Zafferano dell’Aquila DOP

Zafferano dell’Aquila DOP

Lo Zafferano dell’Aquila DOP è una spezia ottenuta dalla tostatura degli stimmi del fiore di Crocus sativus L., pianta che appartiene alla famiglia delle Iridacee.
Metodo di produzione
Il Crocus è un piccolo fiore a sei petali, di colore rosaviolaceo. All’interno della sua corolla uno stilo si divide in tre fili (stimmi) di colore rosso scarlato, che vanno a costituire lo zafferano propriamente detto. I filamenti rossi contengono la crocina che tinge di giallo e dà un gusto particolare alle diverse preparazioni culinarie. Il terreno di coltura viene accuratamente lavorato, per poi essere lasciato a riposo durante il periodo che va da novembre ad agosto. La riproduzione del bulbo che ha germogliato l’anno prima avviene in primavera, generando due nuovi bulbi. Durante il mese di agosto, i bulbi migliori vengono impiantati vicinissimo tra loro, a fila unica o doppia. La raccolta viene effettuata manualmente, durante il periodo di fioritura, tutte le mattine all’alba, per evitare che il sole faccia aprire i fiori. Questo periodo va dalla seconda metà di ottobre fino alle prime due settimane di novembre. La sfioritura viene svolta la sera e consiste nel separare, a mano, gli stimmi dagli stami. Gli stimmi, dal profumo acutissimo e particolare, vengono essiccati al camino con legna di quercia o mandorlo, il giorno stesso della raccolta.
Aspetto e sapore
Lo Zafferano dell’Aquila DOP è di colore rosso porpora, un aroma molto intenso e gusto deciso.
Zona di produzione
La zona di produzione dello Zafferano dell’Aquila DOP comprende numerosi comuni della provincia dell’Aquila, in particolare nell’Altopiano di Navelli, nella regione Abruzzo.
Storia
Lo zafferano inizia ad essere coltivato in Asia. Secondo quanto riportato da fonti storiche, questa spezia viene importata in Italia da un monaco benedettino originario di Navelli, attorno al XIII-XIV secolo. Trovato nel territorio abruzzese un habitat favorevole, lo zafferano divenne fondamentale per il mercato locale, tanto da aggiudicarsi l’appellativo di “Oro vermiglio”, contribuendo in particolare allo sviluppo della città dell’Aquila, al centro di importanti scambi commerciali con le popolazioni del centro-nord Europa.
Gastronomia
Lo Zafferano dell’Aquila DOP si conserva facilmente se collocato in contenitori di vetro, avendo cura di evitare fonti di luce e di umidità. è consigliato consumare il prodotto entro un anno dalla data di confezionamento. Spezia di grande pregio e ricercatezza, nella gastronomia italiana è impiegato per valorizzare ed aromatizzare il sapore di numerose pietanze: primi piatti come il tradizionale risotto alla milanese; secondi come le costatine di agnello allo zafferano; dolci. Se si usa lo Zafferano dell’Aquila DOP in fili è necessario farlo preventivamente rinvenire mettendolo a bagno in una piccola quantità di brodo caldo o acqua di cottura per alcune ore, mentre la polvere di zafferano, che si trova macinata in bustine, si può utilizzare a cottura praticamente ultimata, poiché è più veloce da preparare. Sono sufficienti 10 centigrammi di prodotto per quattro persone.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio tutto l’anno nella tipologia Zafferano dell’Aquila DOP in stimmi o polvere. è commercializzato in bustine di carta o vasetti di vetro o altro materiale.
Nota distintiva
Lo Zafferano dell’Aquila DOP cresce in un terreno caratterizzato da una buona percentuale di calcare attivo, di sostanza organica e di potassio. Tutte queste qualità del suolo contribuiscono a conferire al prodotto le caratteristiche uniche che lo distinguono dagli altri prodotti della stessa tipologia. Per produrre un chilogrammo di Zafferano dell’Aquila DOP sono necessari circa 200.000 fiori e ben 500 ore di lavoro. Proprio il laborioso procedimento di raccolta e lavorazione giustifica il costo assai elevato di questa spezia.

