Arancia di Ribera DOP

Arancia di Ribera DOP

L’Arancia di Ribera DOP è un agrume allo stato fresco ottenuto dalle varietà: Brasiliano (con i cloni Comune e Risanato); Washington Navel (con i cloni Comune, Risanato e 3033) e Navelina (con i cloni Comune, Risanata e ISA 315).
Metodo di produzione
L’Arancia di Ribera DOP è prodotta a partire da nuovi agrumeti oppure da impianti ottenuti tramite riconversione varietale di agrumeti già esistenti. Nel primo caso si procede con la messa a dimora di giovani piante da vivaio, da eseguire nel periodo invernale, a partire dal mese di dicembre fino a tutto marzo, con piante di uno o due anni; nel secondo caso si esegue in primavera il reinnesto su aranci in buone condizioni e preventivamente potati. La conduzione degli impianti può essere di tipo tradizionale, integrato oppure biologico. La prima varietà ad essere raccolta, dal primo novembre alla fine di febbraio, è la Navelina. Per le altre varietà, Brasiliano e Washington Navel, la raccolta inizia nella prima decade di dicembre e termina alla fine di maggio. I frutti vengono raccolti manualmente con l’ausilio di forbici.
Aspetto e sapore
L’Arancia di Ribera DOP ha forma sferico-ellissoidale ed è facilmente riconoscibile per il caratteristico ombelico interno, più pronunciato nelle varietà Brasiliano e Washington Navel. La buccia, di colore arancio intenso, tende a diventare rossastra verso fine inverno. La polpa è bionda e zuccherina, dalla consistenza particolarmente delicata, che si scioglie in bocca lasciando pochissimi residui di membrana.
Zona di produzione
La zona di produzione dell’Arancia di Ribera DOP si sviluppa lungo i lati e i versanti dei fiumi Verdura, Magazzolo, Platani e Carboj e comprende le aree di 13 comuni della provincia di Agrigento e di un comune della provincia di Palermo, nella regione Sicilia.
Storia
Alcune testimonianze storiche riportano come già agli inizi dell’Ottocento, nella vallata del fiume Verdura, fossero presenti delle eccellenti produzioni di arance. In questi stessi documenti il territorio viene descritto come estremamente ricco, attraversato da acque dolcissime che consentivano la produzione di frutti esportati fino in America. In particolare, sappiamo che a partire dal 1950 il prodotto inizia ad essere conosciuto come “arancia di Ribera” e dal 1966 è protagonista della Fiera Mercato organizzata sul territorio.
Gastronomia
L’Arancia di Ribera DOP deve essere conservata in un luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di calore. è ottima da consumare come frutta fresca oppure come spremuta, grazie alla sua elevata succosità e alle sue eccellenti qualità gustative. La buccia è perfetta per la preparazione dei canditi. Per la sua elevata digeribilità e l’acidità moderata, l’Arancia di Ribera DOP può essere consumata anche la sera senza affaticare la digestione. In cucina è un frutto versatile, utilizzato nella preparazione di un’infinità di piatti sia salati che dolci, tradizionali o innovativi come le “arance tonnate”, “i garganelli all’arancia e coppa d’inverno”, “l’anatra all’arancia con il cous cous trapanese”, “il fior di latte all’arancia” e “l’aranzada”.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Arancia di Ribera DOP nelle varietà: Brasiliano, Washington Navel, Navelina. Può essere confezionata in sacchi retinati dal peso non superiore a 5 kg; in contenitori e/o vassoi di legno, plastica e cartone del peso massimo di 25 kg; oppure in bins alveolari del peso massimo di 40 kg. Le categorie commerciali ammesse sono esclusivamente la Extra e la Prima. In etichetta può essere riportata l’indicazione della settimana di raccolta dei frutti.
Nota distintiva
Dopo la raccolta, l’Arancia di Ribera DOP non subisce alcun trattamento chimico né viene fatto uso di cere: la buccia viene semplicemente lavata con acqua potabile, consentendo l’impiego integrale del frutto per tutti gli usi gastronomici.

Arancia Rossa di Sicilia IGP

Arancia Rossa di Sicilia IGP

L’Arancia Rossa di Sicilia IGP è un agrume allo stato fresco ottenuto dalle varietà Tarocco, Moro e Sanguinello, caratterizzato dalla presenza di antocianine che gli conferiscono un caratteristico colore rosso.
Metodo di produzione
Le condizioni ambientali e di coltura degli aranceti destinati alla produzione dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP devono essere quelle tradizionali della zona. Il periodo di maturazione dei frutti varia dalla metà di dicembre fino ad aprile, a seconda delle varietà. In particolare il Tarocco è raccolto nel periodo che va da dicembre ad aprile, fino alla seconda settimana di maggio; la varietà Moro si colloca invece nel più breve periodo di dicembre-febbraio. La varietà Sanguinello, infine, si raccoglie da febbraio ad aprile. La raccolta dei frutti avviene manualmente con l’ausilio di apposite forbicine che tagliano il peduncolo. Dopo la raccolta non è ammessa alcuna pratica di trasformazione del frutto, compresa la deverdizzazione o sverdimento, procedura che, mediante trattamento con gas, permette ai frutti precoci di raggiungere la colorazione tipica per la messa in commercio.
Aspetto e sapore
L’Arancia Rossa di Sicilia IGP si presenta di forma globosa od obovata (ovoidale); ha polpa di colore arancio con screziature rosse (varietà Tarocco e Sanguinello) o rossovinoso (varietà Moro). Il calibro minimo dei frutti è 10 mm, con diametro compreso fra 60 e 68 mm. Il frutto è ricco di vitamine e sostanze benefiche utili per regolare le funzioni digestive e metaboliche, prevenire infezioni e invecchiamento cellulare.
Zona di produzione
La zona di produzione dell’Arancia Rossa di Sicilia IGP comprende alcuni comuni delle province di Enna, Catania e Siracusa, nella regione Sicilia.
Storia
Di origine cinese, nell’antichità l’Arancia Rossa di Sicilia IGP era largamente diffusa nell’area mediterranea, ma veniva usata prevalentemente a scopo ornamentale o religioso. Solo a partire dal XVII secolo si è diffusa a livello popolare nell’Italia meridionale, con l’arrivo degli Arabi, che già ne conoscevano le proprietà salutistiche e dietetiche. L’introduzione in Sicilia delle arance pigmentate si deve forse a un missionario genovese di ritorno dalle Filippine, così come riportato dal gesuita Ferrari (1646) nell’opera Hesperides. Tra i prodotti più noti nel corso delle battaglie risorgimentali, nel luglio del 1860 Camillo Benso conte di Cavour scriveva nei suoi telegrammi: “Le arance sono sulla nostra tavola e stiamo per mangiarle. Per i maccheroni bisogna aspettare perché non sono ancora cotti”, alludendo alla Sicilia già occupata dai garibaldini. A partire dalla metà del secolo scorso, la coltivazione delle arance rosse ha assunto un ruolo sempre più importante nell’economia siciliana, sia in termini di superfici investite che di produzioni ottenute.
Gastronomia
L’Arancia Rossa di Sicilia IGP deve essere conservata in luogo fresco e asciutto. è ottima consumata fresca, pelata “al vivo” ovvero eliminando con un coltellino sia la parte bianca vicina alla scorza che la pellicina che separa i vari spicchi. Può inoltre essere utilizzata nella preparazione di succhi, marmellate, insalate, salse e liquori. Con la buccia si possono preparare canditi e dolci. L’Arancia Rossa di Sicilia IGP in cucina viene impiegata per aromatizzare volatili, carne di maiale e pesci bianchi.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio come Arancia Rossa di Sicilia IGP nelle varietà: Tarocco, Moro o Sanguinello. È commercializzato sfuso o in idonee confezioni. Il prodotto è presente sul mercato da dicembre ad aprile, in funzione della stagionalità propria di ogni varietà.
Nota distintiva
L’Arancia Rossa di Sicilia IGP si contraddistingue per contenere pigmenti rossi unici dovuti alla presenza di antocianine (soprattutto cianidin-3-glucoside) e per possedere un’alta concentrazione di sostanze antiossidanti.

Cappero di Pantelleria IGP

Cappero di Pantelleria IGP

Il Cappero di Pantelleria IGP si riferisce al bocciolo fiorale della pianta appartenente alla specie botanica Capparis spinosa, varietà Inermis, cultivar Nocellara, che viene sottoposto a maturazione tramite salatura con sale marino fresco.
Metodo di produzione
Il terreno di Pantelleria, di origine vulcanica ed estremamente arido per la scarsa piovosità, è l’ambiente ideale per la coltivazione del cappero. Le piantine, accuratamente scelte, vengono messe a dimora nei terreni ritenuti più idonei alla coltivazione, ovvero quelli terrazzati e più esposti al sole; una volta costituita la coltivazione, il terreno viene lavorato e concimato in inverno e i capperi vengono potati. La raccolta viene effettuata a mano e in modo scalare dal primo maggio al 31 ottobre, lasciando sulla pianta i bottoni fiorali che non hanno raggiunto un sufficiente grado di maturazione. I contadini ritornano sulla stessa pianta ogni 8-10 giorni, a seconda delle condizioni climatiche. Per il processo di salatura, i capperi appena raccolti sono disposti in un tino dove vengono ricoperti di sale marino grosso e mescolati ogni giorno per 10 giorni. Viene poi eliminata l’acqua di vegetazione ed effettuata una seconda salatura procedendo con rimescolamento e sgrondo giornaliero per ulteriori 10 giorni.
Aspetto e sapore
Il Cappero di Pantelleria IGP ha forma globosa, subsferica, raramente lunga e conica, di colore verde tendente al senape. L’odore è forte e caratteristico; il sapore è aromatico e tipicamente salato. La percentuale di sale marino presente nelle confezioni non supera il 25% del peso dei capperi.
Zona di produzione
La zona di produzione del Cappero di Pantelleria IGP interessa esclusivamente l’omonima isola di Pantelleria, in provincia di Trapani, nella regione Sicilia.
Storia
Le origini del Cappero di Pantelleria IGP risalgono ai Greci e ai Latini. Il cappero era allora molto conosciuto sia per il suo impiego gastronomico che per le sue proprietà benefiche per l’organismo e, addirittura, per le virtù afrodisiache, citate persino nella Bibbia. Nel Seicento, Domenico Romoli, detto Panunto, nel suo famoso trattato culinario La singolar Dottrina, afferma che “quei che mangeranno non hauran dolore di milza, ne di fegato… son contrari alla melanchonia”. In epoca moderna, notizie specifiche sono rintracciabili nel saggio di Pietro Calcara Breve cenno sulla Geognosia ed Agricoltura dell’isola di Pantelleria, edito a Palermo nel 1855 su Il Giornale della Commissione d’Agricoltura e Pastorizia in Sicilia. In questa opera si sottolinea già il valore economico e commerciale del cappero per la società pantesca dell’epoca. Da allora il cappero ebbe sempre più importanza per l’economia locale, fino a superare, in tempi più recenti, la consolidata viticoltura del posto.
Gastronomia
Per una corretta conservazione, il Cappero di Pantelleria IGP deve essere lasciato al naturale, sotto sale marino. Può durare anche degli anni, mantenendo sempre le sue ottime caratteristiche organolettiche. Prima del consumo è importante eliminare il sale in eccesso, lavando il prodotto sotto acqua corrente. Il cappero è ingrediente fondamentale della cucina mediterranea in abbinamento alla pasta, alle carni e al pesce. Protagonista indiscusso sulla Pizza Napoletana STG e su quella siciliana. Viene utilizzato nella preparazione degli “spaghetti alla puttanesca” e del “pesto pantesco” con pomodoro, origano, acciughe e olive nere. Ha proprietà diuretiche, toniche e digestive.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Cappero di Pantelleria IGP. è commercializzato in idonei contenitori in vetro o in plastica.
Nota distintiva
Il Cappero di Pantelleria IGP si differenzia dagli altri per il sapore più intenso e deciso dovuto alla presenza nel terreno lavico di percentuali altissime di una sostanza proteica denominata glucocapparina.

Carota Novella di Ispica IGP

Carota Novella di Ispica IGP

La Carota Novella di Ispica IGP è un ortaggio fresco appartenente alla specie Daucus carota L., nelle varietà derivanti dal gruppo Carota Semilunga Nantese e relativi ibridi.
Metodo di produzione
Prima della semina il terreno viene adeguatamente preparato con aratura che crea solchi profondi 40-50 cm. La semina viene effettuata in autunno con seminatrici pneumatiche di precisione; segue la “rullatura” che interra i semi ad 1 cm di profondità. è ammesso l’uso di concimi purché misto-organici oppure a base di meso o micro-elementi. Possono inoltre essere eseguite operazioni di “sarchiatura” al fine di eliminare le erbe infestanti, migliorare la morbidezza del terreno e distribuire al meglio i concimi. La raccolta avviene giornalmente a partire dal 20 febbraio fino al 15 giugno, con l’ausilio di macchine raccoglitrici in grado di passare una volta sola sul terreno. Il prodotto fresco viene quindi lavato, selezionato e confezionato nella zona di produzione.
Aspetto e sapore
La Carota Novella di Ispica IGP ha forma cilindro-conica, diametro variabile da 15 a 40 mm e peso compreso tra 50 e 150 g. Si presenta pulita, lucida in superficie; priva di radice apicale e radichette secondarie, senza fessure visibili; il colore arancione è particolarmente intenso. La polpa è tenera e croccante mentre la parte più interna è fibrosa. Il sapore è quello tipico della carota; il profumo è intenso con note di erbaceo.
Zona di produzione
La zona di produzione della Carota Novella di Ispica IGP comprende alcuni comuni delle province di Ragusa, Siracusa, Catania e Caltanissetta, nella regione Sicilia.
Storia
Le prime testimonianze sulla produzione della carota a Ispica risalgono al 1955. Da questo comune siciliano, la coltivazione dell’ortaggio si è diffusa in tutta l’area geografica che oggi costituisce la zona di produzione. Negli anni Cinquanta sono iniziate anche le prime operazioni di esportazione della carota di Ispica: alcune testimonianze raccontano che gli importatori europei riconoscevano immediatamente un carico di Carota Novella di Ispica dal profumo particolare ed intenso. L’importanza del prodotto per l’economia del territorio è affermata da Pina Avveduto nel suo La Coltivazione della Carota ad Ispica (1972): “come è intuibile, la rapida diffusione della nuova coltivazione è stata favorita dalla facile commerciabilità del prodotto, accettato ed anzi richiesto da tutti i mercati nazionali ed internazionali per i sui pregi intrinseci. La nostra carota infatti si fa preferire per precocità, qualità di forma (pezzatura), proprietà organolettiche (colore, sapore), proprietà chimiche”.
Gastronomia
La carota Novella di Ispica IGP va conservata in luogo fresco, meglio se in frigorifero nel ripiano in cui si ripongono solitamente le verdure, avvolta in un canovaccio appena inumidito. Per non disperdere le sue qualità nutrizionali, l’ideale è consumarla cruda, in pinzimonio o in insalata, oppure cotta al vapore. In cucina, è uno degli ingredienti più diffusi e ogni ricetta richiede un taglio particolare. Si abbina ad altri ortaggi, servita in insalata o in piatti caldi. Famoso il suo impiego nella preparazione di dolci, zuppe, caponata e marmellate. è gustosa anche fritta, lessa o cucinata in agrodolce.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Carota Novella di Ispica IGP. è venduto nelle categorie commerciali Extra (di qualità superiore) e Prima (di buona qualità). È commercializzato in vassoi di peso inferiore a 2 kg, ricoperti da film di protezione; in sacchi in polietilene o polipropilene di peso compreso tra 1 e 6 kg o in sacchi salvafreschezza di peso compreso tra 6 e 12 kg.
Nota distintiva
Giungendo a maturazione già a fine febbraio, la Carota Novella di Ispica IGP si distingue dalle altre carote per essere un prodotto tipicamente invernale-primaverile, precoce, per questo definita “novella”, dalle eccellenti caratteristiche chimiche e organolettiche.

Ciliegia dell’Etna DOP

Ciliegia dell’Etna DOP

La Ciliegia dell’Etna DOP designa il frutto allo stato fresco ottenuto dalla varietà di ciliegio dolce Prunus avium L., della famiglia delle Rosaceae, nell’ecotipo Mastrantonio (Donnantonio).
Metodo di produzione
I sistemi di conduzione degli impianti sono quelli consolidati dalla tradizione e tengono in considerazione fattori quali il tipo di cultivar di ciliegio, il tipo di suolo e il clima. La coltivazione può seguire il metodo convenzionale, quello integrato oppure biologico. La raccolta avviene nei mesi di giugno e luglio e deve essere eseguita a mano, quando il frutto ha completato naturalmente il proprio processo di maturazione, avendo cura di staccare le ciliegie dalla pianta con tutto il peduncolo, al fine di evitare infezioni e marciumi che ne comprometterebbero le caratteristiche organolettiche. Prima del confezionamento, che deve avvenire entro le 12 ore successive alla raccolta, i frutti vengono conservati all’interno di luoghi freschi e al riparo dalla luce diretta del sole, per evitare lo scadimento della qualità. Se la commercializzazione non avviene entro le 48 ore successive alla raccolta, i frutti devono essere conservati ad una temperatura compresa tra 18 e 20°C all’interno di celle frigorifero.
Aspetto e sapore
La Ciliegia dell’Etna DOP si contraddistingue per la pezzatura medio-grande con peduncolo lungo e il classico colore rosso brillante. L’esterno è croccante, la polpa compatta e il sapore dolce, gradevole ed equilibrato grazie alla bassa acidità associata ad un buon tenore zuccherino.
Zona di produzione
La zona di produzione della Ciliegia dell’Etna DOP comprende numerosi comuni della provincia di Catania, nella regione Sicilia.
Storia
Nella zona di interesse la coltivazione della Ciliegia dell’Etna DOP ha una tradizione secolare basata sugli sforzi continui dei contadini del posto di trasformare i terreni vulcanici chiamati sciare, (termine dialettale di derivazione araba che significa “terra bruciata”) in terreni fertili. I maggiori sforzi sono stati profusi nella creazione di impianti irrigui localizzati che consentissero irrigazioni di soccorso e fertirrigazioni durante la lunga stagione vegetativa in periodo asciutto. La produzione di questo frutto è così da tempo al centro di un importante indotto economico fatto di mestieri e tradizioni, come dimostrano anche le sagre e gli eventi ad esso dedicati. In particolare, la “Sagra delle ciliegie e delle rose” che, dal 1950, si tiene l’ultimo fine settimana di giugno e la “Reginetta delle ciliegie”, sagra basata su un’antica festa popolare che avveniva in occasione della raccolta delle ciliegie coltivate nella zona di Fondo Macchia.
Gastronomia
La Ciliegia dell’Etna DOP si conserva in frigorifero per alcuni giorni, facendo attenzione a eliminare eventuali frutti danneggiati. Questi frutti sono consumati allo stato fresco e vengono impiegati come ingrediente nella preparazione di marmellate, bavaresi e dolci. Tra questi ultimi ottimi sono il plumcake, il cheesecake, la torta di riso e il crumble alle ciliegie. Per i piatti salati, l’utilizzo della Ciliegia dell’Etna DOP è ancora limitato a poche pietanze a base di carne, quali ad esempio l’anatra e il manzo.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Ciliegia dell’Etna DOP. Le ciliegie appartengono alle categorie Extra e Prima e devono essere confezionate in contenitori di altezza non superiore a 12 cm e con capacità massima di 10 kg di prodotto. Il contenuto di ogni imballaggio deve essere omogeneo in pezzatura e maturazione. è disponibile nei mesi di giugno e luglio.
Nota distintiva
La Ciliegia dell’Etna DOP si distingue per i lunghi tempi di maturazione, molto più ampi rispetto ad altre varietà, a causa del progressivo innalzamento, rispetto al livello del mare, dei terreni di coltivazione della zona del vulcano Etna.

Ficodindia dell’Etna DOP

Ficodindia dell’Etna DOP

Il Ficodindia dell’Etna DOP designa il frutto allo stato fresco ottenuto dalla specie Opuntìa Ficus-Indica L. Miller nelle tre varietà Sanguigna, Sulfàrina e Muscaredda.
Metodo di produzione
Molto resistente al caldo ed alla siccità, la pianta da ficodindia si riproduce usando le pale di circa due anni di età che si interrano per i due terzi. I terreni più adeguati sono quelli di tessitura media o grossolana, opportunamente lavorati. Dopo la fioritura, tra fine maggio e la prima quindicina di giugno, si eliminano buona parte dei fiori o frutticini allegati (“scutulata” o “scozzolatura”). Le operazioni di raccolta si svolgono dalla seconda decade di agosto per i frutti di prima fioritura (Agostani o Latini) e da settembre a dicembre per i frutti di seconda fioritura (Scozzolati o Bastardoni). La raccolta è manuale con l’aiuto dei caratteristici “coppi”. I frutti vengono poi immagazzinati in locali asciutti e ventilati e sottoposti al processo di despinatura, che serve ad eliminare le numerose spine presenti sulla parte esterna dei frutti. Per questa operazione si esclude il trattamento in acqua calda mentre, attraverso un nastro trasportatore, vengono fatti arrivare ad una spazzolatrice dotata di rulli a setole speciali, in grado di eliminare completamente le spine senza danneggiare il frutto.
Aspetto e sapore
Il Ficodindia dell’Etna DOP presenta forma ovoidale, è ricoperto di spine ed ha una polpa succosa. Si distingue in tre varietà: Sanguigna, a polpa rossa, succosa dal gusto corposo; Sulfarina (o Nostrale), a polpa gialla, consistente e saporita; Muscaredda (o Sciannarina), a polpa bianca, dal sapore delicato. I frutti di prima fioritura (Agostani o Latini) hanno dimensioni più ridotte rispetto a quelli di seconda fioritura (Scozzolati o Bastardoni).
Zona di produzione
La zona di produzione del Ficodindia dell’Etna DOP ricade nel territorio dei comuni di Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Camporotondo, Belpasso e Paternò, in provincia di Catania, nella regione Sicilia. Parte dell’area risulta all’interno del Parco Regionale dell’Etna.
Storia
L’origine storica dell’introduzione in Sicilia del Ficodindia dell’Etna DOP è controversa. Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia attribuisce l’origine del nome ad Opunte, città greca. Per molti sarebbe stato importato nel Mediterraneo da Cristoforo Colombo di ritorno dalle Americhe; per altri risalirebbe alla dominazione araba dell’isola (IX secolo). Il ficodindia si è comunque inserito perfettamente nel panorama botanico della Sicilia con caratteristiche qualitative di colore, serbevolezza e consistenza uniche nel versante sud occidentale etneo.
Gastronomia
Per garantire una buona conservabilità, è opportuno mantenere il prodotto in frigorifero o a temperature non superiori ai 6-8°C; in questi casi i frutti possono essere conservati fino a cinque settimane dalla raccolta. Il Ficodindia dell’Etna DOP viene generalmente consumato fresco: si tolgono le due estremità, si taglia la buccia per tutta la lunghezza, infine si tirano i lembi con le dita, aprendoli. Oltre che fresco, questo prodotto può essere utilizzato come ingrediente di dolci caratteristici siciliani e per la produzione di un liquore antichissimo, il Rosolio di Ficodindia dell’Etna DOP. Con la polpa dei frutti si preparano inoltre confetture, dolci, gelati, succhi, canditi. Le bucce, prima sbollentate, si possono friggere in pastella per rendere sfiziosi gli antipasti e i contorni.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio come Ficodindia dell’Etna DOP, nelle varietà: Sanguigna, Sulfarina e Muscaredda, con eventuale indicazione in etichetta delle tipologie Agostani o Bastardoni. È commercializzato despinato in idonei imballaggi di cartone legno o plastica.
Nota distintiva
La produzione del Ficodindia dell’Etna DOP avviene mediante la particolare tecnica colturale della “scozzolatura”, che consiste nell’eliminazione dei primi fiori al fine di provocare una seconda fioritura che origina frutti più grandi e di qualità ancora più elevata.

Ficodindia di San Cono DOP

Ficodindia di San Cono DOP

Il Ficodindia di San Cono DOP si riferisce ai frutti allo stato fresco, despinati, delle seguenti cultivar della specie Opunzia ficus indica: Sulfarina o Nostrale (detta anche Gialla), Sanguigna (detta anche Rossa), Muscaredda o Sciannarina (detta anche Bianca). È ammessa inoltre una percentuale massima pari al 5% di ecotipi locali.
Metodo di produzione
Sono considerati ecotipi locali, quindi ammessi nella DOP, le selezioni di Trunzara relative alle cultivar Surfarina, Sanguigna e Muscaredda. Prima dell’impianto il terreno deve essere adeguatamente lavorato e concimato. Gli impianti sono esclusivamente di tipo specializzato, con densità di piantagione da 200 a 650 piante per ettaro. Nel periodo compreso tra il 10 maggio e la fine di giugno si esegue, di norma, la “scozzolatura” ovvero l’eliminazione dei fiori o dei frutticini primaverili così da indurre una seconda fioritura e la fruttificazione tardiva. La raccolta si effettua 20 agosto al 30 settembre per i frutti di prima fioritura, detti Agostani, e dal 10 settembre al 31 dicembre per i Tardivi o Scozzolati. Per l’immissione in commercio i frutti devono necessariamente essere sottoposti a despinazione.
Aspetto e sapore
Il Ficodindia di San Cono DOP è un frutto di grandi dimensioni, con peso variabile da un minimo di 105 fino a 270 g (con tolleranza del 5%). La buccia ha colore intenso, con sfumature dal verde al giallo-arancio per la cultivar Surfarina; la cultivar Sanguigna ha invece sfumature dal verde al rosso rubino; sfumature dal verde al bianco paglierino per la cultivar Muscaredda. Il profumo è delicato e il sapore risulta molto dolce.
Zona di produzione
La zona di produzione del Ficodindia di San Cono DOP interessa il territorio posto ad altitudine compresa tra 200 e 600 metri s.l.m. dei comuni di San Cono e San Michele di Ganzaria, in provincia di Catania, Piazza Armerina in provincia di Enna e Mazzarino in provincia di Caltanissetta, nella regione Sicilia.
Storia
La presenza del ficodindia in Sicilia è secolare. Già nella prima metà dell’Ottocento la coltura veniva considerata una delle più rilevanti per il territorio, tanto da essere definita “la manna, la provvidenza della Sicilia” dall’agronomo francese De Gasparin (1840). Nella zona di San Cono si afferma come coltura specializzata a partire dagli anni Settanta del XX secolo.
Gastronomia
Se mantenuto a basse temperature, il Ficodindia di San Cono DOP si conserva anche per alcune settimane. Oltre che come gustoso frutto fresco, viene utilizzato in cucina per la preparazione di numerose ricette: arrosto oppure sbollentato può diventare ingrediente di sfiziose insalate; può essere fatto ripieno, con provola e cipolla, poi fritto e condito con salsa di pomodoro; o ancora può essere usato per condire spaghetti, riso o piatti a base di carne o pesce. Può essere ridotto in marmellata o mostarda.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Ficodindia di San Cono DOP, nelle varietà: Sulfarina o Nostrale (detta anche Gialla), Sanguigna (detta anche Rossa), Muscaredda o Sciannarina (detta anche Bianca). Gli Agostani sono disponibili sul mercato nei mesi di agosto e settembre, i Tardivi o Scozzolati invece da settembre a dicembre; vengono confezionati in cassette di legno, plastica e cartone, oltre che in vaschette di plastica e cartone; tutte possono contenere alveoli. Le tre cultivar, secondo tradizione, possono essere presenti all’interno della stessa confezione. I pesi variano da 500 g fino a 5 kg. Le categorie commerciali ammesse sono Extra e Prima.
Nota distintiva
La presenza di ampie vallate con buona irradiazione solare e ventilazione, clima mite durante tutto l’anno, sono responsabili dell’elevato contenuto di antociani che determinano il colore acceso di buccia e polpa del Ficodindia di San Cono DOP. L’altitudine moderata e un’ottima gestione delle risorse idriche contribuiscono invece allo sviluppo di frutti dalle dimensioni maggiori e con un più alto contenuto zuccherino.

Limone di Siracusa IGP

Limone di Siracusa IGP

Il Limone di Siracusa IGP è un agrume della specie botanica Citrus limon L. Burm, cultivar Femminello e suoi cloni, nelle tipologie: Primofiore, Bianchetto o Maiolino (o limone primaverile), Verdello (o limone d’estate).
Metodo di produzione
I sesti di impianto devono avere una densità massima di 400-500 piante per ettaro o di 850 unità nel caso di sesti dinamici. Gli impianti possono essere curati con metodo convenzionale, integrato oppure biologico. Tutte le operazioni colturali vanno eseguite in modo tale che si mantenga il giusto equilibrio e sviluppo della pianta, che deve sempre essere soggetta ad una corretta aerazione ed esposizione al sole. La raccolta dei frutti è manuale ed è effettuata, direttamente dalla pianta, con l’ausilio di forbicine per il taglio del peduncolo e si esegue in periodi diversi: a partire dal primo ottobre fino al 14 aprile per il Primofiore; dal 15 aprile al 30 giugno per il Bianchetto o Maiolino; dal primo luglio al 30 settembre per il Verdello.
Aspetto e sapore
Il Limone di Siracusa IGP presenta caratteristiche differenti a seconda della tipologia. Il Primofiore infatti ha pezzatura medio-grande, forma ellittica, buccia e polpa di colore variabile dal verde chiaro al giallo-citrino e succo giallo citrino. Il Bianchetto o Maiolino ha pezzatura grande, si presenta ellittico od ovoidale, buccia giallo chiaro, polpa gialla e succo giallo-citrino. Il Verdello, mediogrande, ha forma ellittico-sferoidale, buccia colore verde chiaro, mentre succo e polpa sono giallo-citrino.
Zona di produzione
La zona di produzione del Limone di Siracusa IGP comprende tutto o parte del territorio amministrativo dei comuni di Augusta, Melilli, Siracusa, Noto, Avola, Rosolini, Floridia, Priolo Gargallo, Solarino e Sortino in provincia di Siracusa, nella regione Sicilia.
Storia
La pianta del limone iniziò ad essere coltivata in maniera intensiva nel siracusano a partire dal XVII secolo ad opera dei Padri Gesuiti, esperti coltivatori. Il limone divenne una delle principali fonti di sostentamento del territorio e nel 1891 la produzione raggiunse circa 11.600 tonnellate di prodotto. Visto il successo della coltivazione, nell’area iniziarono a nascere aziende che lavoravano questi frutti per ricavare l’agro-cotto, il citrato di calcio e l’acido citrico. Si iniziò a commercializzare il prodotto anche all’estero, soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra. La coltura del limone del siracusano è rimasta, fino ad oggi, uno dei fiori all’occhiello dell’economia locale.
Gastronomia
Il Limone di Siracusa IGP va conservato in frigorifero o in luogo fresco e asciutto. La temperatura ideale di conservazione va da 6 a 12°C. Le caratteristiche del succo (come la resa, il contenuto di vitamina C e di acido citrico) nonché le peculiarità dei suoi oli essenziali (ricchi di aldeidi quali il nerale e il geraniale) lo rendono particolarmente adatto nella preparazione di dolci, sorbetti e gelati. La buccia può essere utilizzata in moltissime bevande come tè, acqua tonica o drinks. In cucina si apprezza anche su primi e secondi piatti sia a base di pesce che di carne. È usato infine per la preparazione di prodotti da forno e liquori.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio come Limone di Siracusa IGP, nelle tipologie: Primofiore, Bianchetto o Maiolino, Verdello. Grazie alla scalarità delle tre tipologie è disponibile sul mercato tutto l’anno anche se il periodo di vendita più rilevante va comunque dal mese di ottobre al mese di maggio. Può essere commercializzato sfuso oppure confezionato in idonei contenitori di cartone, legno, plastica oppure in reti e borse con banda plastica attaccata alla rete. Le categorie commerciali sono esclusivamente la Extra e la Prima.
Nota distintiva
Il Limone di Siracusa IGP si distingue dagli altri per l’elevata succosità, la ricchezza di ghiandole oleifere nella buccia e l’alta qualità degli oli essenziali. è inoltre un ottimo dissetante, aromatico, ricchissimo di vitamina C e di sali minerali.

Limone Interdonato Messina IGP

Limone Interdonato Messina IGP

Il Limone Interdonato Messina IGP è un agrume allo stato fresco della specie Citrus limon L. nella cultivar Interdonato, ibrido naturale tra un clone di cedro e uno di limone.
Metodo di produzione
Gli impianti possono essere condotti con il metodo integrato oppure biologico. La tecnica di allevamento può prevedere la costituzione di nuovi impianti tramite la messa a dimora di giovani piante, con operazioni eseguite dal primo settembre al 30 giugno; in alternativa può essere operata la conversione varietale di agrumeti già esistenti, nel qual caso le operazioni vengono svolte in primavera o in autunno. Questa cultivar risulta particolarmente sensibile ed esigente, motivo per cui le fasi di irrigazione e di potatura sono cruciali per il corretto sviluppo delle piante. L’irrigazione deve essere effettuata da aprile a ottobre, la potatura dal 15 febbraio al 15 settembre. La fioritura avviene al massimo due volte all’anno e la raccolta, prevista dal primo settembre al 15 aprile, viene eseguita manualmente. Di solito comunque le operazioni si concludono entro febbraio.
Aspetto e sapore
Il Limone Interdonato Messina IGP ha pezzatura medioelevata, forma ellittica e colore giallo alla maturazione, con estremità verdi opache. L’epicarpo è lucido e sottile. La polpa è gialla e il sapore risulta particolarmente dolce e delicato grazie al modesto contenuto di acido citrico.
Zona di produzione
La zona di produzione del Limone Interdonato Messina IGP interessa la parte ionica della provincia di Messina, nella regione Sicilia.
Storia
Il limone è presente in Sicilia fin dal periodo bizantino-arabo. Dapprima impiegato come pianta ornamentale e per il consumo locale, a partire dalla seconda metà del XVI secolo si pone al centro del comparto socio-economico, con lo sviluppo di una vera e propria attività di limonicoltura. Nel XIX secolo tutto il territorio della fascia ionica della provincia di Messina era conosciuto come la “terra dai giardini sempre verdi” e ogni aspetto della vita quotidiana gravitava intorno a questa particolare varietà, conosciuta allora anche come “limone speciale” o “fino”. L’origine della cultivar del Limone Interdonato Messina IGP è attribuibile al periodo compreso tra il 1875 e il 1880, ottenuto dal colonnello garibaldino Giovanni Interdonato (da cui prende il nome) eseguendo qualcosa come 200 innesti per arrivare ad ottenere infine il giusto ibrido cedro-limone. Il colonnello, dopo aver combattuto nei moti siciliani con i patrioti di Garibaldi e aver governato nel nome dei Savoia su buona parte del messinese, si rititò a vita privata nella sua villa di Fiumedinisi. Dopo il 1860 sviluppò la passione per la coltivazione degli agrumi, che lo portò ad incrociare un cedro e l’ariddaru, un limone locale, ottenendo quello che oggi è il Limone Interdonato Messina IGP.
Gastronomia
Il Limone Interdonato Messina IGP si conserva in luogo fresco e asciutto, possibilmente all’interno di un sacchetto di carta. Per il suo sapore particolarmente dolce è un ottimo limone da consumare da solo, anche con la buccia, oppure da gustare come insalata, a fette sottili con olio, aceto e sale. In cucina si presta alle più svariate ricette, come il tipico limone zuccarato, oltre alla preparazione di bevande di vario tipo. Un segreto per spremerne al meglio il succo è quello di tagliare il frutto in senso verticale, seguendo la naturale direzione degli spicchi.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio, da settembre ad aprile, nella tipologia Limone Interdonato Messina IGP. Può essere commercializzato sfuso o confezionato in contenitori di legno, plastica o cartone, in bins alveolari o in sacchi retinati del peso massimo di 5 kg. Le categorie ammesse sono la Extra e la Prima.
Nota distintiva
Il Limone Interdonato Messina IGP si caratterizza per la maturazione precoce e per il sapore particolarmente dolce e delicato, dovuto al modesto contenuto di acido citrico: è perciò ottimo da consumare da solo ed è il limone migliore da accompagnare al tè.

Monte Etna DOP – Olio EVO

Monte Etna DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Monte Etna DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo della varietà Nocellara Etnea, presente negli oliveti in misura non inferiore al 65%. Possono concorrere altre varietà presenti nella zona quali Moresca, Tonda Iblea, Ogliarola Messinese, Biancolilla, Brandofino e Olivo di Castiglione, fino ad un massimo del 35%.
Metodo di produzione
Le olive devono essere raccolte direttamente dalla pianta con la tecnica della pettinatura a mano delle chiome e con l’ausilio di mezzi meccanici idonei e reti di raccolta, onde evitare di mescolare le olive raccolte con quelle già precedentemente cadute sul terreno. La “bacchiatura” dei rami non è consentita. La molitura deve avvenire entro due giorni dalla raccolta, esclusivamente con macine in pietra e frangitoi meccanici. Le olive vanno precedentemente desfogliate con l’uso di aspiratrici, quindi lavate con acqua corrente. La fase di gramolatura dura dai 15 ai 40 minuti, con acqua a temperatura non superiore ai 28-30°C.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Monte Etna DOP presenta colore giallo-oro con riflessi verdi, odore fruttato leggero e sapore anch’esso fruttato, con lieve sensazione di piccante o di amaro.
Zona di produzione
La zona di produzione, trasformazione e confezionamento dell’olio extravergine di oliva Monte Etna DOP interessa alcuni comuni posti alle pendici del monte Etna, ricadenti nelle province di Catania, Enna e Messina, nella regione Sicilia.
Storia
L’olivicoltura nella Sicilia orientale ed in particolare nella zona di produzione dell’olio extravergine di oliva Monte Etna DOP ha origini plurimillenarie: è stata infatti introdotta nel primo millennio a.C. dai Fenici e nell’VIII secolo a.C. dai Greci. L’attività oleicola ha conosciuto uno sviluppo abbastanza continuativo nel corso dei secoli, testimoniato da numerose fonti storiche e letterarie. Sono noti i pesanti tributi imposti all’olio siciliano durante la dominazione romana nel III secolo a.C., per svantaggiarlo nei confronti della concorrenza dell’olio campano e laziale.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanano particolari odori. È inoltre consigliabile consumarlo entro 4–6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Monte Etna DOP è idoneo da utilizzarsi in cottura su arrosti di pesce e in minestre di legumi. Per il suo sapore gradevolmente fruttato è invece ottimo a crudo su bruschette e ortaggi freschi.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Monte Etna DOP. è confezionato in recipienti di vetro scuro, acciaio inox o lattina con banda stagnata di capacità non superiore a 5 l. Sulle etichette delle confezioni deve essere indicata obbligatoriamente l’annata di produzione.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Monte Etna DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,6 g per 100 g di olio e un punteggio al panel test maggiore o uguale a 7.

Monti Iblei DOP – Olio EVO

Monti Iblei DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Monti Iblei DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà Tonda Iblea, Moresca, Nocellara Etnea. La denominazione è accompagnata da una delle menzioni geografiche: Monte Lauro, Val d’Anapo, Val Tellaro, Frigintini, Gulfi, Valle dell’Irminio, Calatino, Trigona-Pancali.
Metodo di produzione
Le olive devono essere raccolte direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici. La raccolta deve avvenire entro il 30 ottobre o il 15 gennaio a seconda delle menzioni geografiche.
Aspetto e sapore
Monte Lauro: ottenuto dalla varietà Tonda Iblea (almeno 90%), ha colore verde, odore fruttato medio con media sensazione erbacea, sapore fruttato con sensazione media di piccante. • Val d’Anapo: ottenuto dalla varietà Tonda Iblea (almeno 60%), ha colore verde, odore fruttato leggero con media sensazione erbacea, sapore fruttato con sensazione leggera di piccante. • Val Tellaro: ottenuto dalla varietà Moresca (almeno 70%), ha colore verde, odore fruttato medio con leggera sensazione erbacea, sapore fruttato con sensazione media di piccante. • Frigintini: ottenuto dalla varietà Moresca (almeno 60%), ha colore verde, odore fruttato intenso con media sensazione erbacea, sapore fruttato con sensazione media di piccante. • Gulfi: ottenuto dalla varietà Tonda Iblea (almeno 90%), ha colore verde, odore fruttato intenso con media sensazione erbacea, sapore fruttato con sensazione media di piccante. • Valle dell’Irminio: ottenuto dalla varietà Moresca (almeno 60%), ha colore verde, odore fruttato leggero con leggera sensazione erbacea, sapore fruttato con sensazione leggera di piccante. • Calatino: ottenuto dalla varietà Tonda Iblea (almeno 60%), ha colore verde, odore fruttato leggero con media sensazione erbacea, sapore fruttato con sensazione leggera di piccante. • Trigona-Pancali: ottenuto dalla varietà Nocellara Etnea (almeno 60%), ha colore verde, odore fruttato medio con leggera sensazione erbacea, sapore fruttato con sensazione leggera di piccante.
Zona di produzione
La zona di produzione dell’olio extravergine di oliva Monti Iblei DOP interessa alcuni comuni delle province di Siracusa, Ragusa e Catania, nella regione Sicilia.
Storia
La coltivazione dell’olivo nella zona di produzione dell’olio extravergine di oliva Monti Iblei DOP risale a tempi antichissimi. Il fiorire della coltivazione e della commercializzazione è testimoniato dalle Pandette (antichi accordi commerciali) soprattutto per il ruolo che l’olio assunse come moneta pregiata di scambio.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanano particolari odori. È consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo gusto. L’olio extravergine d’oliva Monti Iblei DOP è ideale impiegato a crudo su pesce, verdure e carni bianche.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Monti Iblei DOP, accompagnato da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive: Monte Lauro, Val d’Anapo, Val Tellaro, Frigintini, Gulfi, Valle dell’Irminio, Calatino, Trigona-Pancali. È commercializzato confezionato in recipienti di vetro o banda stagnata di capacità non superiore a 5 l.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Monti Iblei DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale che varia fra 0,5 e 0,65 g per 100 g di olio, un punteggio al panel test maggiore o uguale a 6,5 o a 7 e un livello di polifenoli totali maggiore o uguale a 120 ppm.

Nocellara del Belice DOP

Nocellara del Belice DOP

La Nocellara del Belice DOP si riferisce alle olive da tavola verdi o nere e ai loro trasformati, ottenute da olivi dell’omonima varietà.
Metodo di produzione
La raccolta viene effettuata a mano tramite “brucatura”, generalmente tra ottobre e novembre. In questa fase è vietato l’impiego di cascolanti, cioè di sostanze che accelerano la maturazione del frutto. Il trasporto avviene in cassette a rete o graticci dove i frutti vengono disposti in strati non superiori ai 20 cm. Le fasi di lavorazione vengono avviate entro e non oltre 24 ore dalla raccolta. Sono previsti tre diversi sistemi di lavorazione per le olive verdi e due per le olive nere. Le olive verdi subiscono un processo di trasformazione o con “Sistema Sivigliano” (immersione in idrossido di sodio, lavaggi e fermentazione lattica), o con l’utilizzo di cangianti naturali (“al naturale”, si usa unicamente la salamoia) oppure attraverso il metodo Castelvetranese (immersione in soluzione sodica, aggiunta di sale macinato e lavaggio). Le olive deamarizzate mediante i primi due metodi possono essere in seguito trasformate nelle tipologie: Intera in Salamoia, Schiacciata, Denocciolata in Salamoia, Affettata, Incisa e Condita. Le olive nere, invece, possono essere trattate con o senza mezzo alcalino. Per le olive nere trattate senza mezzo alcalino è possibile, mediante ulteriore elaborazione, dare luogo alle seguenti tipologie: in Salamoia al Naturale, in Salamoia all’Aceto, Disidratate al sale secco o Infornate. Nel caso si effettui la lavorazione con mezzo alcalino è consentito l’utilizzo del “Sistema Californiano” o quello al sale secco.
Aspetto e sapore
La Nocellara del Belice DOP è caratterizzata dalla pezzatura grande, ogni frutto pesa 5-7 g. Ha forma arrotondata ed è verde o nera. Quella di tipo verde, quando giunge a maturazione, diventa di colore rosso vinoso. La polpa è consistente e croccante, il gusto leggermente amarognolo.
Zona di produzione
La zona di produzione della Nocellara del Belice DOP è localizzata nella valle del Belice, in particolare nei comuni di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna in provincia di Trapani, nella regione Sicilia.
Storia
L’olivicoltura della Valle del Belice ha una lunghissima tradizione, specie per le olive da mensa. Questa coltura è riuscita infatti ad affermarsi quasi spontaneamente sia per le idonee caratteristiche ambientali sia per i requisiti merceologici pregevoli dell’unica cultivar rappresentata in maniera così preponderante. I primi documenti che descrivono la presenza delle olive nel territorio della Valle del Belice risalgono addirittura ai tempi della colonia greca di Selinunte, nel VII secolo a.C. Dal XIX secolo la varietà Nocellara del Belice si è imposta come oliva utilizzabile sia da mensa che da olio.
Gastronomia
La Nocellara del Belice DOP si conserva in luoghi freschi e asciutti, al riparo da fonti di calore o luce diretta. Si consuma al naturale come gustoso aperitivo, è ottima anche abbinata a formaggi, salumi e verdure sotto olio della tradizione locale. Può essere anche utilizzata come ingrediente per insaporire piatti tipici siciliani, su tutti la famosa “caponata”.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Nocellara del Belice DOP. In particolare, le olive verdi sono vendute Intere (con nocciolo) in Salamoia mentre Denocciolate in Salamoia, Schiacciate, Affettate, Incise o Condite con olio, aglio, peperoncino e origano. Le olive nere, invece, sono attualmente immesse in commercio nella sola tipologia in Salamoia al Naturale. È generalmente confezionata in contenitori di vetro o banda stagnata, in sacchetti di materiale plastico tipo pellicola termosaldante e in contenitori di plastica o terracotta.
Nota distintiva
I suoli rossi o bruni e il clima spiccatamente mediterraneo creano condizioni microambientali che influiscono sulle caratteristiche di tipicità della Nocellara del Belice DOP, quali le dimensioni e il gusto particolare.

Pagnotta del Dittaino DOP

Pagnotta del Dittaino DOP

La Pagnotta del Dittaino DOP è un prodotto di panetteria ottenuto da un impasto preparato con semola rimacinata di grano duro proveniente da varietà prodotte all’interno della zona di produzione a cui si aggiungono acqua, lievito naturale e sale.
Metodo di produzione
Per ottenere l’impasto si utilizza il grano duro locale, preventivamente pulito e macinato, unito al lievito naturale ricavato dal lievito madre (che viene rinnovato ogni 24 ore), sale e acqua. Gli ingredienti vengono messi in un’impastatrice a “braccia tuffanti” per 12 minuti. L’impasto riposa poi in vasca per almeno 15 minuti. Dopo la prima fase di riposo, vengono formati panetti di pasta dalla forma sferica e dal peso di 1,2 kg. Le forme di pasta così ottenute vengono disposte su pianali di superficie liscia, lavabile e sanificabile per evitare contaminazioni indesiderate durante la lievitazione. Raggiunta la lievitazione ottimale, i panetti vengono messi in forno, a legna o gas, a 230°C per circa 60 minuti e poi fatti raffreddare a cottura ultimata.
Aspetto e sapore
La Pagnotta del Dittaino DOP si presenta nella tradizionale forma rotonda con un peso tra 500 e 1.100 g o come mezza pagnotta. La crosta ha uno spessore che va dai 3 ai 4 mm. La mollica ha un colore giallo tenue ed è compatta, uniforme ed elastica, con alveolatura a grana fine. La pagnotta fresca mantiene aroma, sapore e freschezza fino a cinque giorni dalla data di produzione.
Zona di produzione
La zona di produzione della Pagnotta del Dittaino DOP interessa diversi comuni della provincia di Enna e alcuni comuni della provincia di Catania, nella regione Sicilia.
Storia
L’origine della Pagnotta del Dittaino DOP è da rintracciarsi nella tradizione storica e culturale della zona di produzione di utilizzare il grano duro per la lavorazione di prodotti della panetteria, anziché il grano tenero come in altre parti d’Italia. Nello studio della storica Anna Maria Corradini intitolato Federico III ad Enna, urbs inexpugnabilis: risvolti storici, politici, economici, si attesta come la tradizione cerealicola ennese producesse un pane ottenuto dalla semola “rimacinata” di grano duro. La coltivazione del grano duro nell’area attraversata dal fiume Dittaino, ha quindi rappresentato una delle attività principali e più importanti del sistema economico locale, rivestendo una notevole valenza sociale, ambientale e culturale.
Gastronomia
La Pagnotta del Dittaino DOP si contraddistingue per la capacità di mantenere inalterate per ben cinque giorni le sue tipiche caratteristiche sensoriali, quali il sapore e la freschezza. Se conservata al meglio, in luogo fresco e asciutto, il tempo di conservazione può arrivare fino a 10 giorni e, se confezionata in atmosfera modificata, si può mantenere fino a 60 giorni. Tipico pane da bruschetta, la Pagnotta del Dittaino DOP viene generalmente consumata con piatti di carne, pesce o insalate. Ottima anche per accompagnare i formaggi siciliani e i salumi o, affettata, condita con un filo di olio extravergine di oliva locale, origano e pomodori o con il patè di olive. Tagliata in fette sottili, è ideale anche per la prima colazione.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Pagnotta del Dittaino DOP. è commercializzato intero con una pezzatura compresa tra 500 e 1.100 g o come mezza pagnotta. È confezionato con un film plastico microforato oppure in atmosfera modificata, in modo da garantirne i requisiti igienico-sanitari e consentire al contempo la traspirazione del prodotto nella confezione.
Nota distintiva
La Pagnotta del Dittaino DOP eccelle per le sue caratteristiche sensoriali che mantiene inalterate per diversi giorni, grazie al grano duro utilizzato e al crescenti (pasta acida). Ottenuto soprattutto dalle varietà Simeto, Duilio, Arcangelo, Mongibello, Colosseo e Ciccio, il grano duro deriva le sue elevate qualità e la particolare resistenza alle micotossine dalle condizioni pedoclimatiche del territorio di produzione.

Pecorino Siciliano DOP

Pecorino Siciliano DOP

Il Pecorino Siciliano DOP è un formaggio a pasta semicotta e dura, prodotto con latte ovino intero e crudo, proveniente da animali allevati nella zona di produzione.
Metodo di produzione
Il latte utilizzato viene fatto coagulare con caglio in pasta di agnello ad una temperatura di circa 32°C. La cagliata ottenuta, dopo essere stata spurgata con le mani, viene riposta nei tipici canestri di giunco, detti fascedde, che lasciano sulla superficie una particolare modellatura. Il formaggio viene quindi scottato per circa quattro ore con scotta calda e, dopo 24 ore, è avviato al processo di salatura. Questa viene praticata a secco sull’intera superficie della forma ripetendo l’operazione per due volte a distanza di 10 giorni l’una dall’altra, lavandola con salamoia quando si presentano segni di asciugatura. Terminata la salatura, si avvia la fase di stagionatura effettuata ad una temperatura di 12-16°C con un’umidità relativa del 7080%, per un periodo di almeno quattro mesi. Durante la fase di maturazione, le forme vengono rivoltate più volte all’interno dei canestri per conferire loro il caratteristico aspetto a cilindro con facce piane o leggermente convesse e con impressi i segni del canestro. Durante questa fase è prevista la cappatura con olio o morchia d’olio.
Aspetto e sapore
Il Pecorino Siciliano DOP ha forma cilindrica a facce piane con scalzo alto 10-18 cm. La crosta è di colore biancogiallognolo e superficie rugosa che riporta la modellatura del canestro in cui è stata riposta. La pasta è dura e compatta, di colore bianco o paglierino con leggera occhiatura. Il peso delle forme varia da 4 a 12 kg; l’odore è speziato, fresco e floreale; il gusto deciso e fruttato, più accentuatamente piccante per il formaggio a maggiore stagionatura.
Zona di produzione
La zona di produzione del Pecorino Siciliano DOP interessa l’intero territorio della regione Sicilia.
Storia
Le origini del Pecorino Siciliano, o picurinu, come viene chiamato in Sicilia, risalgono al periodo classico, benché di fatto si accenni già a formaggi di latte di pecora in opere di autori greci (come Omero, Odissea libro nono, X-IX sec. a.C.). Anche Plinio il Vecchio, che per la prima volta nella sua Naturalis Historia classificò i formaggi nazionali ed esteri dell’Epoca Classica, parlando del cacio siciliano, che lo definì come uno dei migliori formaggi dell’epoca. Il Pecorino Siciliano DOP viene prodotto con una metodologia tradizionale, la cui origine remota ne fa uno dei formaggi più antichi tra quelli prodotti in Italia.
Gastronomia
Il Pecorino Siciliano DOP si conserva in un ambiente fresco oppure in frigorifero, nello scomparto meno freddo, a una temperatura ideale di 4°C. L’ideale è mantenerlo avvolto nell’incarto d’acquisto o in carta stagnola e riporlo in contenitori di vetro o di plastica chiusi. Mettendo una o due zollette di zucchero nei contenitori è, inoltre, possibile mantenere il prodotto al giusto grado di umidità e freschezza. Risulta un ottimo formaggio da pasteggio, in special modo se consumato fresco o semi-stagionato, il Pecorino Siciliano DOP Stagionato trova invece ampio utilizzo come formaggio da grattugia, per insaporire i primi piatti, ma anche in abbinamento a pane ed olive che tendono ad attenuarne il sapore piuttosto piccante. Si sposa bene con i vini rossi DOP siciliani, meglio se corposi.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio tutto l’anno nella tipologia Pecorino Siciliano DOP. É commercializzato in forme intere, a tranci o porzionato; è confezionato sottovuoto e deve riportare in etichetta il logo del Consorzio, della DOP, il numero CE dello stabilimento di produzione e la data di scadenza.
Nota distintiva
Le peculiarità organolettiche del Pecorino Siciliano DOP sono caratterizzate da un sapore equilibrato, conferito da un insieme di elementi. Fra questi, riveste un ruolo fondamentale l’alimentazione degli ovini da cui è ottenuto il latte utilizzato per la produzione, nonché la quantità di grasso in esso presente.

Pescabivona IGP

Pescabivona IGP

La Pescabivona IGP indica i frutti di pesco del tipo Prunus persica L. Batsch, a polpa bianca non fondente, caratterizzati dalla forma sferoidale e dal colore di fondo della buccia bianco-giallo-verde con sovracolore di tonalità rosso. È prodotta in quattro diversi ecotipi, Murtiddara o Primizia Bianca, Bianca, Agostina e Settembrina che si distinguo, oltre per le caratteristiche varietale, per il periodo di maturazione.
Metodo di produzione
Il metodo di ottenimento è il risultato della profonda conoscenza delle caratteristiche del territorio di produzione da parte degli operatori, che hanno saputo affinare nel tempo le tecniche colturali ottenendo il migliore adattamento possibile degli ecotipi all’habitat di coltivazione. Il sistema di produzione deve essere praticato attraverso le tradizionali tecniche colturali. La densità degli impianti per ettaro varia da 400 a 1.250 piante, per la coltivazione possono essere adottate tre diverse tecniche di allevamento: il vaso, il vaso ritardato e il fusetto. La concimazione può essere organica e/o minerale e può essere praticata con la tecnica della fertirrigazione e della concimazione fogliare, sia in inverno che quando si svolge la fase vegetativa. Sono consentiti trattamenti fitosanitari che abbiano finalità preventive e curative nel rispetto delle norme di buone prassi agricola. Il momento della raccolta deve essere quello adatto a far conservare ai frutti le loro caratteristiche qualitative tipiche fino al consumo allo stato fresco, per questo motivo le pesche, per ciascuna delle diverse varietà, devono essere raccolte manualmente con più passaggi in campo. Una volta raccolti i frutti, questi possono eventualmente essere sottoposti alla tecnica della frigoconservazione, ma solo per un periodo limitato che non può superare assolutamente i 20 giorni. La produzione massima consentita di Pescabivona IGP non deve superare 350 quintali di frutti per ettaro.
Aspetto e sapore
La Pescabivona IGP si distingue per la limitata estensione del sovracolore rosso dell’epidermide del frutto che deve essere sempre inferiore al 50% e che nell’ecotipo Settembrina si riduce ad una sola striscia di colore rosso lunga la linea di sutura. La polpa è bianca e caratterizzata da una notevole consistenza, il sapore è vellutato e dolce.
Zona di produzione
La zona di produzione della Pescabivona IGP ricade all’interno del bacino idrografico del fiume Magazzolo a sud-ovest dei Monti Sicani e interessa in particolare il territorio dei comuni di Bivona, Alessandria della Rocca, S. Stefano Quisquina e S. Biagio Platani in provincia di Agrigento, e di Palazzo Adriano in provincia di Palermo, nella regione Sicilia.
Storia
Divenute ormai la vera icona del Comune siciliano di Bivona, le coltivazioni di pesche hanno conosciuto un notevole sviluppo da quando i primi pescheti furono impiantati negli anni Cinquanta nella zona “S. Matteo”, passando in breve tempo da pochi ettari agli oltre 1.100 di oggi. La prima varietà ad essere selezionata fra le diverse linee di piante locali fu la Agostina, che si impose per le pregiate qualità e per il periodo di maturazione particolarmente favorevole. La vocazione del territorio per la peschicoltura portò successivamente a selezionare le altre cultivar, la Murtiddara, la Bianca e la Settembrina, la prime due a maturazione intermedia e l’ultima a maturazione tardiva. Le caratteristiche pedoclimatiche dell’areale infatti, con temperature invernali sufficientemente miti e con suoli ricchi di sostanza organica, porosi e permeabili, consentivano – e consentono tutt’oggi – di protrarre il periodo di maturazione fino all’inizio di ottobre, senza influenzare negativamente il livello qualitativo dei frutti.
Gastronomia
consigliabile conservare i frutti di Pescabivona IGP a temperatura ambiente e consumarli quando raggiungono la consistenza ideale per gustarli nel pieno della succosità e dolcezza, con l’accortezza di evitare l’esposizione a fonti di calore e di luce diretta onde evitare di accelerarne la maturazione. Oltre che ad essere adatta al consumo come frutta da tavola fresca, la Pescabivona IGP può essere servita in macedonia, condita col limone, il vino, o accompagnata al gelato. Si presta particolarmente a essere utilizzata per la produzione di marmellate gustose grazie all’intensità del suo sapore e al buon rapporto zucchero acidità. Se ne ottengono anche ottimi gelati e granite rinfrescanti.
Commercializzazione
Il prodotto è commercializzato come Pescabivona IGP nelle tipologie Murtiddara o Primizia Bianca (maturazione dal 15 giugno al 15 luglio), Bianca (dal 16 luglio al 15 agosto), Agostina (dal 16 agosto al 15 settembre) e Settembrina (dal 16 settembre al 20 ottobre), che devono essere specificate sulle cassette e possono essere riportate in etichetta.
Nota distintiva
Una delle caratteristiche che distinguono la Pescabivona IGP è la capacità di mantenere inalterate le qualità della pesca estiva anche nei frutti tardivi raccolti all’inizio della stagione autunnale, conservando l’elevata dolcezza e il sapore vellutato che si accompagnano a una notevole consistenza della polpa bianca. Questa peculiarità è dovuta all’incontro fra l’autenticità genetica delle varietà autoctone, la selezione operata dei coltivatori e le caratteristiche ambientali del territorio, che ha determinato i particolari caratteri fenotipici del frutto.

Pesca di Leonforte IGP

Pesca di Leonforte IGP

La Pesca di Leonforte IGP designa il frutto allo stato fresco prodotto dalla coltivazione di due ecotipi locali di pesco: Bianco di Leonforte e Giallone di Leonforte.
Metodo di produzione
La coltivazione può essere condotta con metodo convenzionale, integrato o biologico. Le forme di allevamento ammesse sono quelle “a vaso semplice”, “vasetto ritardato”, “tatura trellis”, “Y trasversale” e “fusetto”, che garantiscono la corretta esposizione ai raggi solari e agevolano le operazioni colturali. è ammessa la potatura sia in inverno che in estate, mentre il diradamento deve essere eseguito entro maggio, prima dell’insaccamento dei frutti. Entro e non oltre il mese di luglio la drupa deve essere protetta mediante l’uso di un sacchetto di carta pergamenata. La tecnica d’irrigazione utilizzata è quella a goccia o per aspersione. A partire dalla prima decade di settembre ha inizio la raccolta dei frutti, che si protrae fino alla prima decade di novembre. Le drupe devono essere raccolte a mano evitando l’operazione nelle ore più calde della giornata e l’esposizione diretta al sole dei frutti raccolti. Cura particolare dovrà essere prestata alla separazione del frutto dal ramo, che deve avvenire senza provocare danni al peduncolo. Dopo la raccolta, il prodotto può essere refrigerato a temperatura compresa tra 0,5 e 4,5°C per un massimo di 20 giorni.
Aspetto e sapore
La Pesca di Leonforte IGP presenta forma globosa e polpa aderente al nocciolo. L’ecotipo Bianco di Leonforte presenta buccia di colore bianco con striature rosse non sempre evidenti e polpa bianca. L’ecotipo Giallone di Leonforte presenta buccia di colore giallo con striature rosse non sempre evidenti e polpa gialla.
Zona di produzione
La zona di produzione della Pesca di Leonforte IGP comprende i comuni di Leonforte, Enna, Calascibetta, Assoro ed Agira in provincia di Enna, nella regione Sicilia.
Storia
La Pesca di Leonforte IGP gode da tempo di una notevole reputazione, dovuta alle qualità del prodotto quali durezza e maturazione tardiva. Ma fondamentale è stato da sempre il lavoro dell’agricoltore, che col tempo si è specializzato affinando sia le tecniche di coltivazione che le altre fasi specifiche dell’attività, come quella dell’insacchettamento della pesca. La vendita di questo prodotto ha portato ad un miglioramento del tenore di vita degli operatori locali. Da circa venti anni, infatti, la Pesca di Leonforte rappresenta un motore importante per l’economia locale. A questo prodotto è dedicata una Sagra annuale, nata nel 1982 per favorirne la promozione e la valorizzazione.
Gastronomia
La Pesca di Leonforte IGP, raggiunto il giusto grado di maturazione, può essere conservata in frigorifero per qualche giorno. Se non ancora matura, può essere mantenuta a temperatura ambiente, in un sacchetto di carta, per 2-3 giorni circa, fino a completa maturazione. Queste pesche possono essere gustate fresche in ogni momento della giornata oppure sciroppate, ma anche come ingrediente di dolci, gelati e macedonie.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Pesca di Leonforte IGP, nelle varietà: Bianco di Leonforte e Giallone di Leonforte. Le categorie commerciali sono Extra e Prima. è commercializzato, da settembre a novembre, in cassette o in scatole di cartone o di legno, o in ceste di vario formato di capacità compresa tra 0,5 e 6 kg. Ogni confezione deve contenere frutti della stessa varietà, categoria, calibro e grado di maturazione.
Nota distintiva
La Pesca di Leonfonte IGP è caratterizzata da una maturazione tardiva, favorita, oltre che dalle caratteristiche specifiche delle varietà, anche da una particolare pratica di coltivazione: l’uso obbligatorio del sacchetto di carta pergamenata, con cui avvolgere la drupa nella fase in cui raggiunge la dimensione di una noce. Ciò consente al prodotto di arrivare sui mercati quando altre varietà di pesche sono generalmente già esaurite.

Piacentinu Ennese DOP

Piacentinu Ennese DOP

Il Piacentinu Ennese DOP è un formaggio stagionato a pasta pressata ottenuto da latte ovino, intero e crudo, proveniente dalle razze siciliane Comisana, Pinzirita, Valle del Belice e loro incroci, a cui vengono aggiunti zafferano e pepe nero in grani.
Metodo di produzione
Si utilizza latte ovino di una o due mungiture successive, lavorato entro le 24 ore. Il latte viene portato a temperatura di cottura (38°C) ed è trasferito nella tina (contenitore di legno) all’interno della quale vengono aggiunti lo zafferano e il caglio. Si utilizza caglio in pasta proveniente da agnelli e capretti allevati nella zona di produzione. Anche lo zafferano è di produzione locale ed è caratterizzato da un elevato contenuto di crocina e picrocrocina, che conferisce un bouquet finale intenso e caratteristico. A coagulazione avvenuta, la cagliata viene rotta con un bastone (rotula) fino ad ottenere grani delle dimensioni di un chicco di riso. Dopo l’agglomerazione dei granuli si forma una massa caseosa che viene trasferita sopra una tavola di legno o acciaio ed è successivamente tagliata e distribuita in canestri di giunco (fascedde). Prima della messa in forma nei canestri, alla cagliata vengono aggiunti anche grani di pepe nero. Si effettua poi una pressatura manuale per favorire lo spurgo del siero. I canestri contenenti la massa caseosa vengono poi inseriti nella tina e ricoperti di scotta calda per 3-4 ore. Successivamente, la pasta viene estratta e lasciata raffreddare e quindi cosparsa uniformemente di sale a grani grossi (salatura a secco). Si ripete questa operazione per due volte a distanza di 10 giorni l’una dall’altra. Il periodo di stagionatura dura almeno 60 giorni.
Aspetto e sapore
Il Piacentinu Ennese DOP presenta una forma cilindrica, con un peso di 3,5-4,5 kg. La crosta è morbida ed elastica, la pasta liscia di colore giallo più o meno intenso, dovuto alla presenza di zafferano, e con leggera occhiatura. L’aspetto si caratterizzata anche per la presenza dei grani di pepe nero. Il sapore varia da leggermente piccante a più intenso in base alla stagionatura, l’odore è caratteristico, con leggere note di zafferano.
Zona di produzione
La zona di produzione del Piacentinu Ennese DOP comprende l’intero territorio dei comuni di Enna, Aidone, Assoro, Barrafranca, Calascibetta, Piazza Armerina, Pietraperzia, Valguarnera e Villarosa della provincia di Enna, nella regione Sicilia.
Storia
L’origine della produzione del Piacentinu Ennese DOP è legata sia all’attività casearia del latte ovino, diffusa già in antichità, che alla coltivazione dello zafferano. La leggenda vuole che l’aggiunta di zafferano al latte nella fase di produzione sia dovuta al periodo di dominazione Normanna (XI secolo). La storia narra che Ruggero il Normanno per guarire sua moglie Adelasia, affetta da una forte depressione e allo stesso tempo amante dei formaggi, fece preparare un formaggio con doti rivitalizzanti. Lo zafferano è infatti da sempre celebre per le sue proprietà energizzanti.
Gastronomia
Il Piacentinu Ennese DOP si conserva in frigorifero chiuso negli appositi contenitori salva-aroma e salva-freschezza, oppure avvolto in carta oleata. Può essere consumato sia come formaggio da tavola che come ingrediente nella preparazione di varie ricette. Nel primo caso si possono apprezzare al meglio le peculiari caratteristiche aromatiche dovute allo zafferano. La tradizione siciliana comunque lo impiega anche nell’impanatura delle carni, nei primi piatti (es. la pasta al brodo di pollo ruspante) o nel capretto abbuttunato, piatto tipico Ennese.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio tutto l’anno nella tipologia Piacentinu Ennese DOP. è commercializzato in forme intere.
Nota distintiva
Nel Piacentinu Ennese DOP è stata riscontrata la presenza dell’aterponeolo, un particolare terpene, sostanza aromatica che proviene dalle tipiche essenze foraggere di cui si alimentano gli ovini condotti al pascolo nel territorio di produzione

Pistacchio Verde di Bronte DOP

Pistacchio Verde di Bronte DOP

Il Pistacchio Verde di Bronte DOP designa il frutto allo stato secco in guscio, sgusciato o pelato di piante della specie Pistacia vera, cultivar Napoletana (chiamata anche Bianca o Nostrale).
Metodo di produzione
Il prodotto è coltivato principalmente su terreni lavici. Su tale substrato prospera il terebinto, nome comune della pianta Pistacia terebinthus che costituisce il più importante porta-innesto per la propagazione del Pistacchio Verde di Bronte DOP. I pistacchieti possono essere specializzati o consociati ad altre tipologie di piante; le forme di allevamento ammesse sono la “ceppaia”, il “vaso libero” oppure il “monocaule”. La raccolta è realizzata a mano, generalmente nel periodo compreso tra il 20 agosto e il 10 ottobre. Entro 24 ore dalla raccolta, si effettua la “smallatura”, deve cioè essere eliminato l’involucro coriaceo che ricopre il frutto. Successivamente, i frutti in guscio vengono essiccati al sole o in ambienti dove la temperatura è mantenuta intorno ai 40-50°C, fino ad ottenere semi con umidità residua compresa tra il 4 e il 6%. Parte del prodotto viene inoltre sgusciato e pelato, rimuovendo la pellicola viola-rossastro mediante immersione in acqua bollente, a cui segue l’asciugatura. L’eventuale sgusciatura o pelatura dei pistacchi può essere effettuata meccanicamente. La fase di stoccaggio può durare fino a 24 mesi dopo la raccolta e deve avvenire riponendo i frutti essiccati in sacchi di juta, carta o polietilene.
Aspetto e sapore
Il Pistacchio Verde di Bronte DOP ha forma allungata e poco compressa, delle dimensioni di un’oliva. All’interno del guscio il seme, di colore verde smeraldo, è ricoperto da una pellicola rosso rubino. Il sapore è fortemente aromatico.
Zona di produzione
La zona di produzione del Pistacchio Verde di Bronte DOP interessa i territori comunali di Bronte, Adrano e Biancavilla in provincia di Catania, nella regione Sicilia.
Storia
La pianta di pistacchio fu introdotta in Sicilia dagli Arabi durante il periodo della loro dominazione, nei secoli VIII e IX. La longevità e la capacità di resistere a condizioni ambientali avverse ha permesso al pistacchio di insediarsi stabilmente nei terreni vulcanici scarsamente coltivabili – le cosiddette sciare – che caratterizzano l’area di Bronte e dintorni. Nel tempo è diventata la coltivazione arborea più importante sia in termini di superficie investita che di reddito prodotto. Intorno al pistacchio la popolazione locale ha sviluppato le proprie tradizioni e la propria ricchezza grazie al duro lavoro degli agricoltori che, di generazione in generazione, hanno tramandato la cura dei lochi (nome locale dei pistacchieti), contribuendo a far acquisire alla città di Bronte la fama di “città del pistacchio”.
Gastronomia
Il Pistacchio Verde di Bronte DOP si conserva in luogo fresco e asciutto. Può essere consumato senza bisogno di ulteriori cotture o lavorazioni, come spuntino o aperitivo, ma grazie al suo peculiare aroma e alla sua qualità è da sempre elemento principe della pasticceria siciliana e della cucina in generale. è utilizzato tradizionalmente dai pasticceri della città di Bronte come ingrediente per gelati, paste, creme e liquori, o la gustosa “torta al pistacchio” con pan di spagna farcito al cioccolato. è anche protagonista di primi e secondi piatti.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Pistacchio Verde di Bronte DOP. È commercializzato in guscio, sgusciato o pelato, in granella, in bastoncini, semilavorato a farina o pasta di pistacchio. Viene confezionato in imballi nuovi di idoneo materiale.
Nota distintiva
Il Pistacchio Verde di Bronte DOP non viene sottoposto né a tostatura né a salatura. Oltre che al colore verde uniforme e alla spiccata aromaticità, deve la sua peculiarità alle numerose proprietà nutrizionali: contiene vitamina A ed è ricco di ferro, fosforo e sostanze fenoliche, elementi che favoriscono il potenziamento delle difese e il benessere dell’organismo.

Pomodoro di Pachino IGP

Pomodoro di Pachino IGP

Il Pomodoro di Pachino IGP è un ortaggio della specie Lycopersicum escluletum Miller, che si distingue in tre varietà: Tondo Liscio (a grappolo o a frutto singolo), Costoluto e Cherry o Ciliegino.
Metodo di produzione
La coltivazione del pomodoro avviene in ambiente protetto, in serre e/o tunnel coperti. Durante il periodo estivo è possibile utilizzare anche reti anti-insetto. Il trapianto viene eseguito nel periodo agosto-febbraio, con l’eccezione della tipologia Cherry per la quale può essere effettuato tutto l’anno. La forma di allevamento è in verticale; si eseguono la potatura verde e, secondo necessità, anche la cimatura. L’irrigazione viene effettuata utilizzando acque di falda provenienti da pozzi situati nel territorio di produzione. La raccolta è manuale, di solito ogni 3-4 giorni.
Aspetto e sapore
Il Pomodoro di Pachino IGP Tondo Liscio a grappolo è costituito da bacche rotonde di colore rosso acceso mentre in quello a frutto singolo le bacche sono di colore verde tendente al verde scuro; il gusto è molto marcato. La varietà Costoluto ha frutti di grandi dimensioni, di colore verde scuro intenso e brillante, che vira al rosso nel corso della maturazione. La polpa è soda ed è caratterizzata da un elevato contenuto zuccherino. La varietà Ciliegino si caratterizza per il suo aspetto a ciliegia su un grappolo a spina di pesce, con frutti tondi, piccoli dal colore molto acceso.
Zona di produzione
La zona di produzione del Pomodoro di Pachino IGP ricade in alcuni comuni delle province di Siracusa e Ragusa, nella regione Sicilia.
Storia
Le prime coltivazioni del Pomodoro di Pachino IGP risalgono al 1925 ed erano localizzate lungo la fascia costiera, in aziende che potevano disporre di acqua per l’irrigazione proveniente da pozzi freatici. A partire dagli anni Cinquanta si assistette ad un’ampia diffusione del pomodoro che proseguì fino ai giorni nostri, dovuta in particolare all’avvento delle prime serre, in forma di capanne artigianali, e alla profonda crisi che investì la viticoltura di queste zone negli anni Settanta. Questo portò alla nascita delle prime forme associative che iniziarono la commercializzazione del prodotto sia sui mercati nazionali che esteri.
Gastronomia
Una delle peculiarità del Pomodoro di Pachino IGP è il suo periodo di conservazione che supera quello delle altre varietà di pomodori. Per assaporare al meglio il suo caratteristico sapore dolciastro è ideale consumarlo crudo. Può essere comunque utilizzato anche in cottura per condire, esaltare e decorare i piatti della cucina mediterranea. Fresco è ottimo ingrediente nelle insalate miste, nelle paste fredde e per insaporire minestroni e primi piatti. è perfetto sulla pizza. Antiche tradizioni siciliane prevedono l’essiccazione del pomodoro e la sua conservazione in olio extravergine di oliva. In questo modo viene utilizzato negli antipasti e sulle tartine, nei patè, in abbinamento a carni lesse e per la preparazione di panini e tramezzini.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio come Pomodoro di Pachino IGP nelle tipologie: Tondo Liscio (a grappolo o a frutto singolo), Costoluto, Cherry o Ciliegino. Il Ciliegino è disponibile tutto l’anno, il Costoluto nel periodo dicembre-maggio, mentre il Tondo liscio è assente solo nei mesi estivi. Il Tondo Liscio è confezionato in vaschette di polietilene da 300 e 500 g, meno usate le vaschette da 1 kg. Il Costoluto è confezionato in cassette di cartone o legno che non superano i 15 kg di peso netto; può essere bollinato e venduto sfuso e in alcuni casi si trova anche in vaschette da 300 e 500 g. Per il tipo Cherry, i frutti possono essere snocciolati e confezionati in vaschette di peso pari a 250 e 500 g o 1 kg.
Nota distintiva
Le condizioni pedoclimatiche della zona di produzione, caratterizzata da temperature elevate, estesa radiazione globale, tessitura dei terreni e qualità dell’acqua di irrigazione, conferiscono al Pomodoro di Pachino IGP le sue caratteristiche organolettiche distintive, fra cui il sapore dolce, la consistenza e croccantezza della polpa, la lucentezza del frutto, non che la serbevolezza.

Ragusano DOP

Ragusano DOP

Il Ragusano DOP è un formaggio a pasta filata prodotto con latte vaccino intero e crudo.
Metodo di produzione
Il latte viene fatto coagulare con caglio di agnello e/o capretto fino ad ottenere la cagliata che viene rotta dopo circa 60-80 minuti per favorire lo spurgo del siero. Segue la prima cottura con aggiunta di acqua alla temperatura di 80°C, che porta alla formazione di grani delle dimensioni di chicchi di riso. La pasta ottenuta viene pressata e spurgata, quindi trattata con acqua e liquido derivante dalla lavorazione, coperta con un telo e lasciata riposare per 85 minuti. Una volta fatta asciugare per circa 20 ore, la pasta viene tagliata a fette, ricoperta con acqua per alcuni minuti e quindi lavorata fino a ricavare una forma sferica che viene poi modellata in forma parallelepipeda a sezione quadrata. Le forme vengono sottoposte a salatura in salamoia e quindi messe a stagionare in locali ventilati con temperatura ambiente di 14-16°C legando le forme a coppia con sottili funi e ponendole a cavallo di appositi sostegni; quelle destinate ad una più lunga stagionatura vengono sottoposte a cappatura con olio di oliva. è inoltre consentita l’eventuale affumicatura del formaggio, solo con metodi naturali e tradizionali.
Aspetto e sapore
Il Ragusano DOP ha forma di parallelepipedo a sezione quadrata, con angoli smussati. La crosta è compatta, liscia, sottile (di spessore massimo di 4 mm), con colore variabile da giallo dorato a paglierino, fino al marrone per i formaggi più stagionati da grattugia. La pasta è compatta, con poche occhiature ed eventuali fessurazioni che emergono con l’avanzare della maturazione, di colore bianco tendente al giallo paglierino. Dall’aroma piacevole e caratteristico, presenta un sapore dolce, delicato, complessivamente molto gustoso. Il gusto, poco piccante all’inizio della stagionatura, tende ad accentuarsi, diventando saporito e piccante, per i formaggi da grattugia.
Zona di produzione
La zona di produzione del Ragusano DOP comprende il territorio di alcuni comuni delle province di Ragusa e di Siracusa, nella regione Sicilia.
Storia
Il Ragusano DOP è uno dei formaggi più antichi della Sicilia, attorno a cui è nato un fiorente commercio che superava i confini dell’isola già nel XVI secolo. Sono diverse le fonti storiche che documentano l’importanza di questo formaggio, come l’opera del 1515 Da Ferdinando il Cattolico a Carlo V (l’esperienza siciliana 1475-1525), di Carmelo Trasselli, che riferisce dell’esenzione dei dazi sul formaggio caciocavallo, chiamato così probabilmente per il particolare metodo di stagionatura, appunto “a cavallo” di sostegni.
Gastronomia
Il Ragusano DOP si conserva in modo ottimale avvolto nell’incarto di acquisto o in carta argentata e riposto nel ripiano meno freddo del frigorifero, chiuso in contenitori di vetro o plastica. è opportuno toglierlo dal frigorifero circa un’ora prima di servirlo, liberandolo dalla confezione per fargli riacquistare appieno il suo sapore ed aroma. Il formaggio più fresco è ottimo come formaggio da tavola, ed è inoltre utilizzato come ingrediente di molte ricette tipiche della gastronomia siciliana grazie alla sua versatilità. Il Ragusano DOP con stagionatura superiore ai 12 mesi è invece ideale come formaggio da grattugia.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio tutto l’anno nella tipologia Ragusano DOP. É commercializzato in forme intere, a tranci, porzionato e preconfezionato. Deve recare sulla forma il logo prodotto e la sigla DOP, che può essere seguita dalla dicitura “affumicato” nel caso in cui sia stato sottoposto ad affumicatura.
Nota distintiva
Le operazioni casearie per la produzione del Ragusano DOP vengono eseguite con strumenti e attrezzature di legno e di rame stagnato, che contribuiscono a definirne le peculiarità organolettiche. Fra questi strumenti, caratteristica è la iaruozzu, un’asta di legno che termina con un disco e che viene utilizzata per la rottura della cagliata.

Salame S. Angelo IGP

Salame S. Angelo IGP

Il Salame S. Angelo IGP è un prodotto di salumeria, insaccato, a grana grossa, ottenuto dalla lavorazione di tagli pregiati provenienti da suini di razza Large White e Landrace Italiana, Duroc o ad altre razze ritenute compatibili con il suino pesante italiano.
Metodo di produzione
Le parti nobili del maiale selezionate per la lavorazione sono: coscia, spalla, filetto, lonza, coppa (opportunamente snervati) e pancettone (mondato). La carne e il grasso che andranno a costituire la pasta del salame devono essere tagliati a mano “a punta di coltello” oppure utilizzando un’apposita macchina cubettatrice con stampo a fori quadri da 12 mm. Segue l’impastatura con sale marino e pepe nero a mezza grana. La quantità di grasso nell’impasto non deve essere superiore al 20% ed è vietato l’uso di lardo. L’impasto così ottenuto viene insaccato in budello esclusivamente di maiale e legato con spago. La stagionatura ha luogo in locali che sfruttano l’aria esterna e la sua durata varia in funzione della tipologia (periodo minimo di 30, 50 o 60 giorni). Per stabilire il grado di maturazione viene operata una pressione manuale sui salami.
Aspetto e sapore
Il Salame S. Angelo IGP ha forma cilindrica e superficie irregolare, ricoperto da uno strato biancastro. Il peso varia da 200 g fino a 3500 g, a seconda della tipologia. La consistenza è tenera e compatta; il colore rosso rubino con granelli bianchi di grasso ben distribuiti. Il sapore è leggermente speziato e l’aroma fragrante, dolce e caratteristico. Al taglio, la fetta si presenta compatta ed omogenea con il grasso e la parte magra ben legati.
Zona di produzione
La zona di produzione del Salame S. Angelo IGP comprende il territorio del comune di Sant’Angelo di Brolo in provincia di Messina, nella regione Sicilia.
Storia
L’origine della denominazione Salame S. Angelo si deve al paese in cui è iniziata la produzione, S. Angelo di Brolo, in provincia di Messina. Il prodotto ha una storia molto antica, documentata già in epoca arabo-normanna. Nell’XI secolo infatti i Normanni introdussero nuovi usi nel territorio siciliano tra cui la carne suina, in contrapposizione alle consuetudini imposte dai dominatori arabi per i quali l’uso della carne di maiale era proibito. Nel tempo, Sant’Angelo è stato custode geloso di una tradizione unica in Sicilia. La conferma si trova in numerosi documenti storici tra i quali una delibera della metà del XIX secolo, che introduceva il balzello, una tassa sulle produzioni di maggior interesse economico, fra le quali il salame. Agli stessi anni risale anche l’introduzione del rivelo, molto simile a una moderna autocertificazione, che impegnava i produttori a dichiarare sia il luogo di conservazione del salame che le quantità prodotte.
Gastronomia
Il Salame S. Angelo IGP si conserva in ambienti freschi o in frigorifero avendo l’accortezza di riporlo in un contenitore sigillato o avvolto in un canovaccio. Si consiglia di servirlo tagliato in fette spesse, come prevede la tradizione, eliminando l’involucro naturale che lo riveste. Per apprezzare al meglio le sue caratteristiche di sapore e fragranza è comunque opportuno consumarlo in breve tempo dopo averlo affettato. Può essere gustato da solo oppure servito come antipasto, anche in abbinamento a olive e ortaggi sott’olio, formaggio e pane, il tutto accompagnato da un vino rosso strutturato.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio come Salame S. Angelo IGP. In base al periodo di stagionatura, al tipo di budello utilizzato e al peso, si distinguono le tipologie: Cularino, Sottocularino, Sacco, Fellata. È commercializzato sfuso, confezionato sottovuoto o in atmosfera modificata, intero, a tranci o affettato.
Nota distintiva
Poiché ottenuto dai tagli pregiati del suino, il Salame S.Angelo IGP viene spesso definito “il prosciutto sotto forsi sorregge sul proprio bordo.

Sale Marino di Trapani IGP

Sale Marino di Trapani IGP

Il Sale Marino di Trapani IGP si riferisce al sale ottenuto con il metodo della precipitazione frazionata dei composti e degli elementi contenuti nell’acqua marina per evaporazione dell’acqua di mare, all’interno di saline della provincia di Trapani.
Metodo di produzione
Le saline sono costituite da un sistema di vasi comunicanti alimentati dall’acqua pulitissima del mare della Riserva delle Isole Egadi, proprio di fronte al litorale su cui insiste il bacino di produzione del Sale Marino di Trapani IGP. Si dividono in quattro grandi ordini di vasche comunicanti tra loro, dove avviene un lento processo di evaporazione e trasformazione delle acque marine. Le vasche della prima area, che è la zona a contatto con il mare, si chiamano “fridde”, le vasche delle due aree intermedie si chiamano “di coltivo” e “caure” e l’ultima, quella dove finisce la graduale fase di trasformazione, si chiama “salante” o “cristallizzante”. Il processo di lavorazione è scandito dal meticoloso intervento dei tecnici salini che controllano attentamente tutti i vari processi di lavorazione. La raccolta avviene manualmente (fino a tre volte nell’arco della stessa stagione di produzione) oppure tramite l’utilizzo di strumenti meccanici (solo una volta all’anno oppure a cicli pluriennali). Il sale raccolto manualmente viene conservato, mediante la copertura invernale con “coppi” di terracotta, affinché lentamente possa liberarsi dell’umidità residua. In seguito avviene la “scrostatura”; la crosta superiore di ogni cumulo viene eliminata per la profondità di 1-2 cm, prima del trasporto negli stabilimenti di condizionamento e confezionamento. Per la raccolta meccanica invece, si ricorre all’ausilio di apposite macchine di raccolta che vengono fatte entrare in vasca per asportare la crosta di sale accumulatasi durante tutta la stagione. Le tecniche di lavorazione prevedono: il lavaggio controcorrente in acqua satura di sale, la centrifugazione, la macinazione meccanica in mulini di pietra locale o a rullo di acciaio inox, l’essiccazione in forni con temperature fino a 250°C e vagliatura meccanica.
Aspetto e sapore
Il Sale Marino di Trapani IGP si presenta con un colore bianco, cristalli consistenti e granuli di varie dimensioni.
Zona di produzione
La zona di produzione del Sale Marino di Trapani IGP interessa i comuni di Trapani, Paceco e Marsala, in provincia di Trapani, nella regione Sicilia.
Storia
Le prime saline trapanesi risalgono al periodo dei Fenici. Definito al tempo “oro bianco”, per tutto il primo millenio a.C il popolo fenicio ne detenne il monopolio. La prima vera testimonianza della presenza di saline nel territorio trapanese risale tuttavia a diversi secoli a seguire, in particolare alla citazione presente nel Libro per lo svago di chi ama percorrere le regioni del geografo arabo Abd Allah Muhammad, risalente al 1154. Dal 1440 le saline furono date in gabella e ciò ne consentì il diffondersi sul litorale trapanese, portando come conseguenza lo sviluppo del porto di Trapani, da cui partivano per le rotte europee le navi cariche del prezioso elemento.
Gastronomia
Il Sale Marino di Trapani IGP può avere vari impieghi in cucina. Il prodotto può essere usato nella preparazione del pesce (orate, dentici, spigole), dove gli alimenti vengono cotti dentro una crosta di sale, o può essere utilizzato per insaporire la cacciagione (pernici, fagiani, conigli).
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Sale Marino di Trapani IGP. Viene venduto in appositi imballaggi per uso alimentare di capacità che varia da 100 g fino a 1000 kg.
Nota distintiva
Il Sale Marino di Trapani IGP è un prodotto integralmente naturale: è ottenuto senza l’utilizzo di additivi, sbiancanti, conservanti o antiagglomeranti, risultando un sale particolarmente puro e per questo molto apprezzato dalle industrie conserviere italiane ed europee. Essendo molto ricco di magnesio, tra le sue qualità annovera anche la massima solubilità.

Sicilia IGP – Olio EVO

Sicilia IGP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Sicilia IGP è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà: Biancolilla, Cerasuola, Moresca, Nocellara del Belice, Nocellara Etnea, Ogliarola Messinese e Tonda Iblea (cultivar principali) e Aitana, Bottone di gallo, Brandofino, Calatina, Cavalieri, Crastu, Erbano, Giarraffa, Lumiaru, Marmorigna, Minuta, Nasitana, Nerba, Nocellara messinese, Olivo di Mandanici, Piricuddara, Santagatese, Vaddarica, Verdello, Verdese, Zaituna (cultivar minori) e loro sinonimi, presenti negli oliveti da sole o congiuntamente per almeno il 95%.
Metodo di produzione
La raccolta delle olive avviene direttamente dalla pianta, manualmente o con mezzi meccanici. È vietato l’uso di prodotti cascolanti o di abscissione. È vietato anche l’utilizzo delle olive cadute naturalmente sul terreno o sulle reti di raccolta permanenti. Le olive devono essere poi trasportate con cura, in contenitori rigidi che favoriscano l’aereazione. È vietato l’uso di sacchi. Anche l’eventuale conservazione delle olive nei frantoi, deve avvenire in contenitori che favoriscano l’aereazione, evitando surriscaldamento e fermentazione. Prima della molitura le olive vengono defogliate e lavate a temperatura ambiente. Per l’estrazione dell’olio sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici. La resa massima delle olive in olio non può superare il 24%. Le operazioni di oleificazione delle olive devono essere effettuate entro 48 ore dalla raccolta, in impianti di molitura posti nel territorio amministrativo della regione Sicilia. La raccolta delle olive destinate alla produzione di olio extra vergine di oliva IGP Sicilia viene effettuata nel periodo compreso fra il 1° settembre e il 30 gennaio dell’anno successivo.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Sicilia IGP dipendono molto dalla radiazione solare, dalla temperatura, dall’umidità e dal vento che influenzano sensibilmente la fisiologia dell’olivo. La quantità di radiazione solare utile alla fotosintesi di quest’area del Mediterraneo, determina le condizioni che andranno a costituire la parte aromatica dell’olio. La limitata disponibilità di acqua e tutte quelle condizioni climatiche particolari che definiscono il carattere di insularità, sono responsabili della costante presenza dei descrittori di amaro e piccante che sono presenti nell’olio IGP Sicilia, con valori sempre superiori a 2 e comunque tali da inquadrare il profilo dell’olio prevalentemente nelle categorie intenso e medio. Il carattere unico dell’olio IGP Sicilia è rappresentato dalla costante presenza dei sentori di pomodoro verde, carciofo ed erba fresca, la cui manifestazione è favorita dalle condizioni climatiche, oltre che dalle caratteristiche organolettiche sempre associate alle cultivar maggiormente rappresentate nel territorio.
Zona di produzione
La zona di produzione dell’olio extravergine di oliva Sicilia IGP comprende l’intero territorio amministrativo della regione Sicilia.
Storia
Il legame tra il territorio, l’olivo e la cultura siciliana ha creato un prodotto la cui reputazione è dimostrata da numerosi riconoscimenti attribuiti dagli esperti del settore e dal consumatore all’olio extra vergine di oliva Sicilia IGP. Furono i Greci ad introdurre l’olivicoltura in Sicilia, dopo averla imparata dai Fenici, tra il IX e l’VIII sec. a.C. Una leggenda narra che fu la dea Cerere, in Sicilia, ad insegnare al pastore Aristeo la coltivazione dell’olivo e la spremitura dell’olio. La dieta mediterranea, utilizza l’olio d’oliva come condimento base, soprattutto oggi che ne conosciamo tutte le proprietà benefiche per l’organismo.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva va si conserva in ambienti freschi e al riparo da odori particolari, in recipienti di acciaio inox o contenitori di vetro scuro o di coccio per difenderlo dall’azione deteriorabile della luce. La dieta mediterranea, modello nutrizionale ispirato alla tipica alimentazione della popolazione del mezzogiorno italiano e della Grecia, utilizza l’olio d’oliva come condimento unico delle diverse pietanze, soprattutto oggi che ne conosciamo tutte le proprietà benefiche per l’organismo. Il carattere dell’olio IGP Sicilia, dai sentori di pomodoro verde, carciofo ed erba fresca, arricchisce di sapore le grigliate di pesce o di carne, le zuppe di cereali e le minestre di verdure.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella sola tipologia olio extravergine di oliva Sicilia IGP, è vietato l’uso di altre indicazioni geografiche aggiuntive. L’olio extra vergine di oliva Sicilia IGP è commercializzato in recipienti idonei con capacità non superiore ai 5 l. In etichetta è obbligatorio indicare l’anno di produzione delle olive, mentre sono ammessi i riferimenti veritieri e documentabili atti ad evidenziare solamente l’operato dei singoli produttori, quali: “monovarietale” seguito dal nome della cultivar utilizzata, “raccolto a mano”, eccetera.
Nota distintiva
La particolare posizione geografica della Sicilia e la discontinuità territoriale con il continente europeo ha creato in termini di biodiversità, un panorama varietale unico differenziato dalle altre aree olivicole. I fattori pedoclimatici e umani, correlati al territorio, determinano il profilo organolettico dell’olio extra vergine di oliva IGP Sicilia.

Uva da Tavola di Canicattì IGP

Uva da Tavola di Canicattì IGP

L’Uva da Tavola di Canicattì IGP si riferisce all’uva da mensa allo stato fresco della specie Vitis vinifera L., varietà Italia, nota come Pirovano “65”, ottenuta dall’incrocio di Bicane con Moscato d’Amburgo.
Metodo di produzione
La forma di allevamento utilizzata è a “tendone”, a “sesto variabile”, a “mono palco” e/o a “doppio palco”, con una densità di 1.100 piante per ettaro. Prima che i grappoli abbiano raggiunto la loro maturazione deve essere effettuata una serie di “operazioni in verde”: potatura, concimazione organo-minerale, eliminazione di germogli, sfogliatura, raddrizzamento dei grappoli. Gli interventi “al verde” servono come integrazione e completamento della potatura invernale, al fine di mantenere un equilibrio tra la fase vegetativa e la fase riproduttiva della pianta. Per poter migliorare qualitativamente la produzione e la conformazione dei grappoli, questi sono sottoposti a trattamenti di diradamento, selezione ed eventuale irrigazione di soccorso (qualora la siccità caratteristica dell’areale produttivo sia eccessiva) e infine diradamento e sistemazione dei grappoli. I vigneti vengono coperti con materiali specifici per garantire la conservazione dell’uva sulle piante: la stagionalità dell’uva viene così prolungata e la raccolta può essere effettuata in un arco temporale particolarmente lungo, che va dalla seconda decade di agosto alla prima decade di gennaio. è consentita una produzione unitaria massima di 250 quintali di uva per ettaro.
Aspetto e sapore
L’Uva da Tavola di Canicattì IGP presenta grappoli uniformi nel colore, di dimensioni medio-grandi e di forma conicopiramidale, caratterizzati da acini misuratamente radi con sviluppo regolare e con raspi armonicamente sviluppati e peduncolo lignificato. Gli acini sono medio-grossi di forma sferoidale-ellissoidale, con polpa carnosa e croccante che varia dal giallo tenue al giallo paglierino dorato. Il sapore è dolce e gradevole con delicato aroma moscato.
Zona di produzione
La zona di produzione dell’Uva da Tavola di Canicattì IGP interessa alcuni comuni delle province di Agrigento e Caltanissetta, nella regione Sicilia.
Storia
Sino alla metà dell’Ottocento non si faceva distinzione tra uva da tavola e uva da vinificare. Fu proprio in Italia che tale differenza fu sancita ufficialmente, nel 1887, con la richiesta al governo di una legge ad hoc per valorizzare le uve da vino rispetto a quelle da pasto. Nello specifico, la coltivazione della varietà Italia risale alla prima metà del XX secolo e il nome della cultivar rende omaggio all’unificazione. Fu infatti agli inizi del XX secolo che l’agronomo Alberto Pirovano incrociando le viti Bicane e Moscato d’Amburgo creò questa nuova varietà d’uva la quale trovò nella zona di Canicattì il microclima ottimale. Qui tuttavia si è affermata solo all’inizio degli anni Settanta, imponendosi in sostituzione delle tradizionali colture di cereali, mandorli e leguminose.
Gastronomia
L’Uva da Tavola di Canicattì IGP può essere conservata per oltre un mese se collocata a basse temperature. Per sfruttare al meglio le sue proprietà disinfettanti e antivirali, diuretiche e lassative, è consigliabile consumarla fresca al mattino e a digiuno. In cucina il prodotto può essere utilizzato come ingrediente per la preparazione di dolci, marmellate e succhi, ma anche come ingrediente di sfiziose ricette di primi e secondi piatti, ad esempio a base di carne di maiale.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Uva da Tavola di Canicattì IGP. È commercializzato dalla seconda decade di agosto alla prima decade di gennaio, in cassetta o confezionato in contenitori di capacità minima pari a 0,5 kg.
Nota distintiva
L’elevata concentrazione di calcio nel suolo conferisce all’Uva da Tavola di Canicattì IGP colore e croccantezza.Inoltre, le caratteristiche climatiche del territorio consentono di mantenere il frutto sulla pianta fino all’inizio di gennaio, garantendo un prodotto sempre fresco sul mercato.

Uva da Tavola di Mazzarrone IGP

Uva da Tavola di Mazzarrone IGP

L’Uva da Tavola di Mazzarrone IGP si riferisce al frutto allo stato fresco della specie Vitis vinifera L., appartenente principalmente alle varietà Italia e Victoria (Bianca), Red Globe (Rossa), Black Magic, Black Pearl e Palieri (Nera).
Metodo di produzione
I sesti di impianto e i metodi di potatura devono garantire che la pianta si sviluppi in perfetto equilibrio e con aerazione e soleggiamento adeguati. In caso di reimpianto, il terreno deve essere lasciato a riposo per almeno due anni, a seguito dei quali si dovrà effettuare un’analisi per verificare la presenza di microrganismi dannosi. Se viene rilevata la presenza di Xiphinema index, la durata del riposo dovrà essere di almeno cinque anni, durante i quali sarà opportuno eseguire colture cerealicole. La forma di allevamento tradizionale è il “tendone”. I vigneti possono essere coperti con materiali idonei per favorire la maturazione anticipata o per posticipare la raccolta, che va da giugno a dicembre, a seconda della varietà. La produzione unitaria massima consentita è di 350 quintali di uva per i vigneti allevati a tendone.
Aspetto e sapore
L’Uva da Tavola di Mazzarrone IGP presenta buccia esente da difetti e polpa compatta di sapore dolce e gustoso. La pezzatura del grappolo deve essere minimo di 350-400 g a seconda della varietà. L’uva nera presenta grappolo di forma piramidale (Black Magic), cilindrico-piramidale alato (Palieri) o conico alato e semiserrato (Black Pearl) e gli acini hanno buccia di colore nero-blu intenso, vellutato con riflessi perlacei. L’uva rossa si caratterizza per la forma conica o tronco-conica del grappolo e la buccia dell’acino di colore rosso-palissandro, blu-rosso. L’uva bianca, infine, presenta grappolo di forma conicopiramidale con aspetto alato, spargolo (Italia) o compatto (Victoria), gli acini hanno buccia di colore da bianco-crema a giallo dorato, ricoperta di pruina. La polpa è compatta e carnosa, il sapore è dolce e delicato.
Zona di produzione
La zona di produzione dell’Uva da Tavola di Mazzarrone IGP ricade in vari comuni situati nelle province di Catania e Ragusa, nella regione Sicilia.
Storia
Le prime tracce di vigneti nell’area di Mazzarrone risalgono alla fine del XIX secolo, documentate da alcuni atti pubblici di compravendita dell’epoca e dalle citazioni riscontrabili nel testo La civiltà della vite in Sicilia, di Bruno Pastena, che testimoniano la grande importanza della viticoltura in queste zone. La prima metà del XX secolo vede il territorio caratterizzato dalla coltura di diverse varietà di uva da tavola, per arrivare agli anni Cinquanta, quando si è verificato un notevole sviluppo della coltivazione. Ciò grazie anche all’intervento di riforme fondiarie che hanno contribuito all’adozione di innovative forme di allevamento e accorgimenti tecnici, fatti propri dagli agricoltori al fine di ritardare o anticipare la maturazione dell’uva.
Gastronomia
L’Uva da Tavola di Mazzarrone IGP può essere conservata per oltre un mese in ambienti che abbiano temperature basse e un adeguato tasso di umidità. Per sfruttare pienamente le proprietà benefiche di questo frutto è opportuno consumarlo fresco. L’Uva da Tavola di Mazzarone IGP si presta bene anche come ingrediente per la preparazione di dolci, marmellate, sorbetti e succhi. è inoltre impiegato in cosmesi, poiché il suo succo ha proprietà emollienti e schiarenti.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio come Uva da Tavola di Mazzarrone IGP nelle tipologie: Nera, Rossa o Bianca. È commercializzato da giugno a fine dicembre, all’interno di confezioni idonee, tali da impedire l’estrazione del prodotto senza la rottura del sigillo.
Nota distintiva
Le condizioni climatiche della zona di produzione, caratterizzata dalla quasi totale assenza di nebbie e piogge, consentono la conservazione dell’Uva da Tavola di Mazzarrone IGP sotto teli di plastica sino al mese di dicembre, senza comprometterne l’integrità.

Val di Mazara DOP – Olio EVO

Val di Mazara DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Val di Mazara DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà Biancolilla, Nocellara del Belice e Cerasuola, presenti negli oliveti da sole o congiuntamente per almeno il 90%. Possono concorrere altre varietà quali Ogliarola Messinese, Giaraffa e Santagatese, in misura non superiore al restante 10%.
Metodo di produzione
La raccolta delle olive deve essere effettuata dall’inizio della maturazione e fino al 30 dicembre di ogni anno, con mezzi meccanici o per “brucatura”. Le olive devono essere riposte in recipienti rigidi ed areati e, fino alla molitura, devono essere conservate in locali con umidità compresa fra il 50 ed il 60% e a temperatura non superiore a 15°C. Le operazioni di molitura devono avvenire entro due giorni dalla raccolta.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Val di Mazara DOP presenta colore giallo oro con sfumature verde intenso. L’odore è fruttato con eventuale sentore di mandorla, mentre il sapore è fruttato e vellutato, con retrogusto dolce.
Zona di produzione
La zona di produzione e trasformazione dell’olio extravergine di oliva Val di Mazara DOP comprende l’intero territorio della provincia di Palermo e numerosi comuni della provincia di Agrigento, nella regione Sicilia.
Storia
La coltivazione dell’olivo come pianta domestica nel territorio di produzione dell’olio extravergine di oliva Val di Mazara DOP si fa risalire alla colonizzazione greca. Già allora il commercio di olio registrava un’importanza economica rilevante e veniva esportato soprattutto dalla provincia di Agrigento. L’olivicoltura ha continuato a svilupparsi nel corso dei secoli, divenendo una delle principali risorse dell’economia agricola locale.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanano particolari odori. è inoltre consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Val di Mazara DOP ha un gusto intensamente aromatico adatto ad esaltare pietanze saporite come le minestre di legumi, e piatti da gusto deciso, come le grigliate di pesce. Si abbina inoltre bene a insalate “selvatiche” e ortaggi bolliti.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Val di Mazara DOP. è confezionato in recipienti di vetro o banda stagnata di capacità non superiore a 5 l. Sulle etichette delle confezioni deve essere indicata obbligatoriamente l’annata di produzione.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Val di Mazara DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,5 g per 100 g di olio e un punteggio al panel test maggiore o uguale a 6,5.

Valdemone DOP – Olio EVO

Valdemone DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Valdemone DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà Santagatese, Ogliarola Messinese e Minuta, presenti negli oliveti, da sole o congiuntamente, per almeno il 70%. Possono concorrere per il restante 30% le varietà Mandanici, Nocellara Messinese, Ottobratica, Brandofino e Verdello.
Metodo di produzione
La raccolta delle olive deve avvenire direttamente dalla pianta, manualmente o con mezzi meccanici, nel periodo compreso da ottobre a gennaio di ogni anno. Le olive raccolte devono essere riposte in vaschette di plastica finestrate e trasportate al frantoio. Prima della molitura, che deve essere effettuata entro due giorni dalla raccolta ad una temperatura controllata non superiore ai 2830°C, le olive devono essere defogliate e lavate. La fase di “gramolatura” deve durare all’incirca 30 minuti ad una temperatura ottimale di 28-30°C.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Valdemone DOP si presenta limpido e leggermente velato, colore da verde con tonalità gialle a giallo oliva. L’odore è fruttato, con profumo di oliva fresca e sentori di erbe, fiori e piante spontanee caratteristici degli oliveti del territorio di produzione. Il sapore è fruttato di oliva fresca con leggera sensazione di amaro e retrogusto di mandorla, frutta fresca, pomodoro e cardo.
Zona di produzione
La zona di produzione e trasformazione dell’olio extravergine di oliva Valdemone DOP comprende il territorio della provincia di Messina ad esclusione dei comuni Floresta, Moio, Alcantara e Malvagna, nella regione Sicilia.
Storia
L’introduzione della coltivazione dell’olivo nel Valdemone è avvenuta ad opera dei Fenici, per poi espandersi con la dominazione greca nel VI secolo a.C. Il commercio di olio in tutto il Mediterraneo è stata un’attività fiorente durante tutta l’epoca greca e romana. L’importanza dell’olivicoltura è documentata anche per tutte le epoche successive dai numerosi frantoi risalenti al XVI secolo e dai dati sulla superficie destinata ad oliveti e sulla produzione di olio del XIX secolo. I dati raccolti dalla Camera di Commercio della zona, anche sui secoli passati, testimoniano il valore assunto dall’olivicoltura.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanano particolari odori. è inoltre consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Valdemone DOP è particolarmente indicato come condimento e per la preparazione dei piatti tipici della gastronomia siciliana.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Valdemone DOP. è commercializzato in recipienti o bottiglie di capacità non superiore a 5 l. Sulle etichette delle confezioni deve essere indicata obbligatoriamente l’annata di produzione.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Valdemone DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,7 g per 100 g di olio e un punteggio al panel test maggiore o uguale a 7.

Valle del Belice DOP – Olio EVO

Valle del Belice DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Valle del Belice DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo della varietà Nocellara del Belice, presente negli oliveti per almeno il 70%. Possono concorrere per il restante 30% le varietà Giarraffa, Ogliarola Messinese, Cerasuola, Buscionetto, Santagatese, Biancolilla ed altre varietà minori.
Metodo di produzione
La raccolta delle olive deve avvenire direttamente dalla pianta, manualmente (brucatura) o con mezzi meccanici, per evitare il contatto delle olive con il terreno, nel periodo compreso da ottobre a dicembre di ogni anno. Le olive raccolte devono essere riposte in recipienti rigidi, idonei a conservarle integre e devono essere mantenute in locali freschi ed areati fino alla molitura. Le operazioni di molitura devono avvenire entro due giorni dalla raccolta, previa defogliazione e lavaggio delle olive. Durante la lavorazione la temperatura della pasta non deve superare i 30°C ed è vietata la pratica del ripasso delle paste estratte.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Valle del Belice DOP presenta colore da verde a giallo con riflessi verdognoli e odore fruttato di oliva da acerbo a maturo. Il sapore è fruttato da medio ad intenso, con sensazione di amaro da medio ad intenso e di piccante da leggero ad intenso.
Zona di produzione
La zona di produzione e trasformazione dell’olio extravergine di oliva Valle del Belice DOP comprende il territorio di sei comuni della provincia di Trapani, nella regione Sicilia.
Storia
L’origine dell’olivicoltura nel territorio di produzione dell’olio extravergine di oliva Valle del Belice DOP risale all’epoca della Magna Grecia, in particolare alla fondazione, ad opera dei Megaresi, dell’antica città di Selinunte nel VII secolo a.C. Furono gli abitanti di Selinunte che, colonizzando i territori dell’entroterra, diffusero la coltivazione dell’olivo divenendo un punto di riferimento per i commerci nel Mediterraneo.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanano particolari odori. È inoltre consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Valle del Belice DOP è particolarmente adatto per insaporire e condire i piatti tipici della cucina mediterranea come antipasti di pesce marinato, primi a base di verdure e arrosti di carne. A crudo è indicato su ortaggi cotti e grigliati.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Valle del Belice DOP. È commercializzato in recipienti idonei di capacità non superiore a 5 l. Sulle etichette delle confezioni deve essere indicata l’annata di produzione.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Valle del Belice DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,5 g per 100 g di olio, un punteggio al panel test maggiore o uguale a 7 e un livello di polifenoli totali maggiore o uguale a 100 ppm.

Valli Trapanesi DOP – Olio EVO

Valli Trapanesi DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Valli Trapanesi DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà Nocellara del Belice e Cerasuola, presenti negli oliveti da sole o congiuntamente per almeno l’80%. Possono concorrere per il restante 20% altre varietà di olivo.
Metodo di produzione
La raccolta delle olive deve avvenire direttamente dalla pianta per “brucatura” o con mezzi meccanici, nel periodo compreso dall’inizio della maturazione al 30 dicembre di ogni anno. Le operazioni di molitura devono avvenire entro due giorni dalla raccolta.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Valli Trapanesi DOP presenta colore verde con eventuali riflessi giallo oro e odore netto di oliva, con eventuali note erbacee. Il sapore è fruttato con leggera sensazione di amaro e piccante.
Zona di produzione
La zona di produzione e trasformazione dell’olio extravergine di oliva Valli Trapanesi DOP comprende il territorio di numerosi comuni della provincia di Trapani, nella regione Sicilia.
Storia
Bisogna risalire all’epoca fenicia per datare le prime coltivazioni di olivo presenti nel territorio della Sicilia occidentale, punto imprescindibile nelle rotte dei navigatori dell’epoca. Tale coltura fu portata avanti anche in epoca classica prima dai Greci e poi dai Romani, che intuirono le straordinarie potenzialità del terreno e del clima di questa area. Tuttavia, l’olivicoltura assunse realmente una dimensione ragguardevole con l’epoca moderna; in particolare, si deve ai Borboni l’intuizione di affidare a questa coltura un ruolo fondamentale nella crescita economica dell’intero territorio. Il materiale storico dell’epoca testimonia infatti l’impiego massiccio di risorse per rivitalizzare la produzione di olio, da quel momento definitivamente parte dell’economia locale. Ancora oggi, nel territorio della provincia di Trapani, sono presenti alcuni oliveti impiantati dagli Spagnoli durante i due secoli della loro dominazione in terra di Sicilia.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanino particolari odori. è inoltre consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Valli Trapanesi DOP presenta un profumo armonico ed elegante al tempo stesso, con note decise di pomodoro che ben si abbinano a spiccate note balsamiche. Al palato regala sensazioni avvolgenti, con il pomodoro a farla da protagonista, ben accompagnato da sentori erbacei. Di rilievo l’equilibrio tra amaro e piccante. Da provare a crudo anche su pietanze a base di pesce, che fanno parte della tradizione gastronomica del territorio.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Valli Trapanesi DOP. È commercializzato in recipienti di vetro o banda stagnata di capacità non superiore a 5 l. Sulle etichette delle confezioni deve essere indicata obbligatoriamente l’annata di produzione.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Valli Trapanesi DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,5 g per 100 g di olio e un punteggio al panel test maggiore o uguale a 6,5.

Vastedda della Valle del Belìce DOP

Vastedda della Valle del Belìce DOP

La Vastedda della Valle del Belìce DOP è un formaggio a pasta filata ottenuto da latte ovino intero, crudo, di pecore di razza Valle del Belìce, alimentate al pascolo, o con foraggi freschi, fieno, paglia o altro materiale vegetale fresco.
Metodo di produzione
Il latte, di una o due mungiture, deve essere lavorato entro e non oltre le 48 ore. Viene quindi filtrato con appositi setacci e/o filtri in tela, riscaldato fino alla temperatura massima di 40°C in caldaie di rame stagnato, a fuoco diretto di legna o gas, e infine addizionato con caglio in pasta di agnello. La cagliata così ottenuta deve quindi essere rotta per mezzo della cosiddetta rotula, fino a formare grumi delle dimensioni di un chicco di riso. La cagliata viene lasciata riposare per cinque minuti prima di essere prelevata e trasferita, senza essere pressata, in fuscelle di giunco. Dopo 24-48 ore la cagliata inacidita viene tagliata e inserita nel recipiente di legno denominato piddiaturi, dove viene ricoperta di scotta o acqua calda (80-90°C) per 3-7 minuti finché la massa diventa compatta e può essere filata. Fuori dall’acqua si formano poi dei cordoni, che sono ripiegati e modellati in trecce, dalle quali si ricaveranno delle sfere che, lavorate a mano e poste su piatti fondi di ceramica, prenderanno la forma tipica della Vastedda. Una volta raffreddate, dopo 6-12 ore dalla filatura, le forme vengono salate in salamoia per un tempo variabile da 30 minuti a due ore e dopo 12-48 ore sono pronte per essere consumate.
Aspetto e sapore
La Vastedda della Valle del Belìce DOP è un formaggio dalla tipica forma di focaccia, con diametro di 15-17 cm e peso di 500-700 gr. È priva di crosta, la superficie è bianco avorio e liscia mentre la pasta è bianca, liscia e non granulosa, priva di occhiatura. Il sapore è quello tipico dei formaggi di pecora freschi, un po’ aciduli ma non piccanti.
Zona di produzione
La zona di produzione della Vastedda della Valle del Belìce DOP interessa 18 comuni delle province di Agrigento, Trapani e Palermo, nella regione Sicilia.
Storia
La Valle del Belìce ha una lunghissima tradizione nella pratica dell’allevamento ovino, soprattutto finalizzato alla produzione di formaggi, fra cui si distingue la Vastedda. Questa veniva prodotta solitamente nei mesi compresi tra giugno e settembre e si ritrovava spesso nelle feste della tradizione contadina, come ad esempio la mietitura, la vendemmia, ecc. La tradizione casearia, nelle metodologie e nelle tempistiche, è rimasta pressoché invariata: le pecore sono ancora allevate al pascolo e riparate in ovili che garantiscono il totale benessere degli animali e di conseguenza la migliore qualità del latte. Allo stesso modo, la Vastedda della Valle del Belìce DOP è ancora oggi un formaggio artigianale, lavorato da maestri casari con estrema abilità e professionalità, tramite l’uso di tecniche tradizionali e di attrezzature in legno e giunco.
Gastronomia
La Vastedda della Valle del Belìce DOP si conserva in luogo fresco e asciutto, per pochi giorni. Va infatti consumata fresca e non si presta alla stagionatura. Abbinamento semplice e gustoso allo stesso tempo è quello con qualche goccia di olio di oliva e un po’ di origano. è ottima anche come ingrediente di molti timballi di pasta. La Vastedda della Valle del Belìce DOP, considerata anche come una mozzarella ovina, viene utilizzata nella preparazione di panini e pizze. Consigliabile l’abbinamento con un buon bicchiere di vino rosso siciliano.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio tutto l’anno nella tipologia Vastedda della Valle del Belìce DOP. È confezionata solo in forme intere e sottovuoto.
Nota distintiva
La Vastedda della Valle del Belìce DOP è uno dei rari formaggi ovini a pasta filata del mondo, poco diffusi in quanto la filatura del latte di pecora è particolarmente difficile e richiede manualità, delicatezza e cura meticolosa. Il nome vastedda deriva dal piatto in ceramica dove la forma viene lasciata a riposare dopo la filatura.