariamente trasformarlo e soprattutto utilizzare la panna o crema che naturalmente affiorava, seguendo il concetto di produzione delle mantèche (involucri di pasta filata stagionata in cui è conservato il burro), provò a realizzare con lo stesso principio un prodotto fresco. A questo si aggiunga la tipica connotazione della cultura contadina, refrattaria allo spreco e avvezza al riutilizzo di ogni avanzo di produzione. Così che, il signor Bianchino, pensò di mescolare insieme i residui della lavorazione della pasta filata con della panna ed avvolgere il tutto in un involucro fatto anch’esso di pasta filata. Una delle prime segnalazioni risale al 1931 nella «Guida del Touring Club» e il successo della Burrata di Andria fu sin da subito enorme, non solo in Italia, ma anche all’estero, tanto da trovare nello Scià di Persia uno dei suoi estimatori più fedeli. Il gusto semplice e burroso di questo tipico prodotto pugliese, permette di soddisfare tutti coloro che, avvicinandosi alla cucina mediterranea, cercano prodotti semplici, genuini e poco elaborati.
Gastronomia
La Burrata di Andria ha una notevole presenza nei menù di numerosi ristoranti del mondo dove si evidenzia il pregio di tale prodotto specificandone la provenienza andriese. Il prodotto Burrata di Andria, oltre ad aver mantenuto inalterato il legame tra tradizione produttiva e territorio, ha raggiunto una notorietà ancora più significativa se si considera la durata limitata (shelf-life) del prodotto che ne frena la commercializzazione. Trattandosi, infatti, di un prodotto che va consumato fresco, la burrata sembrerebbe essere trascurata dagli operatori commerciali più importanti e relegata ad un mercato di nicchia. Nonostante ciò il prodotto presenta una consolidata domanda evidentemente legata al raggiungimento di una ottima reputazione presso i consumatori.
Commercializzazione
La Burrata di Andria IGP può essere commercializzata in sacchetti di materiale plastificato per alimenti, quindi avvolta in carta plastificata e legata all’apice con steli di rafia per uso alimentare, può essere avvolta con foglie plastificate di colore verde, o in vaschette, in barattoli o bicchieri e/o immersa nel liquido di governo. Il prodotto deve essere conservato ad una temperatura compresa tra 4 °C e 6 °C. La pezzatura di ogni confezione è compresa tra 100 gr e 1 000 gr.

Clementine del Golfo di Taranto IGP

Clementine del Golfo di Taranto IGP

Le Clementine del Golfo di Taranto IGP sono i frutti allo stato fresco ottenuti dalla specie Citrus clementine Hort. ex Tanaka, nelle varietà: Comune, Fedele, Precoce di Massafra o Spinoso, Grosso Puglia, ISA, SRA 63, SRA 89.
Metodo di produzione
I terreni, omogenei e quasi sempre pianeggianti, sono fertili, profondi e ben drenati. Ciò agevola l’irrigazione che, praticata quasi tutto l’anno, avviene a goccia o a zampillo, in modo diretto ma lontano dalla chioma, per evitare marciume nella zona del colletto della pianta. La potatura, praticata ogni anno a primavera inoltrata, è finalizzata ad assecondare l’equilibrio tra la funzione vegetativa e quella produttiva. La concimazione si basa sullo stato di fertilità del terreno e ha una cadenza triennale. La raccolta viene effettuata rigorosamente a mano con l’ausilio delle forbici, cercando di non rovinare i frutti. Il periodo di raccolta varia a seconda della varietà, il Comune è quello che ha il periodo produttivo più lungo, mentre le altre sono primizie. I frutti raccolti devono essere asciutti, con al massimo qualche foglia.
Aspetto e sapore
Le Clementine del Golfo di Taranto IGP si caratterizzano per la forma sferoidale, dai poli leggermente schiacciati; buccia liscia o leggermente rugosa, di colore arancio, con un massimo del 30% di colorazione verde. Il frutto è privo di semi, con una tolleranza del 5% di frutti contenenti al massimo tre semi. L’aroma è intenso e persistente; il sapore dolce e aromatico.
Zona di produzione
La zona di produzione delle Clementine del Golfo di Taranto IGP comprende l’intero territorio dei comuni di Palagiano, Massafra, Ginosa, Castellaneta, Palagianello, Taranto e Statte, in provincia di Taranto, nella regione Puglia.
Storia
La clementine devono il loro nome a un frate, Padre Clemente Rodier, che le scoprì in Algeria. La loro origine è tuttavia controversa: per alcuni autori sarebbero un ibrido naturale riscontrato in Algeria nel 1898, mentre secondo Tanaka si tratterebbe di agrumi simili al mandarino di Canton, di origine cinese (Citrus clementine Hort.). La sua diffusione nella zona di Taranto risale al XVIII secolo, ma per assistere a una produzione specializzata della coltura bisognerà aspettare il XX secolo. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, in particolare, si registrò un’espansione e specializzazione della coltivazione di agrumi nel territorio del golfo di Taranto, grazie alla Riforma Fondiaria, che consentì di mettere a disposizione degli agricoltori adeguate risorse idriche.
Gastronomia
Le Clementine del Golfo di Taranto IGP vanno tenute in frigorifero, dove si conservano anche per settimane. Rinfrescanti e diuretiche, possiedono un elevato contenuto di vitamina C. Sono consumate prevalentemente al naturale, ma vengono anche impiegate per preparare succhi, sciroppi, sorbetti e marmellate. Il frutto è utilizzato anche in cosmesi nella preparazione di lozioni tonificanti.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Clementine del Golfo di Taranto IGP. È disponibile in confezioni sigillate del peso massimo di 3 kg e in confezioni non sigillate per quantità superiori a 3 kg fino ad un massimo di 25 kg. I frutti destinati alla commercializzazione vengono sistemati in apposite confezioni con etichette recanti la dicitura “Clementine del Golfo di Taranto IGP”, le informazioni relative al confezionatore e all’origine del prodotto il logo del prodotto e il logo comunitario. è consentito, inoltre, l’utilizzo di indicazioni che si riferiscono a nomi, ragioni sociali, marchi privati muniti di codice di identificazione.
Nota distintiva
Il territorio di produzione delle Clementine del Golfo di Taranto IGP è caratterizzato da un clima caldo, soleggiato e poco umido che incide positivamente sui processi di accrescimento e maturazione dei frutti e conferisce eccellenti caratteristiche qualitative al prodotto

Caciocavallo silano DOP

Caciocavallo silano DOP

Il Caciocavallo Silano DOP è un formaggio semiduro a pasta filata prodotto con latte vaccino intero proveniente da bovine allevate nella zona di produzione.
Metodo di produzione
Il latte, di non più di quattro mungiture consecutive, viene coagulato a 36-38°C utilizzando caglio di vitello o di capretto. A consistenza raggiunta si procede alla rottura della cagliata fino ad ottenere grumi della dimensione di una nocciola e la stessa si lascia a maturare per 4-10 ore, fino a quando raggiunge le condizioni per essere filata. Segue la filatura: questa consiste nella formazione di una specie di cordone che viene plasmato fino a raggiungere la forma voluta. La modellatura della forma si ottiene con movimenti energici delle mani. Si procede, quindi, alla chiusura della pasta all’apice di ogni singolo pezzo, immergendo velocemente la parte in acqua alla temperatura di 80-85°C e completando l’operazione manualmente. Si conferisce alla pasta la forma opportuna e, laddove prevista, si procede alla formazione della testina. Le forme così plasmate vengono appositamente immerse in acqua di raffreddamento. La salatura avviene per immersione in salamoia per almeno sei ore. Terminata questa operazione le forme vengono legate a coppie e appese a delle pertiche, per almeno 30 giorni, affinché avvenga la stagionatura.
Aspetto e sapore
Il Caciocavallo Silano DOP ha una forma ovale o troncoconica, con testina o senza, con presenza di insenature in corrispondenza della posizione dei legacci. La crosta è sottile, liscia, di colore giallo paglierino mentre la pasta è omogenea, compatta con lievissima occhiatura di colore bianco o giallo paglierino. É caratterizzato da un sapore aromatico, piacevole, fondente in bocca, normalmente delicato e tendenzialmente dolce quando il formaggio è giovane, fino a diventare piccante a maturazione avanzata.
Zona di produzione
La zona di produzione del Caciocavallo Silano DOP comprende le aree interne delle province di Crotone, Vibo Valentia, Catanzaro e Cosenza, nella regione Calabria; Avellino, Benevento, Caserta e Napoli, nella regione Campania; Isernia e Campobasso, nella regione Molise; Bari, Taranto e Brindisi, nella regione Puglia; Matera e Potenza nella regione Basilicata.
Storia
Il Caciocavallo Silano DOP è tra i più antichi e caratteristici formaggi a pasta filata del Mezzogiorno d’Italia. La denominazione deriva, secondo la tesi più accreditata, dalla consuetudine di appendere le forme di formaggio, in coppia, a cavallo di pertiche di legno disposte in prossimità dei focolari. Le prime notizie sulla preparazione del cacio risalgono al 500 a.C. Nei secoli successivi, troviamo citazioni sulle qualità del butirro, antenato del caciovallo, in opere di diversi autori latini, fra cui Plinio. La denominazione Silano deriva invece dalle origini antiche legate all’altopiano della Sila.
Gastronomia
Il Caciocavallo Silano DOP si conserva in luogo fresco e asciutto, nel proprio incarto d’acquisto. Nel frigorifero va collocato nello scomparto meno freddo. Questo formaggio è ottimo da pasto e presenta elevate qualità nutritive. Il Caciocavallo Silano DOP è utilizzato in molte preparazioni gastronomiche, soprattutto abbinato a carni rosse e funghi, ma risulta ottimo anche cotto sulla piastra. Per le sue peculiarità si abbina bene con i vini rossi d’annata.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Caciocavallo Silano DOP. É commercializzato in forme intere, a tranci, porzionato e preconfezionato. Deve recare sulla forma impresso termicamente il logo prodotto ed il numero di identificazione del produttore.
Nota distintiva
Il Caciocavallo Silano DOP è caratterizzato da una elevata concentrazione di vitamine, proteine e sali minerali, dovuta alla considerevole quantità di latte utilizzato per la sua produzione; ne occorrono infatti 10 litri per ogni chilogrammo di formaggio.

Lenticchia di Altamura IGP

Lenticchia di Altamura IGP

L’Indicazione Geografica Protetta Lenticchia di Altamura è riservata alla lenticchia secca appartenente alle varietà Laird ed Eston appartenenti alla specie: Lens esculenta Moench (Sinonimi: Ervum lens. L., Lens culinaris Medic).
Aspetto e sapore
La Lenticchia di Altamura IGP si contraddistingue oltre che per le dimensioni, anche per il loro colore verde, risultato della raccolta del legume poco prima della completa maturazione, onde favorirne la conservazione degli aromi. Il suo gusto è più dolce rispetto alle altre, e si distinguono i sentori erbacei e aromatici. Sotto l’aspetto nutrizionale è ricca di ferro e di carboidrati, ma facilmente digeribile grazie alla presenza di molte fibre, sali minerali e vitamine.
Zona di produzione
La zona di produzione della Lenticchia di Altamura IGP comprende il territorio amministrativo dei seguenti Comuni: Altamura, Ruvo di Puglia, Corato, Minervino Murge, Andria, Spinazzola, Poggiorsini; Gravina in Puglia, Cassano delle Murge, Santeramo in Colle nella regione Puglia; Montemilone, Palazzo San Gervasio, Genzano di Lucania, Irsina, Tricarico, Matera, Banzi, Forenza, Tolve nella regione Basilicata.
Commercializzazione
La Lenticchia di Altamura deve essere immessa al consumo in confezioni della capacità massima di kg 10 per uso Alimentare. Esclusivamente per le transazioni commerciali all’ingrosso il prodotto può essere confezionato in big bags della capacità massima di 30 q.li o in sacchi della capacità massima di 25 kg idonei all’uso alimentare.