Pretuziano delle Colline Teramane DOP – Olio EVO

Pretuziano delle Colline Teramane DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Pretuziano delle Colline Teramane DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà Leccino, Frantoio e Dritta, presenti congiuntamente negli oliveti fino al 75%. Possono concorrere altre varietà locali minori di olivo come Tortiglione, Carboncella e Castiglionese per il restante 25%.
Metodo di produzione
Le olive devono essere raccolte direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici. La raccolta deve avvenire tra l’inizio dell’invaiatura fino al 10 dicembre di ogni anno. Le olive devono essere conservate in recipienti rigidi, areati ed in locali freschi fino alla molitura, che deve essere effettuata entro due giorni dalla raccolta. Per le operazioni di frangitura sono fissati i limiti massimi di durata e temperatura, rispettivamente stabiliti in 30 minuti e 27°C.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Pretuziano delle Colline Teramane DOP presenta colore giallo-verdognolo, odore e sapore fruttato medio con sensazioni di amaro e piccante.
Zona di produzione
La zona di produzione e trasformazione dell’olio extravergine di oliva Pretuziano delle Colline Teramane DOP comprende il territorio, intero o in parte, di numerosi comuni della provincia di Teramo, nella regione Abruzzo.
Storia
La produzione di olio nella provincia di Teramo ha origini molto antiche risalenti al X secolo a.C. La sua diffusione è però successiva, riconducibile al III secolo a.C., ad opera dei Romani. Da allora l’attività oleicola ha conosciuto periodi di crescita e decadenza, ma ha continuato a confermare la propria importanza nella zona di produzione dell’olio extravergine di oliva Pretuziano delle Colline Teramane DOP.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanano particolari odori. è inoltre consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Pretuziano delle Colline Teramane DOP è ideale per condire piatti di una certa corposità siano essi primi o secondi di carne.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Pretuziano delle Colline Teramane DOP. è confezionato in recipienti o bottiglie di capacità non superiore a 5 l. Sulle etichette delle confezioni deve essere indicata obbligatoriamente l’annata di produzione.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Pretuziano delle Colline Teramane DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,5 g per 100 g di olio, un punteggio al panel test maggiore di 6,5 e un livello di polifenoli totali maggiore a 120 ppm.

Colline Teatine DOP – Olio EVO

Colline Teatine DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Colline Teatine DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà Gentile di Chieti, Leccino, Moraiolo e Nebbio, in percentuali differenti a seconda della menzione geografica. Possono concorrere altre varietà presenti negli oliveti fino ad un massimo del 10%. La denominazione può essere accompagnata dalle due menzioni geografiche aggiuntive Frentano o Vastese. Le menzioni si differenziano per l’area di produzione e per la diversa percentuale negli oliveti delle specifiche varietà di olivo.
Metodo di produzione
Le olive devono essere raccolte direttamente dalla pianta manualmente o con mezzi meccanici, nel periodo compreso fra il 20 ottobre ed il 20 dicembre di ogni anno. La resa massima di olive in olio non può superare il 22%.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Colline Teatine DOP presenta colore dal verde al giallo, odore fruttato da tenue ad intenso e sapore anch’esso fruttato. • Frentano: ottenuto dalle varietà Gentile di Chieti (almeno 60%) e Leccino (fino al 30%), ha colore verde con riflessi dorati, odore fruttato con sensazione erbacea e sapore fruttato con sensazione leggera di amaro e piccante. • Vastese: ottenuto dalle varietà Gentile di Chieti (fino al 40%), Leccino (almeno 30%), Moraiolo e Nebbio (almeno 10%). Ha colore dal verde al giallo, odore fruttato con leggero sentore di foglia, sapore fruttato con leggera sensazione di amaro.
Zona di produzione
La zona di produzione e trasformazione dell’olio extravergine di oliva Colline Teatine DOP interessa diversi comuni della provincia di Chieti, nella regione Abruzzo.
Storia
La coltivazione dell’olivo nella zona di produzione dell’olio extravergine di oliva Colline Teatine DOP è di antichissime origini, ascrivibili già al II secolo d.C. A testimonianza di quanto sia remota la pratica dell’olivicoltura nella provincia di Chieti contribuiscono i reperti archeologi ritrovati.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile che necessita di una corretta conservazione per mantenere intatte le sue caratteristiche organolettiche. è dunque opportuno conservarlo in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanano particolari odori. È inoltre consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Colline Teatine DOP ha un gusto profondamente aromatico che lo rende particolarmente adatto all’abbinamento con ricette di pregio a base di carne, pesce e verdure.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Colline Teatine DOP, eventualmente accompagnato da una delle menzioni geografiche Frentano o Vastese. è commercializzato confezionato in recipienti di vetro o lattina con banda stagnata di capacità non superiore a 5 l. Sulle etichette delle confezioni deve essere indicata obbligatoriamente l’annata di produzione.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Colline Teatine DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,6 g per 100 g di olio, un punteggio al panel test maggiore o uguale a 6,5 e un livello di polifenoli totali maggiore o uguale a 100 ppm.

Aprutino Pescarese DOP – Olio EVO

Aprutino Pescarese DOP – Olio EVO

L’olio extravergine di oliva Aprutino Pescarese DOP è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà Dritta, Leccino e Toccolana, che devono essere presenti negli oliveti in misura non inferiore all’80%; altre varietà possono concorrere per il restante 20%.
Metodo di produzione
La raccolta delle olive deve avvenire direttamente dalla pianta, manualmente o con mezzi meccanici, a partire dal 20 ottobre e fino al 10 dicembre di ogni anno. Prima della lavorazione le olive devono essere lavate e la temperatura della pasta e dell’acqua aggiunta durante la “gramolatura” non deve essere superiore a 30°C. Le operazioni di oleificazione devono essere effettuate entro tre giorni dalla raccolta. Tutte le operazioni di estrazione dell’olio e di confezionamento devono avvenire nell’area di produzione.
Aspetto e sapore
L’olio extravergine di oliva Aprutino Pescarese DOP presenta colore che varia dal verde al giallo; odore fruttato medio alto e sapore fruttato.
Zona di produzione
La zona di produzione, trasformazione e confezionamento dell’olio extravergine di oliva Aprutino Pescarese DOP ricade in diversi comuni della provincia di Pescara, nella regione Abruzzo.
Storia
Il nome della DOP Aprutino Pescarese deriva dall’antico nome della zona Aprutium, poi denominata Aprutina. La coltivazione dell’olivo è presente da tempi antichissimi nella provincia di Pescara, come provano le testimonianze storiche risalenti all’età romana. Agli inizi dell’Ottocento, il giovane tenente bonapartiano Rémy d’Hauteroche narrava degli ulivi abruzzesi nell’opera La mia guerra contro i briganti in Abruzzo, un libro di memorie sulla situazione del Regno di Napoli, all’interno del quale l’insorgenza abruzzese fu una delle più vivaci e determinanti. In epoca più recente è Gabriele D’Annunzio a testimoniare l’esistenza dell’olivicoltura nella provincia di Pescara, come ad esempio nelle Novelle della Pescara e nelle Laudi.
Gastronomia
L’olio extravergine di oliva è un alimento facilmente deperibile: va conservato in ambienti freschi e al riparo dalla luce, ad una temperatura compresa fra 14 e 18°C, lontano da fonti di calore e da prodotti che emanano particolari odori. È consigliabile consumarlo entro 4-6 mesi dalla spremitura, per gustarlo nel periodo di massima espressione del suo sapore. L’olio extravergine di oliva Aprutino Pescarese DOP è un prodotto molto versatile, da usare sia per il condimento a crudo che per preparare fritture, sughi o salse. è altresì particolarmente adatto come ingrediente di piatti tipici della cucina pescarese: il famoso “brodetto” è una zuppa di pesce con prezzemolo, pane fritto, vino bianco secco e pomodoro fresco. Ottimo come condimento su zuppe di legumi e piatti a base di carne.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia olio extravergine di oliva Aprutino Pescarese DOP. Deve essere confezionato in recipienti di vetro o banda stagnata di capacità massima di 5 l. L’etichetta deve recare obbligatoriamente l’anno di produzione delle olive.
Nota distintiva
L’olio extravergine di oliva Aprutino Pescarese DOP si caratterizza per un livello di acidità massima totale di 0,6 g per 100 g di olio, un punteggio al panel test maggiore o uguale a 6,5 ed un livello di polifenoli totali maggiore o uguale a 100 ppm.

Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP

Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP

Il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP è la carne fresca ottenuta da bovini, maschi e femmine, di pura razza Chianina, Marchigiana e Romagnola, definite anche “razze bianche dell’Italia Centrale”, di età compresa fra i 12 ed i 24 mesi.
Metodo di produzione
Fino al periodo di svezzamento i vitelli devono essere nutriti esclusivamente con latte materno. L’allevamento degli animali può essere al pascolo o a stabulazione fissa. Successivamente la base alimentare è costituita da foraggi freschi e/o conservati provenienti da prati naturali, artificiali e coltivazioni erbacee tipiche della zona geografica indicata; in aggiunta è permesso l’uso di mangimi concentrati semplici o composti e l’addizione con integratori minerali e vitaminici. Gli standard nutritivi devono comunque rimanere alti, con quota proteica compresa tra 13 e 18%, in funzione dello stadio di sviluppo dell’animale. Le modalità di allevamento in questa fase sono la stabulazione libera o a posta fissa. Il processo di macellazione deve avvenire all’interno della zona di produzione.
Aspetto e sapore
Le carni di Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP sono succulente e nutrienti, di grana fine, caratterizzate da un colore rosso vivo. Hanno consistenza soda ed elastica al tempo stesso, con piccole infiltrazioni di grasso bianco che solcano la massa muscolare.
Zona di produzione
La zona di produzione del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP comprende l’intero territorio delle regioni Umbria, Marche, Abruzzo e Molise e l’intero territorio delle province di Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, nella regione Emilia-Romagna; Benevento e Avellino, Caserta limitatamente ad alcuni territori, nella regione Campania; Frosinone, Rieti, Viterbo, parte delle province di Roma e Latina nella regione Lazio; Grosseto, Siena, Arezzo, Firenze, Pistoia, Prato, Livorno e Pisa, nella regione Toscana.
Storia
Le origini del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP risalgono all’epoca preromana. Già gli Etruschi infatti erano dediti all’allevamento di razze bovine con caratteristiche comuni a quelle attuali nelle aree dell’Appennino. Le razze odierne sono frutto di incroci e selezioni che hanno trasformato e migliorato nel tempo il Bos taurus primigenius. In particolare, la Romagnola, diffusa soprattutto in Romagna, è stata selezionata da antichi animali allevati dalle popolazioni barbare nel VI-VII secolo d.C. La Marchigiana è invece il risultato dell’incrocio tra la Romagnola e la Chianina, realizzato nel XIX secolo ad opera degli allevatori marchigiani e diffusa specialmente nelle regioni centromeridionali e in Campania.
Gastronomia
La carne del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP va conservata in frigorifero per non più di due giorni, avendo cura di avvolgerla con la pellicola. è ottima cucinata alla griglia o in padella, allo spiedo o al forno, ma anche come spezzatino o bollita. Questa carne è solitamente abbinata a vini rossi corposi. Il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP è conosciuta soprattutto nel taglio “bistecca alla fiorentina”. È inoltre possibile surgelare o congelare il prodotto, che, per conservare le sue caratteristiche distintive, deve essere scongelato lentamente in frigorifero.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio tutto l’anno come Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP nelle tipologie: Marchigiana, Chianina, Romagnola. Può essere venduto al taglio o confezionato in idonei contenitori sigillati. è commercializzato in 18 differenti tagli: muscolo posteriore, campanello, girello, sottofesa, noce, fesa, scamone, lombata, costata, pancia, petto, sottospalla, reale, collo, muscolo anteriore, girello di spalla, polpa di spalla, copertina.
Nota distintiva
La combinazione di patrimonio genetico, tipo di allevamento e ambiente climatico fa sì che la carne del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP non presenti fenomeni di rapido scurimento all’esposizione all’aria e che abbia un’alto contenuto di ferro.

Carota dell’Altopiano del Fucino IGP

Carota dell’Altopiano del Fucino IGP

La Carota dell’Altopiano del Fucino IGP è l’ortaggio da radice fresco appartenente alla specie Daucus carota L. e derivante dalle varietà Maestro (Vilmorin), Presto (Vilmorin), Concerto (Vilmorin), Napoli (Bejo), Nandor (Clause) e Dordogne (SG).
Metodo di produzione
Una volta preparato il terreno attraverso operazioni di aratura, fresatura e rullatura, si procede alla semina, che viene effettuata, nel periodo compreso tra febbraio e aprile, esclusivamente a macchina, per favorire l’ottimale uniformità di distribuzione e densità dei semi. Le operazioni colturali eseguite sono la “sarchiatura” e la “rincalzatura”. L’irrigazione deve essere frequente, ma non troppo abbondante e in estate deve essere effettuata solo durante la notte per non rovinare le piantine. La raccolta avviene nelle prime ore di sole e può essere praticata tutto l’anno, ma la migliore produzione si ottiene da giugno a ottobre, in base agli stadi di maturazione più idonei, in funzione della destinazione del prodotto e della tipologia di confezionamento. Il prodotto da destinare alla conservazione viene raccolto a sviluppo ultimato e non prima del termine previsto per la cultivar, considerando anche l’andamento climatico della stagione, per garantire una maggiore conservabilità delle caratteristiche qualitative ed organolettiche. Entro quattro ore dalla raccolta, il prodotto viene trasferito al centro di lavaggio e confezionamento, dove viene immediatamente raffreddato, lavorato e confezionato.
Aspetto e sapore
La Carota dell’Altopiano del Fucino IGP ha forma cilindrica con punta arrotondata, è priva di peli radicali e caratterizzata da un uniforme colore arancio intenso, compreso il colletto. La polpa è croccante e vitrea alla rottura. Il sapore è dolce.
Zona di produzione
La zona di produzione della carota dell’Altopiano del Fucino IGP è l’Altopiano del Fucino, un bacino di 14.000 ettari fiancheggiato da alte cime appenniniche, in provincia de L’Aquila, nella regione Abruzzo.
Storia
Proveniente dalle aree temperate europee, la pianta della carota sembra trovi le sue origini in Afghanistan. Ad iniziarne per primi la coltivazione furono i Greci ed i Romani. La diffusione nell’Altopiano del Fucino risale invece a un’epoca più recente, successiva al prosciugamento del lago Fucino che ricopriva l’ampia conca fino al 1870. La coltivazione delle carote a pieno campo, nell’area ormai bonificata, è iniziata invece nel 1950.
Gastronomia
La Carota dell’Altopiano del Fucino IGP si conserva abbastanza a lungo in luogo fresco. è un ortaggio molto ricco di caroteni, sostanze che l’organismo utilizza per la produzione di vitamina A, che è importante per diverse funzioni dell’organismo e in particolare per la vista. In tal senso la carota entra nella produzione di succhi di frutta. Si può consumare cruda dopo aver leggermente grattato la parte esterna. La Carota dell’Altopiano del Fucino IGP è protagonista di svariate ricette. In insalata, tagliata a striscine, a rondelle, a julienne; si accompagna magnificamente ad erbe verdi, pomodori, radicchi, mele e arance. è ottima anche per passati e minestroni, come contorno di arrosti e negli sformati. Può essere cotta al burro, all’olio o in padella con i broccoli.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nella tipologia Carota dell’Altopiano del Fucino IGP. È commercializzato fresco in appositi imballaggi realizzati in legno, cartone o plastica con la necessaria etichettatura. Sono disponibili anche prodotti trasformati a base di Carota dell’Altopiano del Fucino IGP.
Nota distintiva
La Carota dell’Altopiano del Fucino IGP cresce in una terra “giovane”, resa fertile dalla grande quantità di humus creata nel corso dei millenni dalle sostanze organiche depositatesi sul fondo del lago, ad un’altitudine di 700 metri s.l.m. La notevole fertilità del terreno arricchisce l’ortaggio di un elevato contenuto vitaminico e proteico.

Patata del Fucino IGP

Patata del Fucino IGP

La Patata del Fucino IGP si riferisce al tubero della specie Solanum tuberosum, ottenuti con tuberi semi di varietà di patate iscritte nel catalogo comune delle varietà di piante agricole.
Metodo di produzione
I terreni destinati alla coltivazione della patata devono essere preparati allo scopo di creare un “buon letto di semina” che faciliterà lo sviluppo dell’apparato radicale, degli stoloni e dei tuberi. Per la preparazione del letto di semina in primavera va eseguita un’aratura a profondità non inferiore ai 30 – 40 cm a cui devono seguire operazioni di affinamento del terreno. La semina va effettuata da metà Marzo a fine Maggio in relazione alle varie tipologie di terreno e dell’andamento climatico. La raccolta avrà inizio dal 20 luglio (con le varietà precoci) e si protrarrà fino al 15 novembre, per le varietà a ciclo medio e tardivo. Dopo la raccolta ed una prima cernita in campo, le patate devono essere trasportate nei centri di condizionamento, per essere immagazzinate in ambienti idonei. La conservazione delle patate dovrà avvenire in contenitori (bins), alla temperatura di 4 – 10 °C ed umidità relativa compresa tra 88 e 95%.I tuberi possono sostare in frigo anche per lunghi periodi e comunque non oltre i 9 mesi.
Aspetto e sapore
La Patata del Fucino IGP presenta forme variabili che vanno dal tondo al tondo-ovale. Il calibro parte dai 35 mm per arrivare agli 80 mm. La buccia non si distacca dalla polpa mentre la pasta è soda e non presenta cedimenti alla pressione. Il colore varia dal bianco a diverse tonalità di giallo. La parte edibile non è inferiore al 95%. Per il prodotto destinato all’industria di trasformazione non sono previsti limiti di forma e di calibratura.
Zona di produzione
La zona di produzione della Patata del Fucino IGP comprende 9 comuni della provincia de L’Aquila, nella regione Abruzzo.
Storia
La coltivazione ha luogo su fondo dell’omonimo lago “Fucino” prosciugato e bonificato nel 1875 e posto a 700 m s.l.m. Nel corso degli anni, molte attività sono state svolte dagli operatori locali nella promozione e valorizzazione della «Patata del Fucino». Ad esempio a partire dal 1971 nel comune di Avezzano viene organizzata la “Sagra della Patata”; nel 2008, anno internazionale della patata promosso dalla FAO, i coltivatori di Patate del Fucino nell’ambito del progetto di cooperazione «Progetto Albania», hanno fornito supporto tecnico e attrezzi agricoli alla Zadrima albanese; nel 2001 una puntata della trasmissione televisiva «Il Gusto» viene dedicata alla Patata del Fucino IGP; nel 1993, attraverso una puntata della trasmissione RAI Linea Verde, la reputazione del prodotto viene divulgata a livello nazionale.
Gastronomia
Grazie alle sue caratteristiche e composizione, la Patata del Fucino IGP si presta alla preparazione di impasti vari, ad esempio per gli gnocchi, ma anche di cotture al forno e fritture, preparazioni di tortini, gateaux e umidi, zuppe e insalate. È ingrediente base per per preparare la storica zuppa di patate e zucca, tipica del territorio del Fucino.
Commercializzazione
Il prodotto viene immesso in commercio nella tipologia Patata del Fucino IGP. È confezionato in sacchi dai 5 al 20 kg; in retine da 1,5-2-2,5 kg; in confezioni quali vertbag, quickbag, girsag; busta da 1,5-2-2,5-5 kg; cartone o cassa dai 3 ad un massimo di 20 kg. Tutte le tipologie di confezioni devono contenere prodotto pulito (spazzolato e/o lavato) ed essere sigillate. All’atto della commercializzazione nelle confezioni scelte, i tuberi devono essere interi, sodi, puliti, non germogliati, privi di danneggiamenti di natura biotica o abiotica ed essere omogenei.
Nota distintiva
Le condizioni climatiche influenzano le caratteristiche qualitative della Patata del Fucino IGP tanto che, in valutazioni sensoriali eseguite con il metodo del flavour profile su tuberi cotti a vapore o su tuberi fritti, le patate del Fucino si sono diversificate per l’indice “gusto tipico o bontà del sapore”.

Oliva Ascolana del Piceno DOP

Oliva Ascolana del Piceno DOP

L’Oliva Ascolana del Piceno DOP si riferisce all’oliva verde da tavola, in salamoia o panata e ripiena, frutto della varietà d’olivo Ascolana Tenera.
Metodo di produzione
L’Oliva Ascolana del Piceno DOP viene prodotta nelle tre tipologie in Salamoia, in Salamoia “al naturale” e Ripiena. Le olive utilizzate per la produzione sono raccolte generalmente a mano, tramite “brucatura”, nel periodo compreso tra il 10 settembre e il 20 ottobre. Dopo la raccolta e la cernita, le olive subiscono un trattamento di deamarizzazione, necessario per attenuare il loro naturale sapore amaro. Si effettua, sia per la tipologia in Salamoia che per quella Ripiena, con metodo Sivigliano, vale a dire tramite l’immersione delle olive in una soluzione di idrato sodico all’1,5-3% per 8-12 ore, a cui seguono dei lavaggi per ridurre l’alente residuo. Per la tipologia in Salamoia “al naturale” la deamarizzazione si realizza invece con un metodo che prevede subito l’immersione delle olive in una salamoia di sale marino (NaCl) concentrato all’8% (si esclude quindi il passaggio in soda). In questo caso il processo richiede tempi di fermentazione e stoccaggio non inferiori a 10 mesi. Le olive destinate a diventare Ripiene verranno denocciolate e riempite con un impasto, preventivamente cotto, di carne di suino e bovino (provenienti dalla zona della DOP, a cui si può aggiungere in misura massima del 10% quella di pollo e/o tacchino), formaggio, uova, vino bianco, cipolla, carota, costa di sedano, noce moscata e altri aromi minori. Le olive farcite vengono poi passate nella farina, nell’uovo battuto ed infine nel pangrattato. Il prodotto finale è destinato alla frittura.
Aspetto e sapore
L’Oliva Ascolana del Piceno DOP in Salamoia si presenta di colore uniforme dal verde al giallo paglierino; la polpa è piena, compatta, non raggrinzita, non granulosa, ha odore caratteristico di fermentato e sapore lievemente acido con un leggero retrogusto amarognolo (più evidente nella tipologia “al Naturale”). è fragrante e croccante in bocca. L’Oliva Ascolana del Piceno DOP Ripiena ha forma leggermente allungata irregolare, presenta aree verdi percettibili e, alla rottura, la panatura rimane aderente all’oliva, con impasto che si presenta compatto. La percezione olfattiva è di media intensità con note fruttate di oliva verde e spezie.
Zona di produzione
La zona di produzione dell’Oliva Ascolana del Piceno DOP comprende 89 comuni divisi tra le province di Ascoli Piceno e Fermo, nella regione Marche, e la provincia di Teramo, nella regione Abruzzo.
Storia
La presenza dell’olivo nel territorio Piceno ha origini che coincidono con la sua introduzione nella penisola italica da parte dei Fenici e dei Greci. In epoca Romana erano conosciute come ulivae picenae e arricchivano le tavole dei banchetti. Ai Monica Benedettini Olivetani si deve la razionalizzazione delle pratiche agronomiche, oltre le numerose testimonianze scritte sulla centralità delle olive da tavola nell’economia locale del 1500. Notizie precise circa la farcitura dell’oliva ascolana risalgono al 1600. Il ripieno a base di carne ha invece origini più recenti e risale al XIX secolo.
Gastronomia
L’Oliva Ascolana del Piceno DOP in Salamoia si conserva in luoghi freschi e asciutti, mentre quella Ripiena è da conservare in frigorifero. Viene generalmente usata come contorno, o come ingrediente di tipici piatti locali. La tipologia Ripiena esprime al meglio le sue qualità una volta fritta. Inoltre per la sua ricca consistenza, può anche sostituire una pietanza.
Commercializzazione
Il prodotto è immesso in commercio nelle tipologie Oliva Ascolana del Piceno DOP in Salamoia, in Salamoia “al naturale” e Ripiena. è commercializzato in recipienti o involucri idonei.
Nota distintiva
Nella Oliva Ascolana del Piceno DOP Ripiena la farcitura è elemento caratterizzante ma non deve comunque prevalere sul frutto: il prodotto finito deve infatti contenere almeno il 40% in peso di oliva denocciolata